Grant Lee Buffalo - Monografia

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      Grant Lee Buffalo - Monografia



      C'era una volta in America...


      E' impossibile separare la storia dei Buffalo, a parer di chi scrive una delle più grandi band d'oltreoceano, da quella del loro leader Grant Lee Phillips. Nacque a Stockton, California, nel 1963, e crebbe a Bakersfield, la città in cui negli anni 30/40 convergevano gli emigranti degli stati interni, quelli flagellati dalle tempeste di polvere di cui parla Woody Guthrie, e da cui proviene anche la sua famiglia. Un america ben lontana dalle luci di Hollywood e dai circoli intellettuali di San Francisco, un america fatta di auto convertibili, lunghi spostamenti da uno stato all'altro per cercare lavoro, insicurezza economica; l'america contadina e periferica. Unite tutto ciò alle sue origini Cherokee (sua bisnonna) e avrete già una perfetta visione dell'immaginario che sta dietro alla loro musica.

      Il giovane Grant, non ancora ventenne, partì alla volta della città degli angeli, con un solo desiderio: entrare in una band.

      "All' epoca, in quella Los Angeles, non c'era niente di più facile. Ti bastava entrare in un concerto, prenderti una birra con un paio di persone del pubblico, e via, avevi già formato la tua band..." (G.L. Phillips)


      Se di giorno il nostro si mantiene ricoprendo di catrame i tetti delle case e frequentando un corso serale alla UCLA, è di notte che le cose si fanno interessanti per noi divoratori di musica. Insieme ad un suo vecchio amico, Jeffery Clark, un venditore di hi-fi, Paul Kimble, ed un factotum per necessità, Joey Peters, fonda gli Shiva Burlesque, con i quali incide due dischi dal sound di difficile catalogazione, uno strano incrocio tra folk-rock e post-punk, forti di un suono ombroso e affascinante ma forse troppo presi dal voler mischiare cose troppo diverse tra loro.

      Abbandonato il progetto nel 1989, il nostro si porta dietro la sezione ritmica dei Burlesque (ma non solo, infatti Paul Kimble è, oltre a bassista, tastierista e produttore) per fondare la sua creatura più conosciuta. E' una gestazione lunga, fatta di anni di litigate e compromessi faticosissimi, alla ricerca di uno stile personale, il suono giusto e la vera "voce" del gruppo.

      E' il 1993 quando la band da alle stampe Fuzzy:




      Uscito a marchio Slash/Reprise (come tutte le 4 uscite della band), è un disco meraviglioso, "un insieme di canzoni, anni, sudore e sogni", nelle parole dei loro autori; la band, decisamente lontana dalle strade prese dal rock di quella decade, punta decisa a riscoprire le radici della canzone americana, passando da Dylan a Lou Reed, attraversando band come Gun Club e Green On Red. L'impianto di base è fondamentalmente acustico, reso accattivante da spruzzate ad hoc di distorsione carica di fuzz. Alternative Folk? Le definizioni lasciano il tempo che trovano, le canzoni parlano per sè: melodie semplici ma mai scontate, lirismo di grande impatto, produzione di gran pregio. Sembra decisamente di avere a che fare con una band di consumati professionisti e non con degli esordienti. Su tutto il disco è comunque la voce di Grant a far da padrone: una voce STRAORDINARIA, bellissima, perfettamente centrata tra tonalità "basse" (un Lou Reed con voglia di cantare) e alte (falsetto degno del miglior Jeff Buckley), passando per uno strano incrocio tra lo Springsteen maturo e il giovane Vedder... sono comunque paragoni frustranti, la voce di Phillips è semplicemente magnifica, capace di far schizzare pezzi come la title track,la sognante Stars'n' Stripes o la swingante The Shining Hour verso vette emotive sconosciute ai più. Ma è tutto il disco ad essere una perla. 11 pezzi perfetti.


      Purtroppo per loro, in quegli anni la scena è dominata da ben altri sounds, e nonostante una menzione particolare di Michael Stipe dei R.E.M., che giudica il disco il migliore dell'anno e tour di supporto alla band di Athens, sono decisamente in pochi ad accorgersi di questo album.


      Dopo solo un anno la band diede alle stampe il suo secondo lavoro, Mighty Joe Moon:



      Per gran parte della critica è questo il loro capolavoro. Il disco è perfettamente diviso tra la loro vena più puramente cantautorale (la title track, l'intensa Happiness, It's the Life) e quella apocalittica, maestosa, di pezzi come la bellissima Lone Star Song o Sing Along. In mezzo si pose il pezzo che avrebbe potuto essere la svolta della loro carriera, la delicatissima e struggente Mockingbirds con arrangiamento di beatlesiana memoria, forte addirittura di un videoclip a firma Anton Corbijn, trasmesso su Mtv (!). Insomma, tutte le carte in regola per fare il fatidico botto.


      Ma quel botto non ci fu mai.

      Uscirono altri due lavori a nome Grant Lee Buffalo, Copperopolis del 1996 e Jubilee (1998 ), quest'ultimo registrato senza Paul Kimble, entrambi buonissimi ma certamente lontani dallo splendore di Fuzzy e MJM.
      La band ufficialmente si sciolse nel 1999. Da allora Phillips ha iniziato a mettere assieme una carriera solista di tutto rispetto, arrivata con il recente Little Moon (2009) alla sesta uscita.

      Curiosità: lo troviamo nel cast di Gilmore Girls (in italia "Una Mamma per Amica") dove interpreta il ruolo a lui decisamente congeniale di un busker.



      All and all the world is small enough for both of us
      To meet upon the interstate waiting on a train
      And just when those big arms lift up fall in love with no time to say it...
      I'm not really here.
      Mi fa piacere, sono una delle mie band preferite. Purtroppo famosa solo tra "gli addetti ai lavori", ovvero tutto ciò che un musicista non vorrebbe per sè :D

      Anche a livello di pura produzione sono un riferimento, Fuzzy ha delle chitarre acustiche spettacolari. Poi, come ho già detto su, la voce di Phillips per me è pura magia. Ascoltare una Stars 'n' Stripes ti trasporta direttamente nei racconti on the road di Kerouac, a fare autostop nella Highway 61...
      I'm not really here.

      Sickman. ha scritto:

      Curiosità: lo troviamo nel cast di Gilmore Girls (in italia "Una Mamma per Amica") dove interpreta il ruolo a lui decisamente congeniale di un busker.

      Ottimo Sickman! e grandissimo Grant Lee Phillips.
      L'ho conosciuto attraverso quel telefilm! Lui, i "The Shins" e anche altri...

      Curiosità della curiosità (spero di non essere troppo ot): un altro musicista comparsa fissa del telefim era il cantante degli Skid Row, Sebastian Bach.
      "...in viaggio dal mare di fango al muro di suono..."

      Raw Attitude - Crude Rock'n Roll Band - FB Page - ReverbNation Page
      Tra i miei gruppi preferiti e dai quali quali ho sempre tratto maggior ispirazione. I primi due dischi sono bellissimi, è gran scuola di musica americana.
      Difficile ascoltarli e non prendere una chitarra acustica i dieci minuti successivi.
      Lo stesso effetto mi capita con Ry Cooder ma lui è un mostro sacro.

      Ottimo tread!
      Analog and digital mixing.
      Blues Cave Studio

      dancok ha scritto:

      Tra i miei gruppi preferiti e dai quali quali ho sempre tratto maggior ispirazione. I primi due dischi sono bellissimi, è gran scuola di musica americana.
      Difficile ascoltarli e non prendere una chitarra acustica i dieci minuti successivi.
      Lo stesso effetto mi capita con Ry Cooder ma lui è un mostro sacro.



      Succede lo stesso a me, Grant Lee è uno di quelli che ti fa amare l'acustica; gli bastano due accordi per portarti tra le blue highways.

      Comunque sono contento, trovare fan dei Buffalo non è semplice (purtroppo); per me sono una delle most underrated band of all time.

      Tra l'altro da poco fecero qualche data in europa, a distanza di una dozzina d'anni... mi piange il cuore non esserci potuto andare!
      I'm not really here.
      Li ho conosciuti diversi anni fa insieme a gruppi desertici come Calexico, Gomez, God Speed you the black Emperor e company (quest'ultimi visti dal vivo l'anno scorso, fiumi di emozioni), per non parlare del geniale Vic Chesnutt, che riposi in pace. Tutte band poco conosciute qui in Italia ... purtroppo, aggiungo anch'io.
      Rimasi innamorato subito delle voci e della semplicità dei G. Buffalo, gran musicisti. Per un periodo non facevo altro che ascoltare Mighty Joe Moon a ripetizione ...

      La magia di questi album prende vita nel momento in cui, ogni volta che si riascoltano i pezzi, anche a distanza di tempo, ti emozionano come la prima volta e "ti insegnano".
      Un altro gruppo sui generis, ma qui siamo sul versante British, sono i Mojave 3. Consiglio soltanto due dischi, il primo "Ask me tomorrow", dalla semplicità imbarazzante, pulito e scarno, e il quarto lavoro "Spoon and Rafter", più maturo ed elaborato, produzione Abbey Road su nastro e microfoni d'annata, sonorità di un calore meraviglioso ed arrangiamenti al limite del capolavoro.
      Analog and digital mixing.
      Blues Cave Studio
      Visto che siamo passati alle segnalazioni vorrei citare anche gli alfieri dell' "Alternative Country" (schifo di definizione ma li hanno chiamati così....)
      i Jayhawks: soprattutto in quelli che ritengo essere i loro album migliori, Hollywood town hall (1992) e Tomorrow the green grass (1995).
      Il gruppo è caratterizzato da una mistura di rock, pop è country che in particolar modo nell'alchimia che si crea nelle armonizzazioni tra i due cananti Mark Olson e Gary Louris è capace di creare quell'atmosfera "Americana" da traversata del deserto...

      Sono stati la mia colonna sonora nel viaggio Las Vegas - Los Angeles durante il viaggio di nozze :))

      Olson e Louris sono usciti anche qualche anno fa con un disco acustico molto apprezzabile: Ready for the flood
      "...in viaggio dal mare di fango al muro di suono..."

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      Grazie a voi ragazzi, è un piacere trovare così tanti fan dei Buffalo.

      @MiKoPeN

      Copperopolis l'ho comprato proprio da poco, ci sono pezzi da brivido (tipo Homespun). Comunque condivido ovviamente il pensiero, questa è Musica bel-lis-si-ma e chiunque dovrebbe ascoltarla.

      @Zen

      Mi fa piacerissimo :D
      I'm not really here.