L'importanza della cassa e del basso in mix

      L'importanza della cassa e del basso in mix

      Ciao a tutti,
      scrivo poco ma vi leggo molto ...è da tempo che cerco di capire questo argomento, ovvero come ottenere un risultato di cassa e basso spessi e profondi (in mix) ma senza confusione e sensazione di separazione forzata ... che per il mio genere (hard rock, blues) è di vitale importanza.
      Non sono mai soddisfatto dei miei risultati, ne quando cerco di boostare, ne quando taglio, anche se lavoro sui livelli e sull'eq come leggo spesso qui dentro sento che manca coesione e dialogo tra i due.
      O risultano scollati o pompati di medio basse, in un primo momento mi piacciono ma quando ascolto i riferimenti capisco subito che sono fuori strada...so che mi manca tanta esperienza e probabilmente anche tecnica, proprio per questo chiedo aiuto ai più esperti.
      I miei riferiment sono quasi tutti americani, sento sempre la zona bassa grossissima, rotonda e mai scollata, non pretendo di raggiungere questi risultati (anche perchè le tracce di partenza non sono le stesse aimeh) ma almeno capire come avvicinarsi.

      Chiedo in particolare a dancok se può spendere due parole, sempre che mi sopporti visto che l'ho tartassato di domande in privato (lo sai che tra i miei riferimenti ci sono anche i tuoi lavori).
      Ma anche a tutti gli altri, chiunque voglia dire la sua...
      Mi piacerebbe capire almeno come partire in mix, ammesso di avere tracce buone senza grossi problemi.

      grazie ...Un saluto!

      Paul76 ha scritto:

      Mi piacerebbe capire almeno come partire in mix, ammesso di avere tracce buone senza grossi problemi.


      Personalmente sempre più penso che il problema di fondo che molti (tutti) hanno nel mixing "home oriented", quando parliamo di generi suonati, e in particolare nei generi che citi (hard rock, blues) sia anzitutto nel tracking.

      Spesso cerchiamo di avvicinarci a risultati che ascoltiamo in dischi che hanno magari dietro grandi produzioni, o comunque grandi musicisti, lavorando con gruppi locali, registrati in condizioni quantomeno discutibili.

      Non dico che sia sempre così, però è indubbio che "il digitale moderno" (cioè dalle prime DAW consumer in poi) abbia aperto possibilità enormi nella fase di mix (o in generale di postproduzione), lasciando però sostanzialmente inalterata la fase di tracking.

      Quindi da un lato è giusto concentrarsi sul e studiare il missaggio, ma da un altro punto di vista il rischio è di "dimenticare" che alla base di una bella/ottima/grandiosa registrazione c'è anzitutto il tracking e, ancora prima, la preproduzione, l'arrangiamento e, sopra a tutto, le capacità dei musicisti.

      In particolare quando parliamo di basso e batteria c'è poco da fare... in Italia ci possono essere ottimi esecutori live, ma non sono molti i musicisti che abbiano veramente maturato esperienza ad alto livello in studio .
      Nei generi anglosassoni/americani per eccellenza (come hard rock e blues), poi, non ne parliamo.

      Non basta avere le idee e "sapere suonare"... alla base di una grande registrazione c'è anzitutto una grande esecuzione, e questa è influenzata da moltissimi fattori... solo alcuni dei quali (acustica, microfoni, tecniche di ripresa, etc.) sono sotto controllo (o per lo meno possono esserlo) del fonico/producer.

      Ad esempio parlando di batteria il tocco del musicista è essenziale... non basta essere bravi, ci vuole proprio l'attitudine alla registrazione in studio, ci vogliono conoscenze specifiche riguardo a fusti, pelli, battenti, piatti, etc. da utilizzare in quel determinato brano.
      Per non parlare dell'accordatura.
      Per non parlare della strumentazione.
      Tutti fattori che in una produzione seria vengono presi in grande considerazione, e vanno a concorrere al risultato finale al pari del missaggio.

      In particolare tanti dischi di hard rock e di blues hanno un mix piuttosto spartano... non sono i generi in cui senti di più la mano del mix engineer, quanto piuttosto l'energia della band e il tocco dei musicisti.

      Non so se ti ho dato la risposta che cercavi ma - a mio modestissimo avviso ovviamente - prima di parlare di mix dobbiamo esser veramente certi di trovarci di fronte a tracce ineccepibili, suonate con la strumentazione giusta (detto da bassista... se utilizzo il Rickenbacker 4001 non è come col Jazz Bass e non è come uno Sting ray 5 corde... o il plettro, o le dita... il mio suono si fonderà in maniera completamente differente con quello della cassa, e non c'è mix che tenga), e possibilmente nell'ambiente giusto (la batteria poi!) e con i gear giusti.

      Nei generi di cui parli quando hai un tracking all'altezza hai già fatto gran parte del mix, solo a quel punto ci si pone il problema dell'amalgama, della "botta " sotto, etc. etc.

      (come si suol dire: IMHO) :)

      Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “grungelizer” ().

      Grazie mille per la risposta grungelizer, si ... e concordo a pieno su tutto, in realtà sono cose di cui sono ben conscio (qualità della registrazione, dei musicisti e degli strumenti), infatti nel mio piccolo cerco di lavorare per ottenere delle buone tracce di partenza, perchè so che tutto parte da qui...

      Suono da parecchi anni e so che raggiungere un ottimo livello del suonato non è facile .... in studio in particolare dove cambiano un pò i criteri rispetto al live.
      Premesso che tutto parte da qui, le mie perplessità riguardano più la fase di mix... come approciarsi per ottenere un certo livello di resa del mix in generale ma soprattutto della parte bassa dove c'è la cassa e il basso.

      Per rispondere a Mr. Red, penso di avere una buon ascolto in un ambiente decentemente controllato, nulla di incredibile ma che non mi da grossi problemi ... quando ascolto i riferimenti non suonano distanti da quando li ascolto altrove.
      Sono i miei mix che non mi soddisfano e credo che mi manchi la consapevolezza su come procedere, sulle tecniche giuste, cosa ascoltare ...
      Mi sembra che non basti arrivare ad ottenere un bel suonato e delle buone registrazioni...forse mi sbaglio ... ascoltando i grandi mix sento che è stato fatto del lavoro di incastro che io non riesco ad ottenere ...
      So che si tratta di imparare a mixare ma forse qualche spunto per partire ...forse c'è ...
      Probabilmente se senti il basso carico di mediobasse, vuol dire che stai boostando in quel range, il che non fa che creare un basso gonfio.
      Io personalmente taglio piuttosto.
      Studio One Pro, Prism Orpheus, Urei LA4, Focusrite ISA430 MK2, Tascam MX2424, Tascam da78-hr, Drawmer 1968 Mercenary Edition, Drawmer 441, Sommatore MCI R500, TC Electronics Finalizer Plus, Yamaha NS10, Focal CMS 65, Aural Exciter, Schoeps CMC6MK2-MK4, Neumann Km184, Aphex 460, Oktava Mk012, Akg 414Tl2, Audix Drum set.
      Grazie Paul per la segnalazione, ma leggo soltanto ora.

      L'argomento in essere è a mio avviso troppo ampio per essere "risolto" in un forum.
      Non posso che essere d'accordo con quanto scritto da Grungelizer sull'importanza dell'acquisizione.
      In essa è compresa una moltitudine di variabili determinanti il risultato finale.
      Arrangiamento, capacità di chi suona, strumentazione, fonia.

      Si tende a traghettare la questione parlando sempre e solo di mix, ma quanto quest'ultimo sia estremamente influenzato dalla ripresa del materiale lo si dimentica facilmente.
      Il mix migliore è quello che con i fader a unity suona già da solo.

      Qualsiasi situazione distante da questo status impedisce il raggiungimento di un determinato livello di risultati. Anche con il peschereccio di Brauer e il museo dietro. Non serve a niente.
      E' il motivo per cui spesso si sentono dischi indecorosi uscire da studi con un equipment list da sogno.

      Il mix non deve essere un processo risolutorio ma migliorativo. Ogni qual volta ti ritrovi ad inanellare un trenino di plug in su ogni traccia per incastrare materiale che dovrebbe già essere incastrato, stai giocando a mixare. E' la guerra dei poveri. Non è tecnica di mix.
      Non crescerai mai, peggio, ti convincerai che debba essere necessario muoverti così per far suonare le cose.
      Come avrai constatato sulla tua pelle, i risultati sono la vera cartina tornasole.

      I generi che hai espresso, blues/hard rock, richiedono una mole importante di materiale sotto i 600hz.
      Un buon 70% dell'energia del mix proviene da questo range.
      Gli standard odierni corrispondono all'ingombro sonico dei migliori dischi anni 70 ma con pompaggio di sub.
      Dimentica gli anni 80 e 90 se parliamo di questi due generi con riferimento agli standard sonici attuali.

      Ascolta "461 Ocean Boulevard" di Clapton del 74' e poi "From the Cradle" del 94', 20 anni di differenza.
      Nel secondo noterai una mancanza importante di low end, con basso e cassa molto magri, tantissima ambienza e high end pronunciato. Era la moda.
      Gli standard odierni, cioè Los Angeles/Nashville, suonano come il primo.

      E non è questione di attrezzatura (Ocean Boulevard è stato realizzato su un MCI400, From the Cradle è stato prodotto ai Village studios su Neve serie 80, non su un behringer), quanto di mentalità e concezione di tracking/mix.
      Oggi i dischi suonano anni 70 più che mai. Ma con loudness, precisione e pulizia.
      Nei 70 avevano dinamica reale, fisica, oggi deve essere psicoacustica, perchè il livello di loudness è troppo alto per essere reale. Ergo, la sfida è più complicata.

      Spiegare come si può raggiungere un risultato notevole in basso comporta che tu abbia orecchie allenate all'ascolto del suono nelle sue più variegate forme e conoscere il comportamento dello stesso sotto il regime di uno stage di compressione e limiting.

      Devi imparare a distinguere tra spessore (in questo caso di cassa e basso) e gonfiore.
      Devi capire che ogni singolo suono andrebbe contestualizzato in ripresa, tradotto, deve incastrarsi da solo in mix.
      Le ossa e la struttura del suono la crei in tracking, non in mix.

      Il resto è banalmente saper mixare. Che vuol dire tutto e niente allo stesso tempo.
      Non si possono trasferire 10 o 20 anni di mix in un post, nessuno ci riesce, perchè le parole rimangono parole.
      Non posso scriverti cosa fare sotto i 100, cosa togliere, cosa aggiungere, come livellare, come effettare o quant'altro.
      Ti arrecherei solo danni. Ti posso soltanto dire di farti esperienza, magari presso qualcuno che sappia lavorare e che possa trasferirti qualcosa che sui libri non trovi.

      Ultima questione, quella costantemente sotto assedio, è l'ausilio dell'attrezzatura, non solo di tracking ma soprattutto di mix.
      Qui purtroppo non basta far valere il concetto "analogico in tracking, digital in mix, basta e avanza".
      Nei generi da te citati si fa uso di attrezzature analogiche importanti, è la fiera dell'analogico a 360°, non sono generi che si possono condurre in digitale perchè è impossibile raggiungere risultati seri e degni di nota.
      Puoi naturalmente ottenere buoni prodotti che la ragazzina li scambierebbe per una produzione Avatar, ma se vogliamo parlare seriamente, il digitale va usato solo per organizzare la sessione, editare se serve e predisporre il routing per lavorare fuori dalla scatola.
      Non voglio avvilirti, ma è giusto che tu sappia come arrivano a quei risultati.

      Ricordati però che prima di ogni altra cosa, la caratura di chi suona è 10 volte più importante del pultec.
      Analog and digital mixing.
      Blues Cave Studio
      Daniele, grazie per la risposta sempre dettagliata, temevo in una "risposta non risposta".
      Riflettendo su tutto quanto scritto credo che la mia lacuna più grande sia imparare a capire quando un suono non funziona e quando si.
      Perchè sull'importanza della registrazione so benissimo quanto sia influente, ma capire se una cassa e un basso che sto riprendendo stia suonando correttamente e coerente con quello che voglio in testa è un'altra cosa.

      Forse le mie domande volevano chiederti in qualche modo se c'è una strada per capire questo.
      Qualche consiglio o spunto per migliorare questa consapevolezza.
      Non so ... credo sia un problema un pò comune a tutti ... almeno credo.
      Grazie ancora ...

      nektar ha scritto:

      un consiglio che vale oro vai in un studio o da un fonico e chiedi di persona!


      Con tutto il rispetto questo consiglio non vale oro.
      Bisogna vedere in quale studio vai, per quanto tempo puoi restarci, qual'è il fonico.
      Perché magari vai da un "top" italiano che ti tira fuori le batterie di Venditti, mentre tu stai cercando John Bonham o Clyde Stubblefield :D .
      Per non parlar del basso! (spero che qualcuno apprezzi la citazione letteraria, che sottolinea il ruolo del basso nei mix commerciali italiani)

      Probabilmente hai più possibilità di imparare riflettendo su quanto ti viene detto su un forum (sottoscrivo ogni parola di dancok) e massacrandoti di ascolti in ambienti adeguati e dai dischi originali (e da vinile quando si parla di seventies o prima). E ovviamente mixando tutto il missabile, cercando di avere una chiave di lettura adeguata.

      Un corso di mix ben fatto (devo fare un nome...?) ti apre le porte ad un modus operandi riproducibile e suscettibile di continua evoluzione: non risolve il tuo dilemma (non si risolve in due giorni e probabilmente neppure in due anni), ma ti dà appunto la chiave di lettura giusta per evolverti. Garantito, per esperienza personale. :)

      Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “grungelizer” ().

      grungelizer ha scritto:


      Perché magari vai da un "top" italiano che ti tira fuori le batterie di Venditti, mentre tu stai cercando John Bonham o Clyde Stubblefield :D .
      Per non parlar del basso! (spero che qualcuno apprezzi la citazione letteraria, che sottolinea il ruolo del basso nei mix commerciali italiani)


      http://giphy.com/gifs/laughing-gif-jlaw-MiSLhu3JhNXPi

      Analog and digital mixing.
      Blues Cave Studio