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      ci sono sempre due lati della medaglia. altro esempio: io faccio parte di un coro che è un'associazione senza fini di lucro. abbiamo firmato l'adesione, paghiamo pure la quota associativa (esattamente lo stesso che ti fanno fare in qualsiasi sala prove), ma ogni tanto, troppo raramente, ci esibiamo dietro compenso (rilasciando fattura). i pochi soldi che racimoliamo ci servono per pagare le trasferte, la siae delle nostre rassegne ed una serie di altre spese (anche il commercialista). non credo che rubiamo il mestiere alle orchestre, ma, anche se lo facessimo, ci chiamerebbero perché siamo bravi/godibili altrimenti staremmo a casa. nel caso poi che la cosa diventasse stabile, si dovrebbe rivedere tutto in quanto dovremmo ognuno abbandonare la propria attività per seguire il coro in esclusiva. a questo punto, l'associazione senza fine di lucro dovrebbe di necessità diventare una cooperativa o comunque una forma riconosciuta, dato il flusso di denaro, sia in entrata che in uscita. nessuno di noi è professionista, e nessuno di noi ci lavora, ma mettiamo il caso che al presidente venga chiesto di occuparsi a tempo pieno del coro: dovremmo retribuirlo in quanto questa persona deve pur vivere.
      se rovesciamo la frittata, il caso limite, che poi è il nostro, è la persona che crea l'associazione per avere uno stipendio, e quindi si inventa un lavoro. è piuttosto arzigogolato, ma più che realistico, e, se non regolamentato, al momento perfettamente legale. apro lo studio come associazione: intanto, se non sono capace, posso essere associazione finché vuoi ma non batterò un chiodo, poi, arrivato ad un certo livello, dovrò per forza adeguarmi all'apertura di una struttura in regola, perché le spese supereranno i guadagni, a meno di non cominciare falsificare i bilanci.
      (sempre ammettendo che non si parli di filibustieri che fanno incetta di soldi con il minimo possibile di spese).
      se le normative sono le stesse per la partita iva e per l'associazione (parlo di sicurezza, locali, impiantistica ecc.) non vedo dove possa essere il problema.
      sta alla politica regolamentare la cosa in modo che ciò sia possibile.
      ci sono dei casi dove invece l'associazionismo è uno scandalo, e sto parlando di tutta la miriade di locali, birrerie e paninoteche che, in realtà sono degli esercizi truccati da circoli dove il gruppetto che suona è il pretesto per vendere i drink. basterebbe fare i controlli, sono tutti fuori regola.
      non li fanno perché sono tutti circoli ARCI o ACLI
      Ma è proprio questa la stortura. Non c'è un limite dimensionale, la discriminante (per essere in regola) deve essere un'altra, ed è relativa alle finalità dell'organizzazione.

      Noi vorremmo avviare un'impresa, ma non lo facciamo perché sotto una certa dimensione non conviene, o le incertezze dell'avviamento ci frenano, perciò usiamo la forma associativa impropriamente come "soluzione alternativa o provvisoria", ma nel momento in cui lo facciamo ne neghiamo le premesse.

      In altri paesi puoi iniziare un'attività con riserva (hai un tot di tempo per capire se funziona o no prima di sostenere qualsivoglia costo) e ti tassano sui tuoi conti effettivi.
      Basterebbe che fosse così anche qui.

      Lat.

      Lattugo ha scritto:





      In altri paesi puoi iniziare un'attività con riserva (hai un tot di tempo per capire se funziona o no prima di sostenere qualsivoglia costo) e ti tassano sui tuoi conti effettivi.
      Basterebbe che fosse così anche qui.

      Lat.


      sarò anche tacciabile di disfattismo ma se si cambiassero le cose ora come ora equivarrebbe a togliere l'impiego a migliaia di doppioni... è un po' come prendere la pillola del giorno dopo quando il figlio compie 40 anni...

      ergo o trovi il modo di svicolare stando nelle norme o paghi tutti i permessi e gabole varie e buonanotte