IL COLORE DEL SUONO

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      IL COLORE DEL SUONO

      IL COLORE DEL SUONO
      Il 17 agosto 1982 viene pubblicato il primo CD musicale della storia dell’era digitale e il 17 ottobre dello stesso anno la Sony lancia il primo CD Player il CPD-101.https://tg24.sky.it/tecnologia/2017/09/29/compact-disc-nascitaQueste date, per noi appassionati di registrazione sono qualcosa di molto importante e se è ben chiaro per i praticanti di lungo corso è meno scontato per i “giovani” nati in piena era digitale. Il perché è presto detto, la fruizione della musica (e la sua produzione a livello amatoriale) si basava sui supporti analogici, dai 45 giri ai 33 giri (LP) per l’ascolto di qualità ai mangianastri/mangiacassette per l’ascolto “veloce” o trasportabile o in automobile e i registratori a bobina (Revox e Studer in primis) o a mangianastri per il recording casalingo (Tascam Portastudio). Inoltre, i preamplificatori che dovevano alimentare i microfoni per la registrazione erano spesso quelli di piccoli mixer che consentivano, anche attraverso il loro routing, di utilizzare degli affetti (riverbero e altri) per “bagnare” il segnale. Infine, spesso venivano utilizzati i microfoni, per lo più dinamici, per evitare i rientri dell’ambiente, trattato (quando era possibile) incollando al muro i contenitori di cartone delle uova. La musica “casalinga” si suonava e produceva nei garage e nelle cantine adattate.Tutto questo per dirvi che i suoni, come noi li conosciamo oggi, ascoltando le vecchie registrazioni, suonavano molto diversi da come venivano ascoltati allora, perché?Oggi ascoltiamo la musica in ambiente digitale tramite transistor, allora si ascoltava la musica in ambiente analogico spesso passando da stadi di preamplificazione valvolare. I transistor aumentano le armoniche dispari, quelle che restituiscono, in saturazione (saturazione digitale)i suoni acuti, gracchianti, le valvole aumentano gli armonici pari, in saturazione (saturazione analogica) i suoni iniziano a distorcere in modo piacevole e pieno. Inoltre, la dinamica del suono (differenza tra il suono più basso e quello più alto), in analogico era molto limitata, oggi il digitale ci consente escursioni dinamiche oltre i 120/130 dB. I mixer i multi-effetti e i compressori analogici suonavano pieni e difficilmente restituivano un suono trasparente, tanto che spesso si facevano passare i segnali audio in queste macchine, senza usarne gli effetti, solo per caratterizzare il suono (penso al Lexicon PCM70 Rev. 2 o ai vari Universal Audio 1176 Rev. D o LA2A etc …).Queste catene audio ricevevano i segnali attraverso microfoni con una resa difficilmente neutra, dai microfoni a nastro, ai valvolari avevano un effetto prossimità molto accentuato (distanza della bocca molto vicina al microfono) che aumentava la risposta delle frequenze basse. Il suono prodotto, quindi era particolarmente scuro (con frequenze basse molto accentuate, poche frequenze alte e una gamma media spinta in mastering), Il mastering quindi serviva per tentare di bilanciare il prodotto finale nel tentativo di recuperare le alte frequenze perdute e contenere l’espansione delle frequenze basse a livelli accettabili.In questi anni il monitor di riferimento (ascolti) erano le Yamaha NS10 passive (1978) a ragion veduta, spingevano le medie frequenze dove si poteva ben lavorare la voce e sentire le code dei riverberi, aveva un aumento delle alte frequenze che recuperava un minimo quanto si perdeva dalla catena audio e i bassi non erano invasivi (arrivavano a gestire, in riferimento al preamplificatore usato, 60 Hz). Avevano un suono terribile e quindi qualcuno diceva che qualunque cosa suonasse bene con questi monitor sarebbe suonata bene ovunque. Stiamo trattando della fine degli anni 70.Quindi possiamo affermare con una certa sicurezza, che la nostra cultura musicale (per i diversamente giovani, nati fino agli anni 50) si basava su un’esperienza di ascolto su timbriche “calde” definite anche scure.I fortunati nati tra gli anni 50 e gli anni 70 hanno goduto del privilegio di assistere al passaggio dalla musica analogica alla musica liquida, dall’ascolto della musica attraverso giradischi, mangianastri e radio, alla sua fruizione attraverso internet e prodotti digitali, come telefoni cellulari, TV personal computer …Perché è importante conoscere questi passaggi? Perché chi è nato negli anni 80 e si interessa di home recording, e inizia ad approcciarsi a questo mondo, possiede un’esperienza di ascolto che nulla ha a che vedere con gli utenti più “stagionati” abituati a sentire i suoni in maniera totalmente diversa. È importante comprendere questo per definire cosa si intende per COLORE del suono in modo oggettivo, per poter effettuare delle scelte in recording e in mix consapevoli.Entriamo nel vivo della questione, quella che ci interessa, l’Home Recording casalingo attuale.Vi rispondo brevemente ad alcune tipiche domande :
      Gli hardware e i plug ins suonano uguali? NO.
      I convertitori e i preamplificatori delle schede audio entry level suonano uguali? NO.
      Si può mixare solo in cuffia? NI.
      Monitor come le Yamaha NS10 (passive) e le equivalenti moderne HS5 sono riferimenti validi oggi? NI.
      Quando registro un audio col microfono ho troppi rientri e ambiente, si può gestire in uno spazio non trattato? SI.
      Noi occidentali siamo quindi “abituati” a una precisa colorazione del suono che qualcuno ha definito caldo ma in realtà è molto più neutro di quanto si possa immaginare. Perché allora ascoltando le vecchie registrazioni abbiamo la percezione di questa colorazione così caratterizzante dei suoni? In primis perché le vecchie registrazioni sono vecchie, il processo di deterioramento sia dei supporti che degli hardware ha modificato la qualità del suono originale, la ricerca di vecchi hardware o microfoni per aumentare la qualità delle nostre produzioni non ci porterà a riprodurre quelle sonorità vintage che vorremmo. Poi, cosa non secondaria, il mercato dell’audio pro di riferimento, fino agli anni 80 era quello europeo (Neumann, AKG, Telefunken) e quello americano (Universal Audio, Ampex etc..) negli anni successivi sono entrati nel mercato i produttori asiatici, La cultura musicale asiatica ha dei riferimenti di scolto molto diversi dai nostri, hanno gusti diversi, soprattutto le voci sono diverse quindi hanno utilizzato e caratterizzato il loro sound alle esigenze del loro pubblico. Il Loro riferimento d’ascolto è “Brillante” chiaro, accentuato sulle alte frequenze, ci troviamo quindi davanti a due mondi con esigenze diverse e con prodotti specifici che rispondono a criteri diversi. Fino alla metà deli anni 90 quindi queste differenze erano chiare e per chi registrava in casa la scelta delle attrezzature era più o meno consapevolmente orientata a certi risultati.La deindustrializzazione americana e l’industrializzazione della Cina (le attrezzature marcate made in China o PRC) iniziano a sostituire i prodotti conosciuti, ricordo Dbx Tecnology e tanti altri, ci misero di fronte a una realtà inattesa, Nel 2000 si discuteva di come fosse cambiato il suono degli hardware e si cercavano nei mercatini dell’usato i prodotti made in USA, poi Jomeek i made in London e tanti altri. Cosa era successo? Semplicemente le nostre registrazioni non avevano più quel suono “neutro” per altri “scuro” che avevamo prima di questi cambiamenti. Lentamente ma inesorabilmente, la maggior parte della produzione di strumenti, attrezzature audio e audio pro, Hi Fi ha subito un cambiamento di colore del suono.Se ce ne siamo accorti noi diversamente giovani, il passaggio a queste tecnologie fu abbastanza indolore per le nuove leve, questi vedevano gli stessi marchi e modelli di un tempo e hanno iniziarono inconsapevolmente a utilizzarle per le loro produzioni. In realtà i prodotti simili nell’aspetto ma diversi nell’elettronica suonavano non solo diversamente ma spesso, per una logica di contenimento dei costi, la componentistica era di qualità più bassa, l’unico vantaggio reale era una sensibile diminuzione dei costi anche per l’utente finale.La produzione industriale cinese, negli anni è aumentata di qualità, realizzando prodotti di altissima resa ma con una colorazione “brillante” molto diversa da quella a cui eravamo abituati, nel frattempo tante piccole e medie aziende del settore audio e audio pro sono chiuse o fallite. Ci siamo quindi abituati a questa colorazione chiara, brillante, con le frequenze alte davanti che volenti o nolenti è diventato il nostro riferimento.In buona sostanza l’abitudine a questa caratterizzazione del suono ci ha spinto a considerare un suono neutro come Scuro. Vi propongo alcuni esempi, chi ha avuto la fortuna di ascoltare un microfono AKG 414 B ULS in confronto a un AKG 414 XLS troverà il primo scuro, pur avendo una risposta in frequenza simile, se confrontiamo questi microfoni a un Audiotechnica 4050 troverà quest’ultimo particolarmente brillante pur se considerato un microfono neutro. Se avessimo la possibilità di confrontare un Dbx 286 a made in usa con l’equivalente Dbx 286 s made in China avvertirà la differenza, ma anche un microfono come lo Shure SM57 Unidine III rispetto allo stesso SM57 prodotto attualmente in Messico suona diverso.È un problema? No, credo che chi si interessa al recording, a qualsiasi livello, sia la persona più disponibile al compromesso che esista. A meno di esigenze specifiche (problema che non si pone chi inizia adesso la sua avventura), l’esigenza principale è quella di riuscire a ottenere, in un ambiente casalingo, registrazioni e missaggi di una qualità “demo” da poter proporre come ascolto a terzi. Era però importante puntualizzare questi aspetti perché la conoscenza di queste dinamiche ci consentirà, in futuro, di capire come meglio orientare le nostre scelte sia hardware che software avendo ben in mente il colore del suono che vogliamo creare nelle nostre produzioni …
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !

      Post was edited 1 time, last by “AlessioBlve” ().

      Spunto molto interessante Alessio, credo però che anche la ricerca spasmodica della versione "vintage" di uno stesso prodotto, molte volte sia più un'ossessione che una reale necessità. Se la resa è in effetti superiore, se il dettaglio e il suono hanno differenze devastanti (vedi l'originale U87 che era proprio un altro microfono rispetto all'attuale) può valerne la pena, se invece è solo un fatto di suono "più scuro" penso che un prodotto nuovo e affidabile in combo con un buon eq risolvano all'istante il problema.
      Per tutto il resto la riflessione è estremamente utile, riassumerei il concetto in "sapere che gli strumenti di oggi portano per loro natura verso un suono brillante, ma il nostro orecchio è abituato al suono più caldo e armonico della discografia di qualche decennio fa, quindi oggi non basta farsi guidare dalle ottime macchine che abbiamo, ma può essere il caso di aggiungere un tocco di colore che riporti ai lavori del passato per dare a nostri progetti un suono più naturale e piacevole".
      Il cambiamento di cui parli, e di cui la nostra generazione è al corrente, credo però che stia già iniziando a diventare il "passato", e che manchi poco per traslare definitivamente a un nuovo standard brillante, dettagliato e tutto il resto. E questo non sarà più un problema perché nel momento in cui sarà lo standard per le orecchie di tutto il mondo, sarà fuori standard chi farà diversamente, ispirandosi al passato, quindi attenzione a considerare così indispensabile la conoscenza di tutto ciò che è avvenuto in passato.
      Tra 50 anni negli studi avremo solo persone che oggi non sono ancora nate e non so quanto rimpiangeranno il sound del passato, penso invece che massimizzeranno i vantaggi della tecnologia che si troveranno tra le mani e forse sorrideranno sul fatto che oggi ci preoccupiamo di fare suonare un hard disk come un nastro. Se la tendenza è questa, la nostra preoccupazione può in effetti apparire come un disperato tentativo di tenere in vita qualcosa che è morto da tempo e che tra qualche decennio sarà proprio dimenticato, così come oggi noi consideriamo il grammofono o un film in VHS. Tutte le cose hanno avuto un loro fascino ma la tecnologia va avanti e il mondo cambia.
      Che voglio dire in definitiva? Che se a noi sembra giusto fare suonare le cose più calde è giusto che lo facciamo, quello che realizziamo ci deve piacere, ma potrebbe essere una cosa solo nostra, che avrà una fine con la nostra generazione, e non qualcosa di giusto in assoluto, quindi che i giovani debbano sapere queste cose, boh, forse NI, come le NS10.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Sai Alessio, stavo facendo delle riflessioni in merito proprio qualche giorno fa, con un amico fonico.
      Dopo tremila discorsi, considerazioni e paragoni, siamo giunti ad una domanda secca: Ma siamo sicuri che "i dischi di una volta" suonassero meglio degli attuali?
      Io penso che i dischi di 30/40/50 fa suonassero in quel modo perché non c'erano molte possibilità di farli suonare diversamente. Le apparecchiature erano su per giù sempre le stesse e, non a caso, per fare un disco dovevi andare per forza in uno studio di registrazione "vero" (pochi e costosi).
      Oggi siamo alla continua ricerca di riprodurre quel sound (andando a cercare apparecchiature vintage a prezzi folli, o cloni di hardware storici o plugins che scopiazzino qualche vecchio gear) nella convinzione che poi i nostri brani possano suonare meglio o, peggio ancora, che sia quello il motivo per cui alcuni dischi hanno venduto milioni di copie. Se, magari.
      In realtà penso che anche mezzo secolo fa ci siano stati dischi belli che hanno venduto milioni di copie, dischi belli che non hanno avuto successo, ma anche dischi di cacca (alcuni fortunati, altri meno). A prescindere da come venissero registrati.

      Personalmente preferisco di gran lunga il suono di oggi, molto più definito e "completo" su tutto lo spettro. Per fare un esempio, l'attuale punch nello stomaco, te lo sognavi negli anni 80 e, più che mai, negli anni precedenti.
      Potevi ascoltare un disco con un impianto che poteva tranquillamente non riprodurre nulla al di sotto dei 70/80Hz.
      Impensabile ai giorni d'oggi e, probabilmente neanche tanto appagante per un ascoltatore. Ma così suonavano i dischi, quindi così era.
      Insomma, come in tutti i settori, anche quello tecnico-musicale è in continua evoluzione. E anche in ambiti che possono far storcere un po' il naso a noi appassionati (tipo la famosa "loudness war" di cui tutti si lamentano), credo che ci si debba un po' rassegnare. Se oggi il sound è questo, bisogna adeguarsi. Almeno se si ha una minima velleità di pubblicare qualcosa anche lontanamente concorrenziale rispetto agli odierni standard.

      simonluka wrote:

      Personalmente preferisco di gran lunga il suono di oggi, molto più definito e "completo" su tutto lo spettro. Per fare un esempio, l'attuale punch nello stomaco, te lo sognavi negli anni 80 e, più che mai, negli anni precedenti.

      Limiti del vinile, che non poteva "ospitare" troppi bassi.
      Infatti in fase di mastering i brani venivano "smagriti" da buona parte delle basse per evitare piste troppo larghe e profonde, le stesse basse che poi venivano "aggiunte" in automatico dai vari piatti in commercio.
      Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!

      BjHorn wrote:

      simonluka wrote:

      Personalmente preferisco di gran lunga il suono di oggi, molto più definito e "completo" su tutto lo spettro. Per fare un esempio, l'attuale punch nello stomaco, te lo sognavi negli anni 80 e, più che mai, negli anni precedenti.

      Limiti del vinile, che non poteva "ospitare" troppi bassi.
      Infatti in fase di mastering i brani venivano "smagriti" da buona parte delle basse per evitare piste troppo larghe e profonde, le stesse basse che poi venivano "aggiunte" in automatico dai vari piatti in commercio.

      Poi però è anche vero che dopo una dozzina di ascolti di un vinile veniva praticamente piallato tutto ciò che stava sopra i 14kHz..
      Violinista H-Pirla Scelto
      RME 802 - Apollo Twin - Cubase 11 - Uad Satellite Quad - Adam A5x Sub7 - Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500
      La dico in breve: il sound bello sta a metà strada tra la qualità che offrono gli strumenti di oggi, e il colore di quelli di ieri.
      Sta a noi raggiungere il giusto compromesso senza ossessionarci su cose che non hanno più senso, perché, diciamo le cose come stanno, negli anni 70 qualcuno avrebbe venduto la madre per avere una banalissima Scarlett e un pc per superare i tanti limiti del nastro.
      L'hardware buono invece resta sempre hardware buono, ma un Universal Audio di oggi non credo abbia così tanto da invidiare a roba vintage, credo che anche per i pro sia più un vezzo cercarsi degli UREI che una reale necessità.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      BjHorn wrote:

      simonluka wrote:

      Personalmente preferisco di gran lunga il suono di oggi, molto più definito e "completo" su tutto lo spettro. Per fare un esempio, l'attuale punch nello stomaco, te lo sognavi negli anni 80 e, più che mai, negli anni precedenti.

      Limiti del vinile, che non poteva "ospitare" troppi bassi.
      Infatti in fase di mastering i brani venivano "smagriti" da buona parte delle basse per evitare piste troppo larghe e profonde, le stesse basse che poi venivano "aggiunte" in automatico dai vari piatti in commercio.


      Si è vero, ma non solo. I dischi anni 90 (quando già venivano stampati su cd da un bel po' e quindi non c'era il limite dettato dal vinile) erano comunque molto più "piccoli" di quelli di oggi. Penso quindi che si trattasse di una scelta di sound che, evidentemente, all'epoca andava bene.

      Angix wrote:

      BjHorn wrote:

      simonluka wrote:

      Personalmente preferisco di gran lunga il suono di oggi, molto più definito e "completo" su tutto lo spettro. Per fare un esempio, l'attuale punch nello stomaco, te lo sognavi negli anni 80 e, più che mai, negli anni precedenti.

      Limiti del vinile, che non poteva "ospitare" troppi bassi.
      Infatti in fase di mastering i brani venivano "smagriti" da buona parte delle basse per evitare piste troppo larghe e profonde, le stesse basse che poi venivano "aggiunte" in automatico dai vari piatti in commercio.

      Poi però è anche vero che dopo una dozzina di ascolti di un vinile veniva praticamente piallato tutto ciò che stava sopra i 14kHz..


      Infatti

      Pilloso wrote:

      La dico in breve: il sound bello sta a metà strada tra la qualità che offrono gli strumenti di oggi, e il colore di quelli di ieri.
      Sta a noi raggiungere il giusto compromesso senza ossessionarci su cose che non hanno più senso, perché, diciamo le cose come stanno, negli anni 70 qualcuno avrebbe venduto la madre per avere una banalissima Scarlett e un pc per superare i tanti limiti del nastro.
      L'hardware buono invece resta sempre hardware buono, ma un Universal Audio di oggi non credo abbia così tanto da invidiare a roba vintage, credo che anche per i pro sia più un vezzo cercarsi degli UREI che una reale necessità.


      Si si, sono d'accordo.
      Torno comunque a ripetere che, per me e per i miei gusti, i dischi di mezzo secolo fa non dovrebbero essere continuamente osannati e presi come riferimento assoluto del bel suono, perché così non è.
      Chiaramente è un'opinione soggettiva, ma mi sembra di cadere nel luogo comune "si stava meglio quando si stava peggio".
      Oggi la tecnologia permette di ottenere un sound oggettivamente superiore. Quindi, a meno che non si intenda ottenere il preciso suono di un particolare disco (per le motivazioni più svariate che possano esserci), non mi preoccuperei tanto e punterei ad ottenere un BEL suono con quello che si ha a disposizione oggi. Che è molto di più di quello che si aveva a quei tempi
      aggiungo, un Urei (ho avuto un LA4) era un mito nell'analogico, ma in digitale, in una catena fatta da una scheda audio moderna e un microfono cinese, per quanto buono comporta dei problemi perchè un Urei è una macchina di fine anni 70 che normalmente si metteva in insert in un mixer, le impedenze sia dei microfoni che di queste macchine erano molto più basse un pre come l' Universal Audio 610 aveva un impedenza di 500 OHm, oggi i moderni pre hanno impedenze di 2/3000 oHm ...
      Comprare questi hardware oggi per poterli sfruttare al meglio (sempre che siano in condizioni decenti dopo tanti anni di uso) richiede catene audio particolari, non ha senso metterli nell'insert di una scheda audio moderna per sperare di avere il suono vintage ... da qui la considerazione che gli hardware suonano meglio dei plug ins come regola ma i plug ins sono la soluzione migliore in una catena digitale moderna ...
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !

      simonluka wrote:

      Oggi la tecnologia permette di ottenere un sound oggettivamente superiore.

      Il fatto è che quella precisione e pulizia ci ha portato anche alte frequenze dettagliate che sono più fastidiose di quelle che passavano dal nastro.
      Ma la "normalità", ammesso che ce ne sia una assoluta, dovrebbe essere quella digitale, dove in pratica senti tutto quello che si può sentire e che in effetti c'è, quella del nastro è invece un'artefazione che andava a limare dove il supporto non può arrivare per limiti fisici.
      Chissà, magari se l'incisione della musica fosse nata già in dominio digitale, forse oltre a compressore, eq e gli outboard canonici, avrebbero inventato anche uno "smorzatore di alte frequenze", che magari in qualche forma esiste realmente, ma che non poteva diffondersi come un must visto che già quella funzione era svolta dal nastro come "effetto collaterale".
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      Angix wrote:

      Poi però è anche vero che dopo una dozzina di ascolti di un vinile veniva praticamente piallato tutto ciò che stava sopra i 14kHz..

      ...E infatti i miei sentimenti erano molto contrastanti quando ascoltavo musica negli anni 80.
      Da una parte gioivo, e dall'altra ero sgomento al pensiero che ad ogni ascolto avrei deteriorato un poco il supporto (vinile/nastro).
      Se non altro l'avvento del digitale mi ha tolto questa angoscia... o si sente, o non si sente! :D
      Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!
      Beh credo che cmq tuttinquesti discorsi siano anche da legare al genere che uno fa. Uno che fa jazz conosce l'abitudine di ascolto dei propri fan, e anche se è uno sperimentatore super moderno, credo che debba prendere seriamente in considerazione l'idea di approcciarsi a studi che hanno determinati tipindi macchine. Chi fa k-pop se ne dovrebbe chiaramente guardare bene. Perciò credo che noi estimatori del sound tendiamo a cercare di capire le origine e il futuro del sound a 360 gradi. Ma credo che mai come oggi, dove le possibilità sono pressochè infinite, ci sia bisogno del tecnico di trovare la sua fascia di mercato e se proprio non intende averla credo sia meglio per lui restare freelance così da portare artista x nello studio giusto per le esigenze di ascolto del suo pubblico.
      E non è triste il mio discorso semplicemente negli anni 50 c'erano poche macchine di rec e poche macchine di play. Negli anni 70 un po di piu 80 90 idem..oggi c'è il deogni per qualsiasi tasca.
      Per questo credo che mai come oggi ci sia bisogno di farsi una ragione della direzione che prende il mercato del rec e fare delle scelte sempre piu personali e ibridate per trovare la prorpia strada sonica sperando di imbroccare il sound che una grossa parte di artisti e fruitori apprezza.
      Per questo faccio teatro..perchè frega nullana nessuno e faccio quello che voglio :D scherzo chiaramente
      diciamo, caso mai, che oggi, un organizzazione moderna del recording e mixing ( ma anche mastering) si dovrebbe basare su un cuore digitale, con possibilità di diverse espansioni, e alcune caratterizzazioni, l'ibridazione è una risposta ma, vorrei far notare che nel recording di jazz si cerca una pulizia di suono che consenta di sentire i singoli strumenti, forse è il campo dove il digitale meglio si sposa, il calore viene ricostruito in mastering ... Ho visto uno studio di rec/mix/master, di alto livello, che usava una scheda audio Lynx Studio Hilo e tutto intorno diversi outboard, avevano diverse scelte di servizi ma tutto si ricongiungeva a questa incredibile scheda audio, anche il mastering ...
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !
      Comunque se mi parlate di alte senza controllo, fastidiose e taglienti a me viene più in mente lo standard di produzione degli anni 80 piuttosto che ciò che è uscito negli ultimi 20 anni...
      Gli ultimi decenni sono stati la (ri)scoperta della gamma bassa, casomai.
      Personalmente è lì che percepisco le vere differenze rispetto agli scorsi decenni, ed è lì che si spinge sempre di più.
      Violinista H-Pirla Scelto
      RME 802 - Apollo Twin - Cubase 11 - Uad Satellite Quad - Adam A5x Sub7 - Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500

      Angix wrote:

      Comunque se mi parlate di alte senza controllo, fastidiose e taglienti a me viene più in mente lo standard di produzione degli anni 80 piuttosto che ciò che è uscito negli ultimi 20 anni...
      Gli ultimi decenni sono stati la (ri)scoperta della gamma bassa, casomai.
      Personalmente è lì che percepisco le vere differenze rispetto agli scorsi decenni, ed è lì che si spinge sempre di più.

      Concordo, ma credo sia semplicemente legato all'uscita del CD come novità, e si doveva sentire che suonava da CD, con quelle alte che prima non esistevano, altrimenti non lo vendevano.
      Poi si è capito che non erano così tanto belle, e si è tornati verso un suono più "armonico".
      Ma la stessa cosa è successa quando hanno sdoganato gli effetti digitali, ci sono alcuni album dei Police che sembrano cantati dentro una caverna, perché faceva figo ostentare l'ultimo riverbero che prima non esisteva, per non parlare dell'epoca del flanger che a suo tempo sembrava venire dal futuro, e oggi è più un fastidio per le orecchie.
      Mode passeggere che vanno proprio a sottolineare non solo come ci si adatta alle tecnologie, ma anche come, a seconda dei periodi, si crede che un suono possa essere migliore di un altro.
      Ecco non vorrei che fossimo a volta nostra in un periodo, e forse ci siamo proprio in pieno, in cui si crede che la musica digitale per essere bella debba suonare come il nastro. Forse abbiamo sta fissa e tra qualche tempo passerà, per me resta fondamentale scrivere un bel pezzo e non dargli uno stile troppo marcato, altrimenti resta "figlio del suo tempo" come certe belle canzoni degli anni '80 che sarebbero ancora estremamente attuali, se non avessero voluto ficcarci a tutti i costi dei suoni che oggi fanno sorridere.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Boh, magari è un discorso un po' diverso perché riguarda la scelta dei suoni e gli arrangiamenti, ma noto sempre di più (sia in brani internazionali che nostrani) un ritorno a sonorità anni '80, sia in relazione ai samples veri e propri che al tipo di "stesura" (linee e riff tipici di quel periodo).
      Per quanto riguarda il suono vero e proprio, è tutto diventato molto più grosso, più profondo, più separato e definito (utilizzo di stanze molto piccole e ambienti molto trasparenti, tanto per dire)
      E personalmente lo preferisco.
      Tanto per fare un esempio terra terra e che mi riguarda da vicino, quando ho pubblicato quei due brani stile anni 80 (che ho postato anche qui), sono fisiologicamente (e meno male) finiti in alcune playlist di quel genere su Spotify. Beh, la differenza di sound (e di volume direi) è evidente, saltando da loro ad altri brani anche molto ben suonanti di quel periodo.
      Non voglio dire che io sia stato più bravo di chi ha mixato quelle canzoni negli '80ies, ma semplicemente che il sound odierno è molto più "avanti" e forse più facilmente ottenibile.
      quello però che volevo mettere in evidenza è un aspetto un pò di verso, nulla cambia alla sostanza ma, se un Audiotechnica 4050 è considerato un microfono neutro e un Neumann TLM193 un microfono scuro ... qualcosa non funziona, se un preamplificatore Focusrite ISA è considerato brillante e un Joemeek scuro anche qui non ci siamo.
      Non'è un mio problema di ascolto, su GearSpace ne parlano da diverso tempo il 4050 è brillante, e in TLM193 è neutro; è un punto di vista oggettivo e non una percezione personale, se li sento diversi potrebbe essere una catena audio con dei deficit tipo porprio una gestione sbagliata dell'impedenza di carico del microfono verso il pre, o altro ... il diagramma delle risposte in frequenza dovrebbe essere indicativo, il 4050 ha un impedenza di 100 oHm, il 193 ha un impedenza di ingresso di 50 oHm, se pilotati dal pre con impedenza fissa il pre per il 4050 dovrebbe avere un impedenza di almeno 1000 ohm mentre per il secondo basterebbe un 500 ohm per farli lavorare al meglio, i pre moderni hanno impedenze dell'ordine di 2000 ohm (mentre i vintage sono intorno ai 500/600 ohm) quindi i microfoni non lavorano nel focus corretto ... a volte sono questi i problemi di cui non ci rendiamo conto e ci fanno giudicare un suono corretto o meno senza capirne le cause ...
      vi riporto quanto segue dal manuale del focusrite Isa one :
      Impedenza selezionabile: approfondimenti Microfoni Dinamici a bobina mobile e microfoni a Condensatore Quasi tutti i microfoni Dinamici e a Condensatore professionali sono progettati per avere un’impedenza nominale d’uscita relativamente bassa, cioè tra i 150Ω ed i 300Ω quando misurata ad 1kHz. I microfoni sono progettati per avere un’impedenza così bassa per i seguenti vantaggi:Risultano meno sensibili al rumore di fondo.Si possono usare con cavi lunghi senza che risentano perdita sulle alte frequenze dovuta alla capacitanza del cavo.Di conseguenza però, con un’impedenza d’uscita così bassa, l’impedenza d’ingresso del preamplificatore avrà un effetto maggiore sul livello d’uscita del microfono. Impedenze basse nel preamplificatore abbassano il voltaggio d’uscita del microfono, ed enfatizzano qualsiasi variazione di frequenza nell’impedenza d’uscita. Uguagliare la resistenza del pre microfonico all’impedenza d’uscita del microfono (per esempio impostando l’impedenza d’ingresso di un pre a 200Ω per uguagliare i 200Ω di un microfono), riduce comunque l’uscita ed il rapporto segnale/rumore di 6dB, cosa che si preferisce evitare. Per minimizzare il carico del microfono e massimizzare il rapporto segnale/rumore, i preamplificatori vengono progettati tradizionalmente per avere un’impedenza d’ingresso circa 10 volte maggiore di un microfono medio, cioè tra 1.2kΩ e 2kΩ. (Il progetto originale del preamplificatore del Focusrite ISA 110 seguiva questa convenzione ed ha infatti un’impedenza d’ingresso pari a 1.4kΩ ad 1kHz). Impedenze d’ingresso maggiori di 2kΩ tendono a rendere meno evidenti le variazioni di frequenza nell’uscita del microfono rispetto ad impedenze più basse. Perciò alte impedenze in ingresso forniscono al microfono una performance che risulta più lineare nella zona delle basse e medie frequenze, con una certa enfasi invece sulle frequenze alte, rispetto a valori di impedenza più bassi.
      ed infine i dati di impedenza dei canali mic di due schede audio :
      The input impedance of the Motu M2 is 2650 Ω, which is "only" 7.5 times higher.
      The input impedance of e. g. the Scarlett 2i2 is 3000 Ω, which is 8.5 times higher.
      Quindi un 4050 in una focusrite scarlett 212 non suonerà neutro poichè vorrebbe un impedenza del pre di 2000 hom ma peggio ancora al tlm193 bsterebbe un pre con un impedenza di 1000 ohm, raddoppiandola le basse frequenze diiventano più presenti, per questo risulta scuro ...
      Fino al 2009 esisteva sul mercato un prodotto chiamato VarioHm, serviva proprio a questo, regolare l'impedenza di carico dei microfoni per il preamplificatore in uso.
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !

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      E infatti questa cosa l'hanno ben capita in Universal Audio con i loro pre Unison che di fatto modificano l'impedenza del pre a seconda del gain applicato oppure semplicemente replicano l'impedenza della macchina a cui si ispira (tipo il selettore Hi [1200 Ohms] / Lo [300 Ohms] del 1073).
      Violinista H-Pirla Scelto
      RME 802 - Apollo Twin - Cubase 11 - Uad Satellite Quad - Adam A5x Sub7 - Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500
      Angix, alcuni anni fà, una quindicina, usavo un AKG 414 xls prima in un Universal Audio LA610 poi in un 6176, sono state le migliori registrazioni della mia voce, ho ritenuto per tanti anni che il fatto fosse che il 414 era il mio microfono, poi con gli stessi channel strip usai l'audiotechnica 4033a e il risultato fu ugale. Quando cambiai i channel strip per macchine diverse (presi un Cib dell'Amek) il 414 non mi piaceva più e inizia prima a giocare pesantemente di eq poi a usare un Mouse e un Kivi della Blue Mic , ho impiegato diversi anni per capire che il problema non era il microfono ma proprio l'accoppiata dell'impedenza mic/pre ...
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !

      AlessioBlve wrote:

      ho impiegato diversi anni per capire che il problema non era il microfono ma proprio l'accoppiata dell'impedenza mic/pre

      Non so se l'impedenza sia la chiave di quello che hai riscontrato.
      Il 6176 è talmente caratteristico che fa suonare tutti i microfoni con la sua voce, tanto che un comunissimo Rode NT2 almeno per colore sembra identico a un U87ai, la stessa cosa non avviene su altri pre, come giustamente hai notato, e non credo che sia perché il 6176 ha un'impedenza particolare, le sue due impedenze bene o male le ritrovi anche su altre macchine ma niente suonerà come un 6176.
      Tra l'altro proprio il 414 XLS l'ho avuto anche io, bello ma è una delle accoppiate che sul 6176 mi piaceva meno, perché qualcosa nelle medio-basse andava lievemente a cozzare, questione di gusti magari ma mi ricordo che ne parlammo. A sua volta l'U87ai non è proprio il mic ideale per quel channel strip, ma comunque rende molto bene.
      I miracoli il 6176 li fa proprio con i mic di fascia bassa perché compensa molto di quello che non sono in grado di fare, anche per uniformità di segnale grazie alla sezione comp, e li trasforma in dei mostri che non ti aspetteresti, poi li confronti con microfoni migliori e sulle prime ti dà l'impressione che non servano, tanto riesce a spremere dai più economici.
      Ultimamente lo sto usando meno proprio perché con i mic di fascia alta vuole dire troppo la sua, su pre più trasparenti invece ti godi il vero suono dei microfoni, ma se fai lo stesso passaggio con i mic economici fanno lo stesso effetto della carrozza di Cenerentola: la magia finisce :)
      Siamo tutti sulla stessa Bark.