Simone Altieri (album)

    This site uses cookies. By continuing to browse this site, you are agreeing to our use of cookies. More details

      Musicalmente ho poco da appuntarti, si sente che sei ispirato, mi piacciono in particolare le ballate, meno i pezzi veloci come "alluminio malattia" che sembrano meno "tuoi", infatti snaturi anche la voce.
      TI ispiri a un sound rudimentale datato, che oggi comunque può andare bene per delle produzioni indipendenti quando è una precisa scelta artistica, una scelta che sicuramente ti permette di mettere a frutto anche mezzi modesti, con una voce molto effettata e sottile, e tutte tracce un po' confuse e lontane, viene fuori un gioco apprezzabile, però attenzione a non esagerare: certi rapporti tra i volumi degli strumenti andrebbero curati meglio, e anche se non sei obbligato a fare tutto a metronomo, bisogna che le tracce abbiano un riferimento ritmico più preciso, non puoi avere strumenti che inciampano tra loro sui quarti o mancare dei rullanti perché anche se fosse voluto, chi ascolta lo percepisce come errore.
      Ogni brano ha un suono abbastanza azzeccato per il genere (ad esempio il basso vintage e percussioni su "La strada") e altri purtroppo non proprio a loro agio nel mix, se tu riuscissi a prendere il migliore di ciascuno e gestirli in modo più coerente e ordinato nei vari pezzi, sicuramente avresti un netto miglioramento, si percepisce che per ora sei arrivato ad alcune cose per tentativi, ma è solo un fatto di esperienza.
      Di buono si sente già una volontà e un filo conduttore tra i brani, ma puoi lavorare ancora più in ottica di album e rendere più percettibile questa organicità.
      In generale il suono è un po' troppo spostato sulle alte e debole in basso, se ascolti i primi album della PFM puoi confrontare le curve e andare in quella direzione per bilanciare meglio, ti ho citato la prima cosa con sonorità simili che mi è venuta in mente, se ti ispiri a quell'epoca puoi sistemare molto con piccole correzioni, se cercassi un sound moderno ovviamente andrebbe rivisto tutto a fondo.
      Come vedi non faccio un processo alla tecnologia, anzi penso che tu abbia registato con le cose giuste per il tuo scopo, puoi invece migliorare sull'esecuzione e sui mix, usando ciò che già hai.
      Ciò non toglie quanto si diceva altrove, le attrezzature costose servono per risultati importanti in diversi generi moderni o non, ma sicuramente il tuo è un buon esempio di quanto si può fare anche con poco mettendo in primo piano la musica, però non ti accontentare, hai del margine di miglioramento, che secondo me è sempre una buona cosa.
      Spero di esserti stato utile.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      Simone189 wrote:

      @Pilloso non ho ben capito cosa vuoi dirmi ma mi sembra che apprezzi i pezzi più tradizionali, mi fa piacere.

      Sì certamente, per voce, naturalezza e sonorità tue, trovo che funzioni tutto meglio nelle ballate e brani melodici.

      Simone189 wrote:

      Non ho cercato di seguire uno stile, se può sembrare datato forse è perché mal sopporto gli effetti

      Beh in realtà tra moderno o datato non è che sia questione di effetti, cambia un po' tutto, microfonazione ed effetto di prossimità, scelte di suoni in genere e tanta altra roba, comunque non c'è una scelta giusta o sbagliata, per quello che fai va bene così, devi solo curare un po' di più le esecuzioni e soprattutto i mix.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Certo avendo dei musicisti che mi seguono o avendo fatto un corso di mix sarebbe stato tutto più semplice ma non è l'ultimo album, i prossimi pezzi probabilmente saranno più fondati sul suono pulito e meno sull' arrangiamento, perché avrò un obiettivo artistico
      Mi piace. Sono un pò i miei suoni. Esaltante per me i primi 20 sec. di “Dio Trasformato” mi ricorda i lavori di Helios Creed o gli enormi Crome.
      Preferisco meno le ballate perchè si appoggiano ad un “seppur minimale” arrangiamento. Se continui sui suoni acustici proverei ad inserire la voce sui suoni invece di creargli degli spazi. Più free-form insomma.
      Oltretutto potresti provare a distruggerla con un Ohmforce Ohmicide distortion o simili.
      Non entro nel merito dei suoni per produzioni indipendenti, ognuno ha i suoni “suoni”, ma manca un pò di profondità e tridimensionalità. Se non ami i plugin prova mettere qualche microfono in più e registrare le chitarre in garage profondi o per la tromba delle scale… :D
      @Teleborian

      Ma sai che pensavo la stessa cosa? Passavo i primi mesi a cercare di rendere anecoica la postazione mentre mi sono accorto che più mi piaceva la stanza (reale) più si sentiva bella dentro al mix...

      Io quello che non ho capito è perché fino agli anni 90 la voce mono era definita accettabile, la gente s'è l'ascoltava e io la ascolto ancora e non mi da nessun problema , si registrava tipo con un microfono anche dinamico una voce o addirittura un gruppo di voci, la gente l'ascolta ancora adesso come successi del passato senza dire niente ma se si mette una voce mono in un pezzo moderno sembra un'eresia

      Sto valutando seriamente il consiglio di mettere un leggero overdrive sulla voce.

      Per "voce sui suoni" cosa intendi?
      Simone, guarda che nel 99,99% dei brani di oggi la voce è mono e al centro.
      Anzi era più facile trovare esperimenti di voce pannata nel rock-prog anni 60-70, poi basta, lo standard assoluto è la voce centrale e mono.
      Al massimo c'è chi aggiunge un riverbero stereo per dare un poco di spazialità, ma parliamo di sfumature, finezze, comunque questione di scelte, la traccia rimane mono dalla ripresa al mix.
      Per il resto si torna al discorso dei generi, quello che usi tu va bene per quello che fai tu, ma dagli anni 50-60 in poi i crooner usano quasi esclusivamente microfoni a condensatore e anche della qualità più alta, perché catturare dettagli e voce naturale in alcuni generi è un must, e quelle cose coi dinamici non le fai.
      Dove invece ti serve la voce rude, grezza, polverosa (tanto che stai pensando di metterci un overdrive) il dinamico può anche andare meglio del condensatore perché va già in direzione del suono più sporco e impreciso.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.

      Post was edited 2 times, last by “Pilloso” ().

      Pilloso ... "dagli anni 50-60 in poi i crooner usano quasi esclusivamente microfoni a condensatore e anche della qualità più alta"
      usavano sopratutto microfoni a nastro, quelli a nastro lungo e magari in pre valvolari ...
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !
      Si voce, strumenti monofonici anche fino alla musica degli anni 90 né trovo a bizzeffe e andavano bene, poi d'un tratto riverberi, stereofonie è cambiato tutto ma io non lo vedo come chissà quale miglioramento , anzi lo vedrei un metodo più adatto alla musica d'avanguardia e quella elettronica piuttosto che al country rock
      Non so cosa intendi per voci stereofoniche, coi riverberi aggiungi giusto coloriture che se non te lo dicono non te ne accorgi neanche.
      Per il resto non so se definirei il tuo genere country rock, se penso a cosa è il country rock e dove è nato discograficamente, erano e ancora sono grosse produzioni, che altro che il microfono dinamico, con uno dei loro ci si comprano tutti i nostri.
      Il tuo lo vedo più vicino al grunge semi-acustico, o indie, anche se non è poi indispensabile etichettarsi in un genere.
      Siamo tutti sulla stessa Bark.
      Per "voce sui suoni" cosa intendi?

      …intendevo di provare (ma era solo un idea…) ad appoggiare la voce sulle base sonora senza ammorbidire l’arrangiamento tipico della musica pop. Casomai con una punta leggera di automazione in sottrazione della base quando canti. Visto che come dicevi hai intenzione di sperimentare. Insomma più in direzione della “drone” music e, questo forse è un pò troppo… verso i suoni industrial.
      @Teleborian è un bel consiglio, i mezzi moderni sono immensi, tanto che è facile perdersi.
      Preferisco rimanere riassuntivo nell'ambito "voce e chitarra" e di "ciò che posso suonare"

      tutto il tempo che non ho perso nel registrare "Dio Trasformato" lo sto perdendo adesso nel fare la versione acustica; l'ho perso dietro agli effetti. Il 33% del pezzo è un bel esperimento, l'altro 67% è sbattimento per renderlo accessibile al pubblico e poi per renderlo accessibile a me se voglio suonare.

      Riguardo al genere industrial , c'è da fare una scelta di campo, il messaggio che dai è il medesimo a prescindere dal mezzo, il potere dell'arte è questo.
      L'orecchio umano moderno è viziato e ha bisogno quasi di essere violentato per far passare un messaggio diverso da quello usuale e in questo la tecnica è un po' usare "le maniere forti". Se mi vado a fossilizzare su un modo di fare musica, imparo i mezzi e riesco ad abbattere un po' dei muri che fungono da barriere culturali tra le persone ma anche me ne sarò costruite alcune e la "libertà espressiva" che doveva essere il messaggio e il messaggero, diventa "non più tanto libera" e incatenata. E perde gran parte della vitalità che gli aveva dato anima.
      Se un altro non è capace o non si interessa alla modalità espressiva con cui dico qualcosa non è che posso arrivare a tutti. Perderà qualcosa che altri per merito o per casualità riceveranno
      Se ascoltiamo le produzioni del passato, nemmeno tanto lontane nel tempo, possiamo avere un termine di paragone sul quale costruire una "paradigma formale" che definisca "la qualità della musica"?

      Pongo questa domanda a coloro i quali, intervenuti in questo thread, hanno cercato di essere positivi verso il buon Simone. C'è, tanto per esser chiari, un modo per stabilire, al di là del gusto personale, se un musicista è nella giusta direzione (si, quale?), se abbia o meno il talento, le capacità tecniche ed artistiche, per esprimere in maniera "piacevolmente fruibile" la sua personalità, la sua precisa, univoca eventualmente, identità musicale? E di riflesso, anche senza un corposo successo di ascolti e pubblico, di like e cuoricini, raggiungere l'ascoltatore, anche quello più smaliziato, alla ricerca di novità, e suscitare, se non emozioni, almeno qualche apprezzamento?

      Mi fa piacere che qualcuno sia intervenuto in modo costruttivo. Segno di profondo rispetto verso il tempo, le risorse, le idee investite nella creazione di un brano, addirittura di un intero album, con annessi e connessi. Qualcuno, che stimo capace di entrare senza fastidiose gambe tese, ma più calato nelle necessità produttive e qualitative del "mercato" suppongo si sia astenuto.

      Astenuto dal dire cosa?

      Io apprezzo sempre lo sforzo e l'impegno nell'autoproduzione. La mia scuola personale, lunga circa un quarto di secolo, priva di certificazione di successo, è densa di questa logica del fare musica. Sia a livello personale che conto terzi. Quindi, per esempio Pilloso, è stato molto "carino" ad esprimere non un giudizio quanto una sorta di educato "sollecito" a Simone invitandolo ad evitare alcune cose, che sostanzialmente sono errori, ed altre che, aggiungo io, sono frutto di inesperienza e credo/spero di poterlo dire senza offendere nessuno.

      Poi però devo essere franco: in nessuno dei brani proposti trovo che ci sia qualcosa che raggiunga e stimoli la mia parte di "ascoltone" alla ricerca di qualcosa, se non di nuovo, che pur rifacendosi a canoni e stili del passato, susciti qualche particolare emozione positiva. Ma nemmeno negativa. Non penso e, quindi, non dico che si tratti di musica irricevibile (per non dire peggio ed essere gratuitamente volgare).

      Scusate se mi sono permesso di entrare in questa discussione: Simone non prendertela per quello che ho scritto perchè, mi ripeto, io apprezzo molto il corollario delle azioni necessarie che ti ha consentito di realizzare quest'opera. Per questo meriti la mia stima più autentica e, come in altre parole ha detto Pilloso, se sei determinato ad andare avanti, ed hai voglia di crescere, anche io ritengo ci siano alcuni dei presupposti necessari per cui ciò accada.

      In realtà ho colto questa occasione invece che aprire un altro thread, probabilmente paragonabile ad altri già aperti ed ampiamente discussi, circa le condizioni in cui versa il "mondo musicale",nostrano e non, quantomeno in ambito non accademico o estremamente esclusivo e di avanguardia. Parliamo, se volete, di musica "ex-leggera" o pop o insomma che abbia un qualche carattere predominante di fruibilità, di larga comprensione, condivisione e, alla fine che veicoli e susciti emozioni autentiche, che, magari, abbia il giusto peso evocativo nell'immaginario personale e collettivo.

      Mi capita spesso di ascoltare alcuni brani via faccialibro o iutubb, alcuni sponsorizzati altri no, ma, insomma, faccio fatica a comprendere quali sono le ragioni che spingano alcune persone, sebbene evidentemente molto motivate, a tentare la carta dell'esposizione pubblica per brani che non posso evitare di confrontare con un certo tipo di produzioni, come sostenevo all'inizio nella mia domanda introduttiva, e non trovare del tutto imparagonabili e quindi prive dello spessore necessario che possa allertare piacevolmente qualcuno degli ultimi neuroni sani rimasti a brancolare nel mio cranio.

      Immagino di correre il rischio di essere molto "relativista" in termini di definizioni qualitative. Ma a voi basti sapere che alcuni dei miei riferimenti passati non necessariamente erano produzioni legate alla presenza nei primi piani delle charts italiane ed internazionali. Tutt'altro. Sono stato decisamente "italoesterofilo" sin da bimbo e alcuni solisti, band dell'epoca - parlando di anni '70/'80/'90 - erano misconosciuti per molte delle mie amicizie/conoscenze. Per dire che non ho mai inteso correlare e proporzionare la qualità al successo di pubblico e tantomeno alle risorse necessarie a realizzare alcune produzioni dell'epoca.

      In definitiva, da quello che ascolto ultimamente sul piano della autoproduzione, o comunque del low-budget - che pare sia molto in voga in chiave di socializzazione della musica aprendo le porte della produzione ai meno sospetti - mi pare che, non essendo sufficiente quanto noto un generale appiattimento della qualità generale, del mainstream molto in stile "mordi e fuggi" caro a certi estimatori di talent e similari, ma anche delle produzioni a cura dei nomi più altisonanti dell'ultima generazione di artisti che han venduto, oltre che merchandising, anche CD o vinili in quantità industriali, il vuoto cosmico è ormai prossimo alle nostre orecchie. Ripeto: detto sempre con estremo rispetto, peraltro dovuto a mio avviso, verso le maestranze e le professionalità impegnate in questi progetti.

      Simone ha fatto un gran lavoro. Non mi piace ma ha la mia stima ed il mio apprezzamento. Tra le sue parole e la musica scelta per sostenere la sua comunicazione, non mi pare di vedere vuoti cosmici.

      Però ci sarebbe molto da fare e mi auguro, soprattutto per se stesso, abbia la determinazione e che si diverta nel farlo. Se ti diverti, al di là di tutto, forse in chiave "egoistica", sei al riparo da qualunque gamba tesa.

      Saluti a tutti.
      ...Musicalmente Parlando...
      Luigi, hai colto compiutamente la questione, e mi ritrovo nel tuo pensiero, forse perchè diversamente giovane ma nella mia capoccetta oramai pelata e tendente al bianco i pochi neuroni rimasti faticano (forse si sono consumati o stanno andando in estinzione) a comprendere la musica "moderna"
      Ho un nipote che si interessa alla musica e al recording, bravino, ha venduto anche qualche bit ma quando mi fà sentire i suoi pezzi mi anticipa sempre che non'è ben mixato perchè non è bravo, il mastering è approssimativo perchè non è bravo e così via ... Ascolta musica Trap e il cantato è solo i Rappato dove non conta l'armonia (non sanno neppure cos'è) ma conta il bit che pompa (sà usare bene il clipper) e il maggior numero di parole che riescono a mettere in una battua rigorosamente 4/4 perchè non ne conoscono altre. Non sanno suonare uno strumento, ne sanno cosa sia la teoria musicale esiste solo l'orecchio, spesso mal educato da ascolti di bassa qualità. Quello che conta sono i like e per raggiungerli investono più tempo e risorse nell'accompagnare le loro produzioni musicali, che esistono solo nel web, da immagini e filmati d'impatto, non investono in formazione personale ma pagano alcuni producer per inserirsi nei canali di loro interesse ... Anche perchè i producer, per accettarti nella loro corte, ti valutano solo per il numero di like o amici che hai sui social perchè non conta la qualità della produzione ma solo sei sei un forte veicolatore di contenuti ...
      ... penso che un sogno così non ritorni mai più !