Musica anni ottanta e synth

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      Lattugo ha scritto:

      Il sequencer interno può senz'altro essere usato come un arpeggiatore.

      Nota che c'è una differenza tra i due, che riporto a grandi linee (puristi, vi prego di non sottilizzare su CV, patching e compagnia, qui siamo alla descrizione base :) ) :

      l'arpeggiatore (che ha origine nella tecnologia analogica) è un attrezzo che ti permette di memorizzare una sequenza di note, di norma in numero limitato, raramente superiore a 16, e di eseguire quella sequenza richiamandola con il tocco di un tasto (o con un altro evento di start). Di norma, la sequenza viene eseguita nella tonalità corrispondente al tasto premuto. Cambiando tasto, cambia la tonalità di esecuzione, ma gli intervalli rimangono invariati.

      Il sequencer è un dispositivo che ti permette di mettere in sequenza un numero molto più elevato di eventi (note), perciò disponendo di un sequencer sulla tua tastiera potresti programmare tutta l'esecuzione dell'arpeggio di Save a Prayer e mandarla in play dall'inizio alla fine.

      Nick Rhodes non è certo un tecnico, ma avercene di gente con quel tipo di genio e musicalità...

      Lat.


      Grazie mille per la risposta.... Mi rendo conto di aver fatto la figura della stupida... ma non essendo ancora andata a lezione da nessuno e avendo una gran curiosità... Magari ho fatto richieste che possono esservi sembrate sciocche.
      Sto provando a studiare il manuale del mio synth (yamaha sy85)... ho visto che il sequencer si può programmare in diversi modi.. ma non riesco a capire se dopo aver programmato una sequenza posso mandarla in play e nel frattempo suonare altro. Se si, a me non riesce di trovare il modo di farlo! inoltre, ho capito come sovrapporre altre note su una registrazione, ma se provo a cambiare strumento rispetto alla registrazione fatta in precedenza.. mi fa partire tutto con lo strumento selezionato in quel momento.. e anche qui, non capisco se non si possa fare o se sono io a non aver ancora capito come fare.
      Ultimo, ma non meno importante, il sequencer non manda in loop, giusto? può solo riprodurre quello che io ho registrato...
      Spero di non essere stata tediosa.... spero di diventare presto un po' meno incompetente...

      Mia ha scritto:



      Grazie mille per la risposta.... Mi rendo conto di aver fatto la figura della stupida.


      Ci mancherebbe.


      Sto provando a studiare il manuale del mio synth (yamaha sy85)... ho visto che il sequencer si può programmare in diversi modi.. ma non riesco a capire se dopo aver programmato una sequenza posso mandarla in play e nel frattempo suonare altro. Se si, a me non riesce di trovare il modo di farlo!


      Certo, dovrebbe essere possibile. E' proprio per quello che si usano i sequencer nelle workstation.



      inoltre, ho capito come sovrapporre altre note su una registrazione, ma se provo a cambiare strumento rispetto alla registrazione fatta in precedenza.. mi fa partire tutto con lo strumento selezionato in quel momento.. e anche qui, non capisco se non si possa fare o se sono io a non aver ancora capito come fare.



      La SY85 è una workstation multitimbrica a 16 parti. Questo vuol dire che può eseguire più timbri contemporaneamente, appunto fino a 16. Il sequencer interno è ad otto parti che puoi programmare ad una ad una, e poi mandare in play tutte insieme. Ad ognuna è possibile assegnare un suono diverso, come a simulare una band completa. Anche l'assegnazione del canale midi influisce. Ad esempio, se programmi la sequenza del piano sul canale 1, assegnato al canale midi1 poi la mandi in play e cambi il suono, è probabile che, siccome anche il canale/traccia su cui suoni "normalmente" la tastiera ha la stessa impostazione, la tua sequenza cambi suono anch'essa. Se invece programmi la tromba sul canale 2, gli assegni il suo strumento e il canale midi2, e cambi il suono sul canale midi1, la traccia 2 del sequencer continuerà a suonar la tromba.
      Guarda il manuale. Dovrebbe esserci anche la possibilità di cambiare suoni alle singole tracce all'interno della sequenza, tramite un messaggio di program change.




      Ultimo, ma non meno importante, il sequencer non manda in loop, giusto? può solo riprodurre quello che io ho registrato...


      Di norma un sequencer non manda una sequenza in loop, come negli arpeggi... però alcuni potrebbero avere questa funzionalità. Non credo la SY85, che è pensata per mandare "songs". Premo play, e il sequencer esegue il brano dall'inizio alla fine.
      Anche qui, prendi quello che ti dico con beneficio d'inventario, perché non conosco lo strumento. Ho dato solo un occhio veloce al manuale (sez. 5) ma senza entrare nei dettagli.


      Lat.

      Musica anni ottanta e synth

      Per la cronaca...amo il lavoro fatto da Nick Rhodes nei Duran, e non sono un tastierista ma mi interessano i synth per le timbriche piu che per le performance, ma il mio commento era relativo a quanto si diceva di lui agli esordi, in contesti ovviamente dove (inizio anni '80) tutti quelli che suonavo il synth (anzi la pianola!) "dovevano" essere parenti di Keith Emerson o Jean Miche Jarre o Flavio Premoli per restare in italia.
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      soundcloud.com/carlogosamo
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      Apro giusto una parentesi: siamo anche in un'epoca in cui gli album in studio erano fintissimi e magari le parti di tastiera erano effettuate con 4 tastiere diverse attaccate ad un sequencer midi, mentre dal vivo si semplificava parecchio quando non era possibile replicare il tutto, e spesso con 2 tastieristi di cui uno magari nascosto.
      Quando la DX7 prese piede ci furono gruppi che ne comprarono più di una, ma non solo, proprio per fare lavorare più suoni in simultanea nacquero mostri come questo che concentravano più tastiere in un modulo, il motivo poteva essere solo uno.
      Giusto per dire che è normale se ascoltando certi brani ci sembrano parti impossibili da eseguire con 2 sole mani: è effettivamente impossibile.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Beh, certo! Diciamo che, quello che mi piacerebbe quantomeno riuscire a fare, direttamente con il sequencer interno al mio synth, è registrare prima una traccia e mentre la mando in play , suonare altro! Già così sarei gasatissima :love:
      Di bello c'è che la tua SY dovrebbe essere abbastanza diffusa e troverai facilmente il manuale online ma anche qualche tutorial su Youtube magari proprio per fare quello che ti serve.
      Poi se lo fai con un pc, sequencer e banalissima scheda midi per collegare la tastiera, diventa tutto molto più pratico.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      Musica anni ottanta e synth

      Pilloso ha scritto:

      Apro giusto una parentesi: siamo anche in un'epoca in cui gli album in studio erano fintissimi e magari le parti di tastiera erano effettuate con 4 tastiere diverse attaccate ad un sequencer midi, mentre dal vivo si semplificava parecchio quando non era possibile replicare il tutto, e spesso con 2 tastieristi di cui uno magari nascosto.
      Quando la DX7 prese piede ci furono gruppi che ne comprarono più di una, ma non solo, proprio per fare lavorare più suoni in simultanea nacquero mostri come questo che concentravano più tastiere in un modulo, il motivo poteva essere solo uno.
      Giusto per dire che è normale se ascoltando certi brani ci sembrano parti impossibili da eseguire con 2 sole mani: è effettivamente impossibile.


      C'era anche questo mostro per chi voleva un DX7 on steroids, se non sbaglio in forza all'orchestra RAI negli anni'80.

      vintagesynth.com/yamaha/dx1.php
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      soundcloud.com/carlogosamo
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      Ne hanno fatte tante declinazioni, e già la DX7 normale prima serie aveva costi notevoli, pari a 3 stipendi, come oggi le tastiere da oltre 3000 euro.
      Eppure ne hanno vendute una caterva, ma ancora oggi ce ne sono tante perchè avevano una tale qualità che hanno resistito trent'anni senza fare una piega.
      la DX7 ha una scocca per buona parte in metallo, ha una cerniera sul retro e si apre a libro per la manutenzione semplicemente svitando 2 viti.
      Ha l'aftertouch e una tastiera con peso, riposta e tocco che danno 2 giri di pista al 70% delle tastiere odierne.
      I pulsanti a sfioro che già erano un'altra caratteristica accattivante, si accompagnavano a colori organizzati in blocchi a dimostrare quanto erano avanti allora i giapponesi anche in termini di design. E sul retro diversi ingressi per i pedali di espressione, con la stessa simbologia che ancora oggi troviamo sui Yamaha Motif. Ricorda molto la filosofia Nintendo.
      Uscita jack mono come una chitarra, niente effetti, suono asciutto e anche un lieve soffio di fondo, ma una pasta che poco ha a che vedere con i suoi emulatori software come il FM8 della Native.
      Forte nei suoni metallici (non a caso imita bene piani digitali e rhodes) ed ovviamente fredda se paragonata ai suoni grassi del Moog e altri analogici da cui si proveniva, ma anche il sound digitale è capace di certe basse corpose, diverse da quelle analogiche.

      Quando colleghi la DX7 e cominci a muoverti in certi suoni storici capisci il suo perchè, lo senti che non è un campione ma che il suono si genera proprio lì dentro, ostico da programmare (facevano dei corsi) ma capace di cose notevoli grazie a quei 6 operatori che lavoravano in simultanea ma disgiungendosi potevano anche concatenarsi in una sequenza di istruzioni complesse.
      Ad esempio mi raccontavano che ad uno di questi corsi l'istruttore illustrò come programmare l'effetto di un pianoforte che sfonda la finestra, cade da un grattacielo e si schianta a terra, tutto su un solo tasto :)
      Siamo tutti sulla stessa Bark.