Live mixing 4 all - guida da zero

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    Live mixing 4 all - guida da zero

    A me gli occhi, ragazzi. Non siete più dietro lo schermo del PC, siete in un pub, in un tendone, in una piazza, in uno stadio e davanti a voi c'è un bellissimo banco ANALOGICO, e il gruppo è sul palco pronto per il sound-check.

    Un momento: perché un banco analogico?
    Perché i banchi analogici sono ancora molto diffusi, ma soprattutto perché se uno ha chiaro in testa cosa fa ogni singolo controllo del banco analogico poi, salvo i limiti delle interfacce, in brevissimo si troverà a suo agio con qualsiasi (QUALSIASI) banco digitale.


    Quindi... sotto!!

    Operazioni preliminari: accennate brevemente, saranno trattate adeguatamente in altri thread.

    - localizzare il master fader, cioè il potenziometro che regola l'emissione del suono dai connettori master out, o stereo out, o mix out e metterlo al minimo.

    - ascoltare l'impianto con musica che conoscete bene, e, se disponibile, equalizzatelo con un equalizzatore grafico.


    Il mixer - sezione canali input:

    Come dice il nome, il mixer MISCELA i segnali provenienti dai vari ingressi (input) e, dopo averli sommati secondo le impostazioni date dall'operatore, emette il risultato dal bus (si chiama bus ogni "autostrada di uscita dei segnali") MASTER, cioè il principale, cioè quello "per la gente".

    Ogni "colonna" di controlli corrisponde ad un solo canale, e si chiama channel strip (letteralmente "striscia di canale").

    Ecco alcuni degli elementi più comuni di un channel strip (dall'alto in basso):

    - potenziometro GAIN, cioè guadagno. Regola il lavoro del PREAMPLIFICATORE MICROFONICO e, di conseguenza, l'intensità del segnale in entrata;

    - tastino PAD, si tratta di un attenuatore, che abbassa il segnale in ingresso, di solito di 15 o 20 dB;

    - tastino Phantom (48v), che serve ad alimentare i microfoni a condensatore / le DI attive fornendo loro una tensione di 48v attraverso il comune cavo bilanciato con connettori XLR;

    - tastino INSERT, che serve a "dirottare" il segnale dagli appositi connettori insert posti in prossimità dell'ingresso. Serve per connettere, nel 90% delle volte, dei processori di dinamica;

    - tastino phase, talvolta solo con il disegno di un cerchio tagliato da un segmento diagonale: serve ad invertire la fase del segnale in ingresso, utile per evitare (o meglio moderare) controfasi date da microfoni posizionati vicino alla stessa sorgente (caso tipico rullante sopra e sotto);

    - tastino hi-pass, (filtro passa-alto) eventualmente accompagnato da relativo potenziometro di scelta della frequenza: serve a TAGLIARE le FREQUENZE del suono SOTTO una certa FREQUENZA, di solito 80 o 100 Hz se è fisso, oppure SOTTO alla frequenza che si sceglie con l'apposito potenziometro.


    Questi primi controlli sono i principali, alcuni di essi presenti solo su console di una certa fascia, e servono a garantire che agli stadi seguenti arrivi la miglior MATERIA PRIMA possibile. Per cosa? Per essere elaborata, no? Ecco quindi che arriviamo alla parte dedicata all'equalizzazione: enfatizzare o moderare (=alzare o abbassare il volume) solo di ALCUNE delle frequenze che compongono il suono.

    Idealmente, un equalizzatore dispone di 3 parametri:

    - frequenza, che c'è ovviamente sempre, e consente di scegliere a quale frequenza ci stiamo riferendo;

    - guadagno, che può essere positivo o negativo, e quantifica quanto stiamo spingendo o tagliando una certa frequenza;

    - campanatura che rappresenta quante frequenze intorno a quella scelta vengono influenzate, bencé in maniera minore, la nostro intervento. Casi particolari sono le campanature impostate in low-shelf (si enfatizza o si taglia da quella frequenza in giù) e hi-shelf (si enfatizza o si taglia da quella frequenza in su).


    Se ci sono disponibili solo i primi due controlli l'equalizzatore è definito semiparametrico, se ci sono tutti e tre parametrico. La situazione tipica della fascia media è avere alti e bassi con rispettivamente hi-shelf e low-shelf FISSI, e frequenze fisse, in cui si può impostare solo il guadagno, affiancati da uno o due controlli delle frequenze medie SEMIPARAMETRICI. Se avete davanti a voi un equalizzatore totalmente parametrico i casi sono due: state usando un digitale o una console di livello MOLTO alto (e allora non vi serve questa guida).

    Fine: quel che è fatto è fatto, il suono del singolo canale non lo modifichiamo più.

    Quindi, a questo punto dobbiamo decidere QUANTO di quel suono vogliamo esca dal nostro mixer.

    Ecco che quindi troviamo la sezione AUX. Gli AUX sono le mandate ausiliarie, cioè le uscite "secondarie" del mixer.
    Possono essere di due tipi, decise arbitrariamente dal costruttore del mixer o, se la macchina è di un certo livello, selezionabili tramite appositi tastini a fianco di ogni potenziometro. Su macchine di fascia ancora più elevata si può addirittura scegliere se il nostro suono "parte" per la mandata PRIMA o DOPO essere passato dallo stadio di equalizzazione.

    - PRE: il suono che abbiamo creato uscirà dalla relativa uscita ausiliaria con un volume FISSO, determinato dal relativo potenziometro della nostra channel strip, qualunque sia la posizione del fader.

    - POST: il suono che abbiamo creato uscità dalla relativa uscita ausiliaria con un volume variabile, perché arriverà finalmente all'uscita solo DOPO essere passato ANCHE dal fader, che quindi andrà a modificarne il livello. Potenziometro della mandata aux al massimo + fader di canale al minimo = quel suono NON ARRIVA all'uscita aux. In questo caso bisogna prestare molta attenzione, poiché il nostro suono arriverà all'uscita con il livello da noi scelto (con il suo potenziometro) SOLO SE il fader di canale sarà esattamente a "0 dB". Se il fader sarà a "+ 5" il livello del nostro suono sulla mandata aux sarà ALZATO di 5 dB, se il fader sarà a "- 10" il livello del nostro suono sulla mandata aux sarà ABBASSATO di 10 dB.


    Ed è quindi il momento di prendere il nostro suono e inserirlo nella traccia stereo in uscita dal nostro mixer, per arrivare ai diffusori e quindi ai voraci timpani dei nostri ascoltatori: restano solo due semplici controlli e un po' di interessanti funzioni.

    - tasto MUTE, che zittisce il canale;

    - tasto SOLO, che fa uscire SOLO quel canale nella sezione monitor out (e di solito nelle cuffie);

    - PAN (più antiquato PANPOT): rappresenta anche "graficamente" la posizione del segnale nel panorama stereofonico, se il potenziometro starà tutto a sinistra il suono uscirà solo dal diffusore di sinistra, se il potenziometro sarà solo a destra il suono uscirà solo dal diffusore di destra. In centro il suono uscirà egualmente da entrambi i diffusori.

    - FADER di uscita: regola QUANTO di quel suono deve essere presente nell'uscita master.

    - tastino MASTER o STEREO assign, per decidere se quel canale deve andare a finire o meno nel MASTER BUS;

    - tastino MONO, per decidere se quel canale deve andare a finire o meno nel BUS MONO;

    - tastino GRP assign, che serve per COPIARE il nostro canale in un BUS gruppo, o meglio, di solito in una COPPIA STEREO di bus gruppo (1-2, 3-4, 5-6 dove sarrà rispettato il medesimo PANNING scelto poc'anzi).

    - tastino VCA assign, che serve per subordinare il lavoro del fader a quello di un MASTER FADER che sta nella sezione master. Se io assegno al VCA 1 i canali 3, 5, 6, 7, 8, 24 vuol dire che i rispettivi fader saranno sotto il controllo del MASTER FADER VCA 1, quindi se abbasserò il VCA 1 di 5 dB i fader dei singoli canali, non essendo motorizzati, resteranno fermi, ma sarà come se io avessi abbassato contemporaneamente tutti i fader 3, 5, 6, 7, 8, 24 di esattamente 5 dB.

    - tastino MUTE SCENE, che serve ad assegnare quel canale ad una scena di MUTE: premendo poi il relativo pulsante nella sezione MASTER (SCENE 1, 2, etc.) si metteranno in mute TUTTI i canali corrispondenti in un colpo solo. Ad esempio, potrei assegnare tutti i ritorni effetti alla scena mute 5: premendo il tasto(ne) 5 presente nella sezione MASTER sarà come se avessi premuto TUTTI i singoli tastini di MUTE dei ritorni effetti.

    Fine prima parte.
    More to come.



    Editato 12.3.2010 ore 15.58
    A 'n bom soldà ogni arma ghe fa...

    Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “Jkl” ().

    Ok, proseguiamo.
    Dunque, abbiamo appena visto la componente fondamentale del mixer: una channel strip.

    Ma c'è un'altra sezione molto importante: la sezione master.

    Il mixer - sezione master:
    Nella sezione master, usualmente, si trovano i controlli generali del MASTER STEREO, delle mandate AUX, dei GRUPPI, dei VCA, della MATRIX:

    - master fader delle mandate AUX, cioè dei fader (ma potrebbero essere anche potenziometri rotativi) che controllano il volume GENERALE delle singole mandate ausiliarie;

    - master fader dei gruppi o dei VCA, cioè i controlli del volume GENERALE dei gruppi o dei VCA;

    - tastini assegnazione master out a fianco ai fader dei gruppi / dei VCA, che servono per decidere di mandare il segnale, ad esempio, del gruppo alla sua uscita individuale (GRP OUT, in genere), oopure di dirottarlo sul master OUT;

    - potenziometro PAN dei gruppi per decidere il posizionamento nel panorama sterofonico del gruppo;

    - potenziometri MATRIX relativi di solito a gruppi e master, che consentono di scegliere quanto del Master L, del Master R, del GRP 1, del GRP 2 ecc. debbono essere copiati nel bus (o nei bus) MATRIX out;

    - master fader MONO BUS, ovviamente controllerà il volume GENERALE del bus MONO;

    - master fader propriamente detto (quello di solito rosso ;) ), che controlla il volume GENERALE della traccia STEREO che si manda all'impianto.


    A seconda del tipo di banco, e sostanzialmente di quanti soldi ci ha lasciato chi l'ha comperato, GRUPPI, AUX e MASTER hanno i relativi tastini insert per dirottare il segnale all'esterno, e poi farlo rientrare, attraverso i relativi connettori posti in prossimità delle USCITE.


    TIP 1: Talvolta sui banchi "ibridi" (sia da sala che da palco, all'occorrenza) si trova il bastardo tastino flip, generalmente incassato e premibile solo con il minijack delle cuffie o con la punta della penna, che serve a.... fare casino.
    Nel senso, prima di tutto flippa il cervello del fonico, poi INVERTE il compito assegnato ai fader a slitta o ai potenziometri rotativi. Cioè se di norma il MASTER degli AUX è rotativo e quello del GRUPPO un fader vero e proprio, il tasto FLIP li scambia, così se uno usa quel banco sul palco può avere i master delle mandate aux su FADER a slitta. I miei primi 4 service sono serviti a capire cosa c@zzo era il tastino FLIP.

    TIP 2: Che differenza c'è tra un gruppo e un VCA?? Entrambi "controllano" diversi fader contemporaneamente, no??
    Nì. ^^
    Il gruppo fa così: prende i canali, li SOMMA, e poi la SOMMA è controllata dal fader master del gruppo. Il VCA (Voltage Controlled Amplifier) invece utilizza il master fader VCA come CONTROLLER per intervenire sulla tensione di controllo dei singoli canali, e dunque non lavora sulla somma, ma è proprio come se uno abbassasse o alzasse contemporaneamente tutti i fader assegnati a quel VCA, al lato pratico.

    TIP 3: Usi creativi dei gruppi. Qua ci si può sbizzarrire, riporto tre utilizzi frequenti nel mio modo di lavorare, ce ne possono anche essere altri...
    1) Tutti i canali assegnati ad un gruppo, l'uscita fisica di quel gruppo attaccata ad un qualche registratore...
    2) Tutti i canali assegnati ad un gruppo, l'uscita fiscia di quel gruppo attaccata ad un qualche front-fill o delay per situazioni "artigianali".
    3) Assegnare ad un gruppo stereo tutta la batteria e il basso, lasciando però contemporaneamente assegnati al MASTER tutti i singoli canali. Il gruppo viene compresso molto, e dirottato a sua volta sul MASTER: una specie di compressione parallela della sezione ritmica, utile per trovare, talvolta, la "botta".




    Detto ciò, arriviamo inesorabilmente ad uscire dal mixer. E' come il parto: come il bambino esce dall'utero e si ritrova in mani estranee (quelle dell'ostertica/o) il "nostro" mix esce dal mixer e va a farsi giudicare da pubblico, musicisti, chi registra... Ma NON prima di consentirci, per nostra fortuna, di sparare ancora qualche colpo (= dare qualche limatina qui e lì).

    In primis, il nostro mix (che, ricordiamo, esce dallo stereo OUT) si butta in un equalizzatore grafico, ovvero una macchina con la bellezza di 31 "faderini" per ogni canale (quindi 2 x 31), che consentono, generalmente, di operare tagli o enfatizzazioni di almeno 12 dB su singole terze d'ottava, giacché l'individuazione delle frequenze dell'EQ è basata sulla divisione dell'ottava in terzi.
    Di solito, l'EQ grafico ha dei controlli aggiuntivi: un guadagno (globale) di ingresso, uno d'uscita (cioè a posteriori dell'elaborazione) e un tastino di bypass, utile per confrontare la resa "naturale" dell'impianto con quello che faremmo noi.


    Dopodiché, ci sono in genere due possibilità. Se lavorate con un service di un certo livello, probabilmente avete in regia il rack con il DSP (=processore) dell'impianto, un processore digitale che implementa, in un colpo solo, i seguenti algoritmi:
    - equalizzatore parametrico (già incontrato sopra a proposito dei canali di ingresso);
    - crossover (un equalizzatore che "separa" le frequenze da mandare ai sub da quelle delle teste, o comunque che ripartisce correttamente lo spettro di frequenze tra i vari altoparlanti del sistema);
    - limiter, un processore che impedisce al livello di intensità sonora di superare i margini tollerabili dai diffusori;
    - compressore, un processore che COMPRIME la dinamica del suono, riducendo la differenza di volume tra i livelli più bassi e quelli più alti (ne riparleremo).

    Se la situazione non è così il DSP può stare un altro posto, oppure in tanti: o sta sul palco, nei pressi del rack contenente gli amplificatori, oppure sta DENTRO i singoli diffusori, e in tal caso stiamo parlando di un impianto ATTIVO, cioè in cui gli amplificatori sono integrati dentro al diffusore.

    Se invece l'impianto è di fascia bassa... beh, non c'è nessun DSP (ma nulla vieta di aggiungerlo tra il mixer e l'impianto stesso), ma stiamo parlando di un impiantino proprio piccolino, tipo singola cassa attiva.


    Detto ciò, mi pare che grosso modo, senza scendere troppo in dettagli che non ci interessano, ci sono poche regole di base per l'allestimento del PA, e migliaia di dettagli che vanno a costruire l'esperienza e il pregio di determinati fonici che vengono definiti, per la loro specializzazione, PA man. Ma un aspirante PA man non partirà da questo thread, quindi possiamo fermarci all'ABC.

    Due sono le tipologie di impianto: point-source e line-array. In buona sostanza, anche se ci sarebbero ORE di discussioni da aprire, i primi sono "le casse davanti al pubblico" che hanno una gran botta (spesso esagerata) lì vicino e poi progressivamente sfumano. I line array invece sono costituti (semplificando molto) da diverse casse fissate all'americana frontale o, nei casi più grossi, ad appositi layer (qualche anno fa all'Heineken Jamming Festival quello che è crollato era un layer dell'impianto), fissati in maniera da presentarsi in maniera curva e coprire in modo molto più omogeneo la profondità dell'area destinata al pubblico. I sub invece stanno quasi sempre comunque a terra.



    Se però probabilmente molti dei lettori di questo thread maneggeranno un line array solo per lavoro, e quindi - paradosso - non dovrebbe fregargliene nulla di questo thread, secondo me è una cosa molto più utile sapere cos'è un frontfill.
    Un front-fill è un sistema di diffusori (può essere una sola cassa!) che si occupa di diffondere una copia mono del mixaggio a metà strada della distanza TRA le casse principali. Appannaggio delle situazioni complesse, in realtà il front-fill è secondo me particolarmente importante anche in situazioni molto molto piccole, in cui però, magari, la parte sinistra dell'impianto è lontana da quella di destra e il pubblico è addossato al fronte palco.

    Da provare: un vero toccasana.

    Altra tecnica relativa all'impianto a cui JKL è affezionato è descritta in questo thread, e non sto qui a ripeterla: si tratta comunque di RITARDARE l'intero impianto (eventuale frontfill compreso) di una lunghezza pari a 2/3 del palco.

    Per chi invece volesse cimentarsi in un livello un po' più impegnativo di comprensione della figura del PA man consiglio la lettura di questo thread, ahinoi mai completato ma che è un ottimo spunto per una ricerca personale.


    Comunque, la cosa importante è avere un'idea di come funziona la cosa: una guida enciclopedica ed esaustiva dell'argomento non è pensabile su questo forum.



    Editato 12.3.2010 ore 17.05
    A 'n bom soldà ogni arma ghe fa...

    Il messaggio è stato modificata 2 volte, ultima modifica da “Jkl” ().

    Comunque, dando per scontato che l'impianto sia montato correttamente, visto che in situazioni piccole non è che serva una gran scienza e in situazioni medio-grosse lo fa il service, si tratta di farlo "suonare", dove con "suonare" intendo come piace a noi e soprattutto come ci serve. Il che si fa con l'equalizzatore grafico di cui sopra.

    Sostanzialmente ci sono due metodi per intervenire sull'impianto mediante l'equalizzatore: l'ascolto di brani di test e l'analisi scientifica di quanto esce dai diffusori: esistono diversi software in commercio, il più utilizzato dei quali a livello medio-alto nostrano è Smaart live di casa EAW.

    Da un punto di vista strettamente statistico, in situazioni medio-piccole la stra-grande maggioranza dei fonici si basa in grandissima parte sull'orecchio, quindi ascoltando brani di test, e molto poco sul software.

    Il procedimento è semplice quanto -evidentemente- soggettivo: conosco bene come suona un brano, lo riproduco e sento che suoni altrettanto bene. Ovvio che il tutto è mediato dall'orecchio, dunque del tutto fallibile e soggetto a mille critiche, ma, tutto sommato, se il livello della situazione non è pazzesco è mia personale convinzione che "l'orecchio" di possa stare, per una sorta di rassegnazione all'errore. Spiego meglio: poniamo che il nostro Fonico equalizzi male l'impianto, avendo, per ipotesi, un boost sulle basse frequenze. Questo potrebbe essere fastidioso ascoltando musica già masterizzata, o potrebbe essere rilevato con opportuni strumenti di misura (banali -non so quanto efficaci- analizzatori RTA si trovano perfino come Apps per iPhone!!). Ma visto che poi lo stesso Fonico lavorerà sul mix, lavorerà sempre e comunque in base al proprio orecchio, dunque se ha il PA che suona "grosso" starà più attento sulle basse, probabilmente con meno boost di quanto avrebbe fatto altrimenti, ma in definitiva il risultato sarà poi simile.

    Con questo non voglio dire che è indifferente l'equalizzazione dell'impianto, che è anzi la base imprescindibile da cui partire: dico che al lato pratico non si mixa in live con l'occhio sull'RTA, e dunque la verifica strumentale la trovo sostanzialmente secondaria alla ben meno precisa ma più concreta verifica "ad orecchio", visto che è comunque ad orecchio e "a gusto" che si lavora.

    Naturalmente ci sono approcci ibridi alla situazione, come no: certamente un serio professionista ha nel suo repertorio abbondanti strumenti di lavoro, che non si limitano alla risposta in frequenza dell'impianto, ma anche alla coerenza di fase ed altre sempre più sofisticate sottigliezze. Ma anche in questo caso ci allontaniamo dal nostro scopo: non è al PA man di Robbie Williams che ci rivolgiamo qui, bensì al neofita, a cui darei questo consiglio.

    Con un analizzatore RTA di anche mediocre valore (ad esempio i modelli base di RTA Phonic) livelliamo innanzitutto le eccessive risonanze, dovute probabilmente all'acustica del luogo, che vengono evidenziate da precise e notevoli creste nell'analisi del rumore rosa. Fatto questo, passiamo direttamente all'ascolto, e qui suggerisco un semplice trucco che viene dall'esperienza.

    Allora: stiamo ascoltando un brano che conosciamo molto bene, e ad un certo punto sentiamo qualcosa di strano. Come si interviene? Di certo non tutti, soprattutto all'inizio, sentono una frequenza e la individuano con precisione come fonte del problema! Ecco allora il trucco: a tentativi, cercate di PEGGIORARE la situazione, aggiratevi per l'EQ grafico e alzate (uno alla volta!) i fader, finché non identificate quello o quelli che peggiorano quella brutta sensazione che avete sentito (le "s" del cantante? Un basso duro e vetroso? Delle alte taglienti? Un rullante troppo grasso?).

    Fatto questo, è semplice: basta riportare a 0 dB di guadagno quei fader che avete trovato e poi cominciare ad attenuare quelle frequenze finché non avete la sensazione che lo squilibrio si vada risolvendo.

    Naturalmente non tutti i brani vanno bene per tutto, io personalmente ho 2 brani che uso sempre: "So good" di Al Jarreau, con cui sento subito due cose, se i sub scendono bene, belli morbidi, negli FX iniziali di sub-basse e nella cassa, e se l'impianto è pulito e dettagliato nella media e medio-alta gamma con il rullante bello chiaro e il relativo riverbero ben udibile, e senza sentire i fiati che danno fastidio. Passata questa prima controllata, vado a "You win, I lose" dei Supertramp: la prima strofa ha delle belle botte di casse, che se i sub non scendono bene e non sono veloci suonano proprio male, e, soprattutto, nella seconda strofa parte un basso che spinge tantissimo nella regione medio-bassa in cui, a mio parere, si localizza un buon 70% dei problemi di risposta degli impianti (far spingere i sub a 100 Hz è facile, farli scendere a 40 Hz molto meno) o dell'acustica circostante (nei palazzetti, nelle chiese, negli auditorium grandi quelle frequenze rimbombano che è una meraviglia (si fa per dire)).

    Evidente che ognuno avrà i suoi brani: io uso questi due con precisi spunti di osservazione in testa e chiari obiettivi che mi pongo. Li ho citati solo per cercare di chiarire meglio il discorso.

    Infine, una prova sempre a orecchio che trovo fondamentale, è la prova microfono. Un SM58 in flat, solo preamplificato: la vostra voce sarà il materiale sonoro di test, e molte asperità nella gamma media e alta salteranno fuori evidentissimamente.


    Questo a grandi linee: ma con buona approssimazione, se abbiamo un orecchio decente (se no forse è il caso di addestrarlo un po' prima di girare dietro ai mixer) dovremmo aver ottenuto un risultato quanto meno accettabile.


    Se siete da soli e dovete fare anche il palco, la stessa identica cosa vale per ogni singola spia, con la dovuta cautela di tenere presente che i sub tendono comunque ad emettere anche verso il palco, e, dunque, anche se le spie non sono esageratamente cariche in basso (sotto i 60 Hz) non è che sia un dramma, i sub dell'impianto, al lato pratico, faranno praticamente da sub anche per le spie (ricordo che parliamo di situazioni medio-piccole).

    Con in più l'attenzione al maledetto effetto Larsen, per il quale uno dei metodi usati consiste nel lasciare fermo il microfono "a rischio", e alzare uno alla volta i fader dell'EQ fino a scatenare (e ovviamente SUBITO stroncare), il fischio: quella sarà ovviamente la frequenza da tagliare per avere più margine di lavoro. Attenzione comunque a lavorare sempre abbastanza di fino, e mai con l'accetta: spie troppo tagliate vi creeranno il problema degli artisti che cominceranno a chiedervi sostanziali modifiche al suono che arriva loro, perché sentiranno "strano" il proprio strumento o la propria voce, e quindi vi troverete poi un po' spiazzati o costretti a seguire le loro richieste (ma loro NON sono in sala come voi davanti all'impianto equalizzato, sono sul palco davanti a spie equalizzate diversamente!).

    Comunque fidatevi, ogni tanto fate un giro sul palco: gli artisti sono talvolta dei santi, talvolta dei rompico*lioni, e in entrambi i casi verificando voi stessi la situazione sembrerete di certo più seri e soprattutto protrete imparare molto su quello che sanno, che non sanno, che chiedono e che non chiedono, tutte esperienze importantissime da mettere in saccoccia e portarvi dietro.

    Piccola parentesi: abbiamo dato per scontato che le spie funzionino, ma è buona norma che siano anche IN ORDINE come è comodo a voi. Alcuni le vogliono "a righe" omogenee per profondità del palco (la prima linea di musicisti da 1 (sx) a 3 (dx), la seconda da 4 (sx) a 6 (dx) o viceversa, altri in senso orario o antiorario... Non c'è una regola, basta che sia un modo di collegarle alle rispettive uscite MASTER AUX del mixer in modo da essere veloci e comodi nell'individuare i relativi potenziometri su cui agire. Se siete comodi potete anche mettervele in ordine sparso: ma quando poi il chitarrista vuole più voce in spia sarete veloci nell'eseguire?

    Una cosa certa nel mondo dell'audio è che NULLA supera l'esperienza personale e il "manico": entrambe le cose si raggiungono con tanta, ma tanta, fatica e PRATICA. Però è anche vero che talvolta avere una soffiata in partenza su cosa fare aiuta.
    Quindi, con beneficio di inventario, e -preciso- a solo scopo salva-newbie, suggerisco qui di seguito qualche TAGLIO di frequenza che con buona approssimazione si può praticare quasi ad occhi chiusi, sia sul master del PA ma soprattutto sulle spie.

    315 Hz - il 60% dei fischi "bassi" è qui. Non solo, nella gamma medio-bassa ci sta anche molto "sporco" su cui tanti impiantini (INI) non sono affatto definiti e puliti. Senza fare i macellai, tagliare i 315 Hz è un'operazione da cui partire, soprattutto alle prime armi, per cominciare a cogliere come eliminare dei problemi e a quali compromessi. Perché è così: ogni problema risolto tagliando con l'EQ è un pezzetto di linearità dell'impianto o della spia che va a farsi benedire.

    1250 Hz - v. sopra

    Aggiungerei che se i larsen che partono non sono principalmente su queste freq., allora è molto probabile che il problema sia un errato posizionamento del PA o delle spie. :) Quindi la soluzione è meccanica: si prende il PA e lo si sposta, idem con le spie... :)


    Editato 24.3.2010 ore 00.02
    Editato 27.12.2010 ore 23.58
    A 'n bom soldà ogni arma ghe fa...

    Il messaggio è stato modificata 2 volte, ultima modifica da “Jkl” ().