Riascoltando Let it bleed dei Rolling Stones

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      Riascoltando Let it bleed dei Rolling Stones

      Essendomi recentemente immerso nella lettura dell'autobiografia di Keith Richards (da beatlesiano convinto :D ), ho ovviamente riascoltato un bel po' dei dischi "storici" degli Stones, che per fortuna posseggo nell'edizione in vinile oltre che in cd.
      Eh, sì, perché gli Stones VANNO ascoltati in vinile, per cogliere tutte le sfumature e il pathos di un sound che ad un'analisi superficiale potrebbe sembrarci datato e addirittura poco curato.

      "Let it bleed" esce nel dicembre del 1969, qualche mese dopo la morte del chitarrista Brian Jones, fondatore degli Stones ma ormai da tempo ai margini della band. Praticamente tutto il (magnifico) lavoro chitarristico è opera di Keith Richards, con i primi sporadici ma importanti interventi del nuovo chitarrista Mick Taylor, di chiara estrazione blues, mentre il contributo di Jones è limitatissimo e di scarsa importanza.
      Quindi più che mai un album firmato Jagger/Richards, dove il secondo canta per la prima volta da solista in un brano.
      L'album balzò al primo posto delle classifiche UK, spodestando Abbey Road dei Beatles (bei tempi).

      E' il secondo album segli Stones prodotto da Jimmy Miller, che aveva già lavorato con loro in Beggar's banquet e precedentemente con Traffic e Spencer Davis Group: dobbiamo specificare che il ruolo di Richards, in particolare, nella produzione degli album degli Stones è sempre stato fondamentale, a parte i primissimi episodi, anche perchè il loro primo produttore, Andrew Loog Oldham, era piuttosto un manager e non aveva il ruolo centrale nella produzione discografica che aveva ad esempio George Martin con i Beatles.
      Non a caso non sempre gli album degli Stones di questo periodo sono registrati nello stesso studio, addirittura comprendendo brani registrati in studi USA e UK (da grandi studi fino a piccoli studi, come nel caso di brani classici come Brown Sugar o Wild horses contenuti nel successivo Sticky Fingers).
      Quindi è verosimile parlare di produzione Miller/Richards (e di certo Jagger diceva la sua).

      Aiutandoci con Youtube (e raccomandando a chi fosse interessato di ascoltare per lo meno il cd!) scorriamo velocemente l'album: si inzia con la splendida e tenebrosa Gimme Shelter, caratterizzata da un'intro di chitarra con tremolo che definisce fin dall'inizio la cifra stilistica dell'album e il ruolo del chitarrista.
      Le accordature aperte la giocano da padrone lungo tutto il brano, e tutte la parti di chitarra sono riconducibili al solo Richards.
      L'ispirazione del testo, opera di Jagger, è, secondo le sue stesse parole, il periodo "veramente duro e violento" che stavano attraversando, sia in riferimento al momento socuiale (la guerra del Vietnam e gli scontri studenteschi del 1968-1969, ai quali avevano già dedicato Street Fightin' Man l'anno precedente) sia, certamente, a livello personale (la vita on the road, la morte di Jones, l'abuso sempre crescente di droghe e eccessi).
      Il brano fu registrato agli Olympic Studios di Londra, e oltre a Mick Jagger, Keith Richards, Bill Wyman (basso) e Charlie Watts (batteria) è certo che suonarono Nicky Hopkins (pianista in quel periodo stabilmente aggregato alla band anche in live), il produttore Jimmy Miller alle percusisoni e come ospite la cantante Merry Clayton (che "doppia" Jagger).
      Da alcuni critici (Greil Marcus di Rolling Stone) è stata considerata la migliore registrazione rock'n'roll di tutti i tempi, ed è proprio il sound della registrazione a colpire nel segno, ancor prima del brano. Gli Stones avevano fatto e forse fecero poi anche di meglio a livello compositivo, ma Gimme Shelter è una perla che risplende di luce propria, fotografia di un momento storico e allo stesso tempo si cristallizza attorno ad un suono proprio e inimitabile.

      Proseguiamo con Love in vain , notevole cover del brano originale di Robert Johnson del 1937, dove forse (ma potrebbe essere tutto Richards) alcune chitarre slide sono opera di Mick Taylor e dove è possibile ammirare l'istrionismo di Jagger, perfettamente a suo agio nei panni di bluesman nero, sia pure con varianti country. Se ascoltate il cd/vinile la registrazione dell'acustica di Richerad è portentosa tutt'oggi.

      Country honk , il momento forse più debole dell'album, è la versione originale e "country" della ben più importante Honky Tonk Women , trionfo delle accordature aperte di Richards e del drumming "alla Watts" (nonché dell'irriverenza di Jagger) , uscita come singolo alcuni mesi prima dell'album Let it bleed e proveniente dalle stesse sessioni (in studio pare fosse presente tra gli altri anche Glyn Johns, e chissà che il suono di cassa della versione "singolo" non sia opera sua).

      Ascoltando il suono di basso di Live with me si sente subito che è inusuale per gli Stones... e infatti al basso non è Bill Wyman bensì Keith Richards! Notare la bella registrazione ariosa (per gli standard Stones) della batteria. La traccia fu registrata in un solo giorno il 24 maggio 1969, tranne le parti di Mick Taylor aggiunte qualche settimana dopo, in occasione del suo ingresso nel gruppo; numerosi gli ospiti presenti, da Nicky Hopkins a Bobby Keys al sax.

      E arriviamo alla chiusura il gran stile della prima facciata, con la sporca e istrionica Let it bleed, uno dei testi più espliciti degli Stones , pieno di forme gergali per indicare... sesso, droga e (un po') di rock and roll. Ian Stewart (il sesto Stones, fondatore del gruppo ma di fatto estromesso per motivi di immagine e rimasto con loro come collaboratore più o meno fisso) suona il piano.

      L'inizio della facciata B è uno dei più bei e irriproducibili suoni di chitarra, l'attacco di Midnight Rambler , brano ispirato a Jagger e Richards (pare) durante un soggiorno in Italia. La registrazione, sempre agli Olympic Studios, è uno delle prime dell'album, e vede ancora la partecipazione (forse l'ultima in assoluto) di Brian Jones nelle vesti di percussionista, a fianco di Wyman e Watts.
      Tutte le chitarre sono suonate invece da Richards, che utilizza un'accordatura normale per il riff principale e accordature aperte per le slide sovrincise. Il brano diventerà uno dei più importanti nel repertorio live della band.

      Proseguiamo con You got the silver (guardatevi il video con le immagini in studio), che vede per la prima volta Richards nel ruolo di voce solista (non scontato in un gruppo dove il cantante si chiama Mick Jagger) . A mio parere qui ci sono alcune delle acustiche più belle mai registrate dagli Stones (e non solo), certo sono gusti personali...
      Esiste anche una versione cantata da Mick Jagger , rilasciata come bootleg; la versione di Richards, a mio gusto superiore, oltre che nell'album Let it bleed, fu inclusa nel film Zabriskie Point di Michelangelo Anotnioni (assieme a brani dei Pink Floyd).

      Il penultimo brano di quest'album è la cupa Monkey Man , uno dei miei brani in assoluto preferiti degli Stones, con un grande Jagger e con un "solo di chitarra ritmica" che riassume in sé tutto il chitarrismo di Richards, mentre la ritmica di Wyman e Watts è assolutamente in stile, essenziale ed incisiva.

      Arriviamo quindi alla chiusura, la fortunata You Can't Always Get what you want , opera sostanzialmente di Mick Jagger con la collaborazione di Richards (ma sempre a doppia firma), rilasciata come singolo dell'album e citata (ad esmepio) nella colonna sonora de Il grande freddo.
      In realtà il brano fu registrato agli Olympic tra il 16 e il 17 novembre 1968, cioè oltre 1 anno prima l'uscita di Let it bleed, e vede il produttore Jimmy Miller alla batteria, oltre a Hopkins al piano e altri ospiti.
      All'inizio del brano (ma non nella versione linkata, che è tagliata) (e nel finale) sentiamo il London Bach Choir (un coro classico).
      Una chisura degna per un grande album, da (ri)ascoltare.

      enjoy :)

      Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “grungelizer” ().

      grunge....ti sei fatto una canna? :D

      scherzo...ottima rece e soprattutto mi hai fatto venir voglia di tirar fuori i dischi (in vinile ovviamente) dei nostri che vidi al wembley stadium nel lontano 4/7/1990 in occasione dell'URBAN JUNGLE!!!!

      spettacolo

      ciao

      v

      ........_o
      ......_\ \>,
      ....(_)/(_)

      vakkagj ha scritto:

      ottima rece e soprattutto mi hai fatto venir voglia di tirar fuori i dischi (in vinile ovviamente) dei nostri che vidi al wembley stadium nel lontano 4/7/1990 in occasione dell'URBAN JUNGLE!!!!

      :) :) :)
      beato te!
      io mai visti dal vivo, purtoppo quando dovevano venire a Firenze nel 1982 la Fiorentina (e i beceri fiorentini) protestarono e non dettero lo stadio... e io ero troppo piccolo per emigrare da qualche altra parte :D

      grungelizer ha scritto:

      vakkagj ha scritto:

      ottima rece e soprattutto mi hai fatto venir voglia di tirar fuori i dischi (in vinile ovviamente) dei nostri che vidi al wembley stadium nel lontano 4/7/1990 in occasione dell'URBAN JUNGLE!!!!

      :) :) :)
      beato te!
      io mai visti dal vivo, purtoppo quando dovevano venire a Firenze nel 1982 la Fiorentina (e i beceri fiorentini) protestarono e non dettero lo stadio... e io ero troppo piccolo per emigrare da qualche altra parte :D


      stai attento che sono un viola e nell'81/82 la fiorentina ha pure rischiato di vincere il campionato ^^ :D

      ........_o
      ......_\ \>,
      ....(_)/(_)

      F.Blues ha scritto:

      Beast of burden (Some Girls 1978 )

      Buongustaio... però in tutta sincerità a mio gusto gli Stones sono più o meno finiti con Exile on main street, poi hanno ancora tirato fuori qualche brano grandioso (basti pensare a Start me up, qualcosa di Emotional rescue, o la splendida Time waits for no one), ma in sostanza hanno perso la loro anima.
      Ma questo è un altro discorso :)
      Ma questo è un altro discorso
      si infatti e anche questa volta non saremmo d'accordo, gusti comunque, a me li mettevano praticamente nella culla, all'uscita di scuola alle elementari, parliamo del '75, mi prendeva mio fratello con dyane arancione e stones a tempesta e non solo, si sono visti i risultati :rolleyes: :D
      Twangster

      Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “F.Blues” ().

      Bellissima e accurata recensione!!
      Concordo sul fatto che l'ascolto in vinile trasmetta delle sensazioni inusitate, difficilmente riproducibili in cd.
      Con la mitica scritta "This record should be played loud". Mai consiglio fu più ascoltato.... :thumbsup: