I principali modelli di chitarre elettriche

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      Pilloso wrote:

      Stare a spiegarti che stai dicendo cose a caso, oltre alla perdita di tempo, porterebbe il 3ad totalmente alla deriva, e non è proprio il caso.
      Qui si parlava di strumenti e delle loro caratteristiche sonore, se hai qualcosa di serio da dire sulle chitarre ok, altrimenti evita questioni OT.


      No spiegami, così imparo qualcosa.

      I principali modelli di chitarre: strato, les Paul, sg, tele


      Se non capisci da solo che quanto scrivi non c'entra col 3ad, non abbiamo nessuna speranza di potertelo spiegare.
      Davvero, a volte mi chiedo se lo fai apposta, e credo di sì, altrimenti hai un problema.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      Pilloso wrote:

      Se non capisci da solo che quanto scrivi non c'entra col 3ad, non abbiamo nessuna speranza di potertelo spiegare.
      Davvero, a volte mi chiedo se lo fai apposta, e credo di sì, altrimenti hai un problema.


      Lo so che sono OT, ma chiedevo perché sbagliavo in merito al discorso che è venuto fuori.


      Post was edited 2 times, last by “alefunk” ().

      L'esempio del pianoforte è fuorviante , è uno strumento molto diverso dalla chitarra, l'unica analogia tra i due strumenti,utile al discorso che abbiamo ahimè intrapreso, è che su entrambi le mani e quindi il tocco del musicista, hanno notevole importanza sul suono finale.

      Dai a due pianisti la stessa parte da suonare , con lo stesso pianoforte e nella stessa location, e sentirai due suoni diversi, ovviamente simili, eppure diversi. E lo stesso vale per la chitarra.

      Ecco perché non trovo valide le tue argomentazioni

      Sinceramente penso che se suoni la chitarra da 12 anni, queste cose dovrebbero esserti ormai chiare da un pezzo...
      No.
      Non è semplice questione di dinamica.
      Non stiamo parlando della velocity di una tastiera midi, ma di uno strumento enormemente complesso, per quanto possa apparire semplice.
      Il tocco di un pianista non si può ridurre al termine "dinamica".
      E il suono che percepisci cambia, eccome.
      Così come esistono clavicembalisti che creano un suono sullo strumento in maniera incredibile e altri che ti lasciano un po' perplesso. E lì lo strumentista non può nemmeno imprimere dinamica alle note, pensa te.

      Io credo che pensando alla chitarra ridurre la mano sinistra a mera esecutrice di note credo che sia enormemente limitante come discorso. La mano sinistra è vibrato, bending, controllo dell'intonazione (sconosciuto a moltissimi chitarristi), etc.
      L'esecuzione strumentale non è come il piano roll di un sequencer: nota e velocity.
      Le variabili sono moltissime, e quasi nessuna dipende direttamente dallo strumento, ma da chi lo sta usando.
      Violinista H-Pirla Scelto
      RME 802 - Apollo Twin - Cubase 11 - Uad Satellite Quad - Adam A5x Sub7 - Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500
      A parte che nel piano c'è anche un rilascio dei tasti, e già questo basterebbe a suonare in modo diverso da chiunque altro.
      Poi ci sarebbe il pedale del sustain, ma anche il timing dell'esecuzione, e la libertà di anticipare o ritardare una nota di tempi impercettibili che contribuiscono allo stile e all'espressione di un brano, e sono solo le prime cose che mi vengono in mente, se non suoni da ieri è strano che tu non ci abbia pensato.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Perché tu stai pensando al pianoforte in maniera semplicistica.
      E credi che il martelletto che colpisce la corda lo faccia in maniera "asettica", tipo ON / OFF e relativa VELOCITY.
      Non è così, te lo assicuro.
      Un martelletto colpirà la corda in maniera differente anche in base a "come" premi il tasto, non solo a "quanto" lo premi.

      Non a caso è importante lo studio della posizione delle mani sullo strumento, la posizione delle dita in relazione ai tasti.
      Per tacere poi dell'utilizzo dei pedali.
      Senza contare infine che il suono finale non è la semplice somma delle singole note, ma è importantissimo anche la "sincronizzazione" delle stesse, che permette spesso una diversa percezione del rumore dei martelletti, ad esempio, o una diversa pasta di suono derivante dalle risonanze dello strumento che si evolvono in maniera diversa.
      Sono concetti banali, ma che presuppongono una minima conoscenza dello strumento e soprattutto una abitudine all'ascolto.

      Quanti concerti per pianoforte hai sentito, in vita tua?
      Violinista H-Pirla Scelto
      RME 802 - Apollo Twin - Cubase 11 - Uad Satellite Quad - Adam A5x Sub7 - Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500

      Pilloso wrote:

      A parte che nel piano c'è anche un rilascio dei tasti, e già questo basterebbe a suonare in modo diverso da chiunque altro.
      Poi ci sarebbe il pedale del sustain, ma anche il timing dell'esecuzione, e la libertà di anticipare o ritardare una nota di tempi impercettibili che contribuiscono allo stile e all'espressione di un brano, e sono solo le prime cose che mi vengono in mente, se non suoni da ieri è strano che tu non ci abbia pensato.


      Per me il timing non fa parte direttamente del suono, a meno che per suono non si voglia intendere tutta l'esecuzione. Il rilascio fa parte della dinamica.

      Io la pensavo come l'altro utente sulla questione, ma mi pare di fatto che nella chitarra l'intonazione della nota si ottenga più che altro con una giusta posizione delle dita sulla tastiera. Poi se imparo qualcosa sono contento.


      Angix wrote:

      Perché tu stai pensando al pianoforte in maniera semplicistica.
      E credi che il martelletto che colpisce la corda lo faccia in maniera "asettica", tipo ON / OFF e relativa VELOCITY.
      Non è così, te lo assicuro.
      Un martelletto colpirà la corda in maniera differente anche in base a "come" premi il tasto, non solo a "quanto" lo premi.

      Non a caso è importante lo studio della posizione delle mani sullo strumento, la posizione delle dita in relazione ai tasti.
      Per tacere poi dell'utilizzo dei pedali.
      Senza contare infine che il suono finale non è la semplice somma delle singole note, ma è importantissimo anche la "sincronizzazione" delle stesse, che permette spesso una diversa percezione del rumore dei martelletti, ad esempio, o una diversa pasta di suono derivante dalle risonanze dello strumento che si evolvono in maniera diversa.
      Sono concetti banali, ma che presuppongono una minima conoscenza dello strumento e soprattutto una abitudine all'ascolto.

      Quanti concerti per pianoforte hai sentito, in vita tua?


      Il martelletto colpirà in tanti modi le corde proprio come io posso plettrare o pizzicare le corde in un milione di modi. Io non sto svilendo l'esecuzione al pianoforte


      Il timing fa parte eccome direttamente del suono, proprio perché il suono del pianoforte, come di qualsiasi altro strumento, è composto in larga parte da risonanze tra le corde stesse.
      Ed è uno dei motivi per cui l'utilizzo differente del pedale (che ricordo NON è un semplice ON/OFF) impatta pesantemente sul suono.
      Una diversa successione di esecuzione delle note fa interagire le corde in maniera diversa, anche a parità di "dinamica".
      Violinista H-Pirla Scelto
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      alefunk wrote:



      Il martelletto colpirà in tanti modi le corde proprio come io posso plettrare o pizzicare le corde in un milione di modi. Io non sto svilendo l'esecuzione al pianoforte


      Allora concorderai sul fatto che definire questo milione di modi di colpire la corda come "dinamica" è estremamente riduttivo.
      La dinamica è solo una parte delle modalità differenti di queste combinazioni e ne esprime sono alcune dimensioni.

      Per cui:
      "Dai a due pianisti la stessa parte da suonare , con lo stesso pianoforte e nella stessa location, e sentirai due suoni diversi, ovviamente simili, eppure diversi. E lo stesso vale per la chitarra."

      Per forza, la dinamica è diversa.


      Direi: la dinamica e altre 200 cose sono diverse
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      Angix wrote:

      alefunk wrote:



      Il martelletto colpirà in tanti modi le corde proprio come io posso plettrare o pizzicare le corde in un milione di modi. Io non sto svilendo l'esecuzione al pianoforte


      Allora concorderai sul fatto che definire questo milione di modi di colpire la corda come "dinamica" è estremamente riduttivo.
      La dinamica è solo una parte delle modalità differenti di queste combinazioni e ne esprime sono alcune dimensioni.


      Sì certo,ma questa parte infatti fa parte dei compiti della mano destra nella chitarra


      Angix wrote:

      Il timing fa parte eccome direttamente del suono, proprio perché il suono del pianoforte, come di qualsiasi altro strumento, è composto in larga parte da risonanze tra le corde stesse.
      Ed è uno dei motivi per cui l'utilizzo differente del pedale (che ricordo NON è un semplice ON/OFF) impatta pesantemente sul suono.
      Una diversa successione di esecuzione delle note fa interagire le corde in maniera diversa, anche a parità di "dinamica".



      Vero, quindi il suono è tutta l'esecuzione


      Ale tu ragioni in modo enciclopedico magari pensando alla singola nota, ma i fattori che si mescolano sono molti, soprattutto se consideriamo l'esecuzione di più note. Chitarristicamente parlando , in maniera enciclopedica come vuoi tu,prendendo in esame una sola singola nota, entrano in gioco:
      Per la mano sx: timing, precisione con cui viene schiacciato il tasto, forza, eventuale microbending a seconda di come si schiaccia la nota ecc.
      Per la mano dx : timing,forza con cui si percuote la corda, punto in cui viene percossa la corda sulla sua lunghezza , parte del dito che tocca la corda o del plettro e posizione e angolazione dello stesso ecc ecc

      E mille altre microsfumature che non ho voglia di provare ad elencare

      E parliamo della singola nota, moltiplica per 6 corde e 5dita e capisci che è impossibile che esistano due esecuzioni che suonano uguali

      Se consideri addirittura l'esecuzione di un intera parte suonata, peggio ancora
      e meno male che si stava parlando dei modelli principali di chitarre elettriche...
      La domanda di Ma.rio era precisa e non si presta minimamente a fraintendimenti.
      @alefunk tutta questa pippa sul pianoforte non c'entra un c@zzo, apri un'altra discussione se vuoi parlare di questo.
      poi, quando scrivi:
      "Il proprio suono nella chitarra elettrica non esiste. Bisogna saper variare con la mano destra e i vibrati, stop.
      Il suono lo costruisci sperimentando amplificatori, chitarre ed effetti."
      ti contraddici da solo in sole due frasi, e comunque, nessuna di queste due affermazioni afferma qualcosa di diverso da quello che si stava dicendo.
      è evidente che hai carenze basilari sulla comprensione di un testo.
      Paolo Piovesan
      “I’ve certainly spent many hours with finicky artists trying different vocal mics, all of which sound remarkably similar, and all I have to say is that I felt it was a waste of time.”
      – Alan Parsons