B come Beatles e... Bugie

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    Sono due libri totalmente diversi. Il primo è molto semplice, al di là del grande nome di Berklee, e tratta l'approccio americano.

    Il secondo, se suoni le tastiere, per me è molto carino e funziona bene.

    C'è un libro molto recente, tradotto in italiano, che aveva qui segnalato un ragazzo. Molto interessante.
    C'è anche la versione online, io l'ho preso ad agosto ma non ho avuto ancora un minuto di tempo per guardarlo.

    8) Teetoleevio
    Produrre o mixare un brano in una stanza non trattata acusticamente equivale a correre di notte in autostrada a fari spenti: non vedi un razzo. :D
    Non è colpa tua, è che semplicemente non senti bene quello che stai facendo, anche se hai 10 Distressor. TRATTA LA TUA STANZA ! Dai retta a zio Teeto !
    ...e comunque restano da chiarire alcuni dettagli!
    1) i Beatles erano ovviamente proprietari dei loro brani come autori. Lennon e McCartney avevano fatto il patto di firmare assieme anche i brani che scrivevano da singoli, ma i diritti erano ovviamente del singolo autore

    2) LE EDIZIONI dei brani dei Beatles appartenevano ad una societa', la "Northern Songs", nella quale erano Brian Epstein, John Lennon, Paul McCartney e un altro del quale ora mi sfugge il nome. Tanto che Harrison scrisse l'ironica "Only a Nothern Song", originata dalla sua frustrazione (economica anzitutto) di aver diritto a 2 brani al massimo a disco.

    3) checche' se ne dica, i Beatles si sciolsero anche e soprattutto per dissidi economici in seguito al passo falso della costituzione della Apple. Se da un lato fu un'operazione coraggiosa e lungimirante (guardatevi la conferenza stampa di presentazione , anno 1968, dove Lennon dice che fondano la Apple per permettere ad artisti che abbiano qualcosa da dire e nessuno alle spalle di poter fare dischi senza dover leccare il c**o "magari a quelli come voi", rivolto ai giornalisti...), dall'altra fu condotta con pessimo senso degli affari e trascino' i Beatles sull orlo del fallimento. Ci volle una "Hey Jude" e, successivamente, tutto l'album "let it be" per rimettere un po' di ordine nei conti.

    4) Michael Jackson si e' comprato le edizioni - le EDIZIONI, NON I DIRITTI - a fine anni '80, mi pare, e, secondo McCartney, dopo aver fatto assieme "The girl is mine" o qualcos'altro... praticamente fu lo stesso McCartney a consigliargli di innvestire in edizioni, e lui si prese, appunto, quelle dei Beatles. Per lo meno questo e' quello che sapevo io

    5) I Beatles non avevano nessuna nozione accademica di musica. Studiavano i dischi, rubavano i lati B dei 78 giri americani che arrivavano solo a Liverpool, citta' di mare. Guardatevi la Beatles anthology, e' uno dei migliori investimenti per qualunque producer

    Post was edited 2 times, last by “grungelizer” ().

    teetoleevio wrote:

    Mollate il Piston e prendete il semplicissimo Rooksby.
    Beh dai ... dipende da quello che devi fare. Il Piston (che era americano di origine italiana! ;) ) è un po' come quei testi che ti obbligano a leggere al liceo e tu esclami: "Azz che palle!". Poi quando hai finito l'università ti vien voglia di rileggerli e pensi: " In fondo non era poi tanto male".

    teetoleevio wrote:

    Progressioni armoniche, brani scritti a tavolino a prescindere dalla tonalità di base

    Backano wrote:

    melodia costruita a tavolino a prescindere dall'armonia
    Scusate, forse non ho capito io i due concetti; potreste approfondire?

    grungelizer wrote:

    i Beatles si sciolsero anche e soprattutto per dissidi economici
    Ah ... le famose divergenze artistiche! :D

    cremateo wrote:

    Citato da "teetoleevio"
    Progressioni armoniche, brani scritti a tavolino a prescindere dalla tonalità di base
    Citato da "Backano"
    melodia costruita a tavolino a prescindere dall'armonia
    Scusate, forse non ho capito io i due concetti; potreste approfondire?
    Forse ho fatto casino io, perché volendo riprendere quanto scritto da teetoleevio alla fine ho risposto filtrando secondo la mia impressione da quello che mi è sembrato di intuire analizzando le canzoni, e cioè: scrivere la melodia a tavolino (però con una tonalità di base altrimenti, per quanto mi riguarda, non saprei nemmeno da che parte iniziare), e svilupparla a prescindere dagli accordi.
    WENET IS BETTER
    In questo caso non siamo lontani dai principi base di composizione di molta musica: si parte da un tema, che è necessariamente una melodia, la si armonizza dandole con l'arrangiamento il vestito che si vuole, si identificano le possibili variazioni, etc.
    Questo è per esempio il metodo Morricone, che in un'intervista descriveva il suo modus operandi: si alza la mattina presto con una melodia in testa, la annota e poi la lavora, riservandosi il diritto di scartarla.

    Il fatto poi che non ci si curi della tonalità è altrettanto usuale: il jazz è pieno di esempi in cui per la letteratura ortodossa sul pentagramma ci stanno note che non dovrebbero esistere!

    In fondo credo dipenda molto sia dall'attitudine personale - quindi Red non demoralizzarti! - sia dallo strumento - per chi suona il pianoforte l'atteggiamento è un po' diverso di quello di chi suona la tromba o la chitarra - sia dal genere: alcuni blues o alcune improvvisazioni "scritte" nel jazz sono armonicamente strutturati per offrire un tappetto a una melodia sempre in divenire.
    E sono pronto a scommettere che molte canzoni rock siano nate dopo una sana dormita o una altrettanto sana sbronza! :D
    Sonp pienamente consapevole chemi beccherò i pernacchi ma lo scrivo lo stesso.... :D
    Avete presente i prigioni di michelangelo? Per me l'armonia è il prigione della melodia, almeno per come compongo io.
    Io parto sempre da un'idea armonica (che comunque si può sempre trasporre come la melodia) ma già ci sento dentro la melodia.
    Per cui non farò mai i milardi dei beatles.... :thumbsup:
    La mia didattica
    Le mie foto...


    Orecchie funzionanti e studio sonorizzato come Cristo comanda...
    I libri indicati nel mio ultimo post sono arrivati. Ad una prima occhiata già ci si rende conto di quanto sia diverso l'approccio anglosassone alla musica rispetto al nostro. Ragazzi, siamo indietro decenni rispetto agli altri! In italia anche per imparare a scrivere canzoni ti fanno studiare metodi vecchi, mentre nel mondo anglosassone l'approccio alla musica va al passo con i tempi, da qual che vedo. Dopotutto basta dare un'occhiata all'editoria didattica musicale italiana e confrontarla con quella angloamericana per capire quanto siamo indietro da questo punto di vista. Che poi mi chiedo: cacchio, musicalmente l'italia, negli ultimi 70 anni, non ha fatto che copiare canzoni americane e inglesi, perché a questo punto non copiano anche i manuali di musica?
    WENET IS BETTER
    Mi permetto di consigliarti:
    The songwriting secrects of the Beatles. Di Dominic Pedler, Omnibus Press. Un'analisi profonda dello stile compositivo dei Beatles che sviscerandone i segreti ne svela la grandezza compositiva....

    A proposito di Please please me..
    "While the song is in E major, this section is all about building tension within the IV chord (A). The F#m and C#m chords
    themselves, which brilliantly help to harmonise the rising line in the backing vocals, can be seen as part of the family of A that's
    trying to assert itself as a tonality (the vi and iii of A, respectively) - just as Lennon is trying to impress himself on the subject of the
    song. It's through this that the song winds itself up like a spring, e:\:ploding back to E for the chorus. And it was probably down to
    this great harmonic tension that 'Please Please Me' distanced itself in the eyes of The Beatles (and their listeners) from the
    formulaic structure of 'How Do You Do itT, which had originally been planned as the second single."

    Ma è ancora più impressionante quanto scrive a proposito di Love me do, canzone che ad un primo ascolto può sembrare di una banalità disarmante ma...

    This is indeed a standard method of breaking up the monotony of the tonic and The Beatles used it in a range of songs, often as an
    opening premise before introducing more hannonically sophisticated material. Once again, we can see it clearly as a principal idea
    in songs of all eras, including 'There's A Place', 'She's A \Varnan', 'I'm Looking Through You', 'Lady Madonna' and 'Revolution', to
    pick just a few spread across the catalogue.
    From a songwriting perspective, this simple, yet driving, rock sound builds on the bluesy notion of the 'quick change' in a 12-bar
    blues, where the IV chord appears in bar 2 to break up a four-bar run on the I chord. Look back to 'For You Blue' to see precisely
    this most basic of embellishments, and the e:\.tra interest it creates in comparison to, say, 'In Spite Of All The Danger', where there is
    no 'quick change' and the E chord prevails for the full four bars. The quick change would have been heard by The Beatles in a whole
    range of three-chord contexts - a staple of such recorded covers as 'Roll Ch'er Beethoven' (the line 'I'm gonna write a little letter,
    gonna mail it to my local DJ', coincides with I-IV-I.) While this can create a hypnotic diversion from the tonic harmony, IV can be a
    harmonic destination targeted in more subtle ways. The following chapters will illustrate how many 'intennediate' chords that may
    appear to cloud the picture often have the sole intention of leading the listener - eventually - to the IV chord.
    However, we must first examine a more fundamental move which sees the I chord acquire dominant status before changing more
    emphatically to the IV chord.
    b) I-IV and the connection with V-I
    Check out the start to many Beatles bridges, such as 'Hey Jude' 'Revolution', 'Dh Darling', 'If I Fell' and 'This Boy', where the tonic I
    chord doesn't just move 'automatically' to IV as it might while in the course of a verse as we saw above. It does so after having been
    turned especially into a dominant ih, or dominant 9th in the case of 'If I Fell' (as we sawin Chapter 1) and 'This Boy'. In the process
    it appears to relinquish its status of 'home' tonality as it moves co mincingly to the IV chord.
    Isn't this just the same as the V7-1 move we saw throughout the last chapter? In a way, yes. After all, the basic mechanism again
    involves the same voice-leading of the 3rd and ~ 7th, as they lead into the root and 3rd of the new chord, respectively. Meanwhile, the
    root movement 'up a fourth' can be seen to be just an inversion (or 'mirror image') of the descent of a perfect fifth. For example,
    ascending five semitones from C and descending seven semitones from C takes us in each case to the F. This is an important
    phenomenon as it demonstrates how the two moves are related and how the chord change from C to F is not merely a I-IV in the
    key ofC. It can equally be dressed up asa V7-1 - by making C a C7 - thereby allo\\ing Fto take on in some cases the new mantle of
    'tonic' after having been primed by its V7.
    3) Priming the V chord: IV-to-V
    The role of IV in preparing for the powerful V chord h as already been seen in a variety of examples, but it's worth looking more
    closely at the relationship between these two chords, separated by the interval of a tone.
    The IV-V move can in fact be seen as an integral part of not just blues and rock 'n' roll, but all Western pop. It appears not only in
    the Three-Chord Trick but also the I-vi-JV-V 'Four-Chord Turnaround', which we will describe in the nex1 chapter as another of the
    most popular harmonic manoeuvres of the 20th Century.
    However fleetingly, The Beatles used the IV-V move throughout their songwriting career. It appears equally in John Lennon's
    very first song, 'Hello little Girl', as in the very last, 'Real Love'.
    In most cases no particular novelty is suggested. But look closely at the intra and the end of the bridge in 'I Want To Hold Your
    Hand'.

    Per chi, beato lui, ha queste approfondite conoscenze musicali, questo libro è una manna 8o

    Lattugo wrote:

    Questa mi sembra una considerazione molto assenata.
    Assolutamente, quoto e condivido.
    Ripeto: guardatevi la Beatles Anthology (12 ore di DVD).
    Le cose scritte a posteriori sono solo analisi, utilissime per comprendere ciò che è stato fatto, ma non come.
    Se ci sono stati dei musicisti privi di conscenze teoriche e fortemente istintivi questi erano proprio John Lennon e Paul McCartney, per non parlare di Harrison e Ringo.
    Che poi George Martin facesse benissimo il suo lavoro è un'altra cosa, ma la sua genialità è stata proprio il decidere di prenderli così come erano, esaltando le loro intuizioni.
    Ripeto, ci sono decine di ore di interviste a Martin, McCartney, Harrison e compagnia bella che fanno bene il punto su tutto questo, e direi che oramai è storia non opinabile.

    In quanto poi allo scrivere anglosassone vs. lo scrivere italiano ci andrei piano, abbiamo tante cose belle anche qui, e lo dico da super-stra-fan dei Beatles nonché di Who, Stones, Kinks, Radiohead, etc.

    Post was edited 1 time, last by “grungelizer” ().

    qualche esempio contemporaneo che segue questi schemi possiamo citarlo?? non so prendo un gruppo a caso,i Muse,le loro canzoni mi sembrano perfette,in ogni caso penso che sia sempre esistita una cosa dietro ai grandi gruppi o ai grandi solisti,cito Elvis,Frank Sinatra,ossia una piccola squadra che lavora dietro le quinte,alla fine quando sei a quei livelli devi tirar fuori "il prodotto",no "un prodotto",per cui ci saranno sempre schiere di musicisti di supporto,direttori d'orchestra ecc.... dietro questi grandi,per dire l ultimo album dei muse erano supportati da orchestre,poi dietro questi gruppi penso ci sia sempre l influenza del produttore discografico o di comunque altre persone,i Pink Floyd che sono la mia "fede" per dire avevano Alan Parson, avrebbero suonato così i loro dischi?? e non ditemi che il Sound di un gruppo,la maestria di un ingegnere del suono non influisce a livello tecnico ma anche artistico sul prodotto finale??.......... se ne potrebbe parlare all'infinito...... ma anche i Beatles sicuramente avevano supporti non da poco,mi limito a dire solo questo perchè non so vita morte e miracoli di loro,mi basta sapere che i Pink Floyd era dei musicisti assurdi,che le loro melodie e i loro arrangiamenti erano u.f.o.,studiati pure quelli a tavolino,ma sicuramente non avranno fatto tutto da soli,ma forse è meglio così,l unione fa sempre la forza e un grande prodotto è sempre frutto di piu teste,oltretutto ho sempre pensato che i media i libri ecc.... raccontano a modo loro quello che vogliono...........

    Anche queste sono opinioni personalissime ^^

    grungelizer wrote:

    la lettura di un po' di libri, tra cui l'epigono assoluto "Otto anni a Abbey Road" di MarK levisohn (Arcana, fuori catalogo), un libro che tutti qui dentro dovrebbero leggere.


    Io ne sono fortunato possessore, è una manna, vi accompagna ogni giorno della loro attività in studio, si comprendono molto dei processi creativi e della grandezza di Martin che invece di soffocarli come era usuale fare, li assecondò e li fece crescere. Lennon e McCartney poi avevano due voci che si sposavano in modo perfetto, il loro primo disco, nonostante la loro giovanissima età arrivava dopo almeno cinque anni di collaborazione fra John e Paul e un numero elevatissimo di concerti.
    il mio sitodrumming is my madness SKYPE: Albertonevilla

    Backano wrote:

    Ad una prima occhiata già ci si rende conto di quanto sia diverso l'approccio anglosassone alla musica rispetto al nostro. Ragazzi, siamo indietro decenni rispetto agli altri! In italia anche per imparare a scrivere canzoni ti fanno studiare metodi vecchi, mentre nel mondo anglosassone l'approccio alla musica va al passo con i tempi, da qual che vedo. Dopotutto basta dare un'occhiata all'editoria didattica musicale italiana e confrontarla con quella angloamericana per capire quanto siamo indietro da questo punto di vista. Che poi mi chiedo: cacchio, musicalmente l'italia, negli ultimi 70 anni, non ha fatto che copiare canzoni americane e inglesi, perché a questo punto non copiano anche i manuali di musica?
    Scusami tanto ma ... che ragionamento è?
    Siamo indietro e/o diversi rispetto a cosa? A chi? E allora gli indiani e gli africani e i tedeschi cosa sono: ritardati?
    Gli inglesi sono bravi nel rock? E grazie al cazzo, mica si chiama roccia!
    Gli inglesi sono incompetenti nel belcanto? E grazie al cazzo un'altra volta: mica si chiama beautiful singing!

    Allora cosa dovrebbe dire un sud americano delle prime battute di Sympathy for the devil? Che è un samba malamente imitato?
    Il punto è che ci sono stati e ci sono italiani - o altre nazioni - a cui non frega nulla di imitare le direttive del rock e guarda caso all'estero sono più che rispettati: i Radiohead, il più grande gruppo degli ultimi anni - e no, non è questione di gusti, è proprio così! - sono ammiratori di Paolo Conte, misconoscendo forse il fratello Giorgio che è pure più bravo se vogliamo parlare di liriche e testi.
    Il tanto amato/odiato Piston, il quale che lo si voglia o no sa insegnare ancora a chi ha orecchie per intendere, si chiamava Pistone e Mal dei Primitives ha trovato successo in Italia, solo che non si è fatto chiamare Male ... so che non c'entra un cazzo ma mi fa ridere!

    Quello che voglio dire è che si parla di musica: esiste quella buona e quella cattiva, che si tratti di rock inglese, cantautorato italiano, gagaku giapponese o tango argentino.
    Sta all'orecchio decidere cosa prendere e in che ordine da ciascuno di essi.
    Sarebbe come dire: meglio gli scialatielli all'amalfitana o il risotto alla mantovana? Chiunque può preferire il primo al secondo o viceversa, ma solo un cattivo palato vorrebbe che la pasta sapesse di salame e il riso di pesce!
    E buon appetito! :D

    chacondar wrote:

    Per quanto riguarda "Otto anni ad Abbey Road" ne esiste una versione della Giunti a 24,90...
    No, ti sbagli.
    Quella è una biografia dei Beatles, sempre di Mark Levisohn.

    "Otto anni a Abbey Road", del quale giustamente parla anche asylanten, è fuori catalogo ed è dell'Arcana.
    La versione inglese - che possiedo - è edita da Hamlyn e si chiama "The Complete Beatles Recording Sessions ".
    Giorno per giorno tutto quello che è successo ad Abbey Road, con un sacco di foto (nella versione inglese). STRACONSIGLIATO