Concretezza del suono

    luigi864 ha scritto:

    Tornando alla concretezza : qualche tempo fa abbiamo condotto una sorta di esperimento in uno studio di una persona abbastanza ferrata in materia. Uno che oltre a produrre ha alle spalle una lunghissima esperienza come audiofilo.

    Certo , mi direte che servono tanti soldini per certi esperimenti , ma tutto sommato una parte di questo è realizzabile un po' da tutti noi disponendo di un set-up minimo per l'ascolto.

    Sono stati messi a confronto diffusori diversi , per modalità d'impiego, NS10 Studio, delle vecchie Rogers (quelle stile BBC che erano anche un po' cadenti), una coppia di Infinity delle quali ricordo l'anno di costruzione , tipo 1988 giù di lì, una coppia di classiche JBL midfield , tutte passive e quindi con a monte un paio di finali per i test di ascolto.

    Posso dire sinteticamente che non siamo arrivati ad alcuna conclusione che non fosse legata alla tipologia di diffusore , alla sua storia, al fatto che a parità di ambiente e di catena audio, fatte le debite eccezioni relative al tipo di brano proposto, tutte erano assolutamente riconoscibili ancor più di quanto si potesse presumere all'inizio della prova.



    Fammi capire, una volta che vi siete accorti che diffusori diversi per epoca, progettazione, costruzione, destinazione d'uso, stato di conservazione eccetera ascoltati nell'ambiente di uno che "ha esperienza come audiofilo" suonavano diversi, che avete fatto?

    Siete esplosi in un "oooooooohhh...." di incredulo stupore? Vi siete dati di gomito dicendovi: "presto, corriamo a scriverlo su internet: il mondo deve sapere".

    Teeto, al quarto o quinto post:

    teetoleevio ha scritto:



    Allora tieni conto che l'acustica di una stanza insieme al sistema di ascolti sono gli elementi che più di tutti modificano drasticamente il suono.



    Di che parliamo?
    Non ho ben capito nemmeno io cosa intende @luigi864 con quel post. Comunque...

    Lattugo ha scritto:


    teetoleevio ha scritto:



    Allora tieni conto che l'acustica di una stanza insieme al sistema di ascolti sono gli elementi che più di tutti modificano drasticamente il suono.



    Di che parliamo?

    Posso farti la stessa domanda: lavori professionalmente per creare "un certo sound", per poi fartelo "modificare" da una coppia stanza/setup. Cosa lo lavori a fare "quel certo sound" mettendoci anima, tempo, corpo ed esperienza, se poi muta comunque... di cosa parliamo? :P

    Evidentemente non lavori su quel sound... ma provvedi a creare una sorta di base dove poi si adatterà. Quello che alla fine conta è ciò che sentirai però, no?
    DSP Addicted
    Prima si parla di linearità , poi si dice che interazione sistema / ambiente introduce modifiche drammatiche.

    Temo che qui si giochi molto con le parole.

    DjFonPlaz il post era solo un banale esempio per dire : sappiamo per certo che ci sono delle differenze . Andiamo a capire quali sono e che effetto producono su brani , come dire , conosciuti e di riferimento?

    I riferimenti nel tempo sono cambiati e quello che si vorrebbe definire scientifico , da ingegneri del suono, ha base matematica in chiave di ricerca dello standard , della uniformità . In realtà questo ha prodotto scuole di pensiero con effetti diametralmente opposti sulla fruizione audio.

    Come si fa a definire uno standard , a cercare la concretezza se tutto quello che sta a valle della applicazione di leggi matematiche e fisiche poi deve fare i conti con il cervello umano.

    Si tende allo standard , si , certo , si approntano protocolli, si definiscono ambiti di applicazione ma tutto invece che mirare al piacere dell'ascolto , che resta un fatto soggettivo, serve poi ad industrializzare un idea e renderla solo un processo produttivo.

    Buono per alcuni e osceno per altri.

    Non so se rendo.
    ...Musicalmente Parlando...
    Ragazze,
    le condizioni di riproduzione dell'audio hanno delle regole codificate. Basandoci sulle regole codificate, da bravi appassionati di musica, dovremmo disporre di un impianto di riproduzione comunque appartenente ad una campana abbastanza identificabile e non terribilmente scorretta o dissimile dal teorico. Tutto quello che diverge sensibilmente dal "regolare" è per noi considerabile "uso improprio" da parte dell'utente finale quindi non fa media ai fini di questo discorso. Nell'ambito di una situazione di ascolto che abbia cura di seguire accorgimenti basilari il nostro lavoro avrà variazioni timbriche nella norma. Resta che il lavoro codificato in una condizione di ascolto a prova di errore è un opera con delle qualità concrete e ripetibili. L'utente finale, in base alla sua tasca e alla sua cultura potrà aspirare ad avvicinarsi più o meno alla concretezza dell'opera o fregarsene deliberatamente nel privato di casa sua.
    se vendete il database mi incazzo.
    Incredibile, torno dopo venti giorni e vedo che il thread - UTILISSIMO - è rimasto alla pagina uno
    ...la percezione della traslazione del master... anziché l'epistemologia ontologica in chiave estetica della forma d'onda...
    Accidenti, devo dire che un po' di delusione c'è...

    Praticamente - per me che sono "pratico" - quindici pagine di blablabla... potrei dire di superca**ole, ma poi ho sempre paura che qualcuno che si prende sempre un po' troppo sul serio poi si arrabbi... :D ... definiamole amabili dissertazioni ...

    Blabla peraltro utilissimi e concreti. :D In tutto questo tempo potevamo produrre quasi un album... o almeno un EP... :D

    Spero di potere contribuire a un po' di buonumore

    youtube.com/watch?v=vglxk3JbHn…LzpoqYDPlirfiWhBq-sW_S7vq

    Questo suona bene ovunque. Ed è un messaggio positivo e profondo.

    Buon ascolto. :thumbsup:

    Fatela la musica, non siate passivi. :D


    8) Teetoleevio
    Produrre o mixare un brano in una stanza non trattata acusticamente equivale a correre di notte in autostrada a fari spenti: non vedi un razzo. :D
    Non è colpa tua, è che semplicemente non senti bene quello che stai facendo, anche se hai 10 Distressor. TRATTA LA TUA STANZA ! Dai retta a zio Teeto !

    Il messaggio è stato modificata 1 volte, ultima modifica da “teetoleevio” ().

    DjFonPlaz ha scritto:


    Posso farti la stessa domanda: lavori professionalmente per creare "un certo sound", per poi fartelo "modificare" da una coppia stanza/setup. Cosa lo lavori a fare "quel certo sound" mettendoci anima, tempo, corpo ed esperienza, se poi muta comunque... di cosa parliamo? :P

    Evidentemente non lavori su quel sound... ma provvedi a creare una sorta di base dove poi si adatterà. Quello che alla fine conta è ciò che sentirai però, no?


    Potresti.
    Ma è una domanda alla quale ti ho già risposto a pagina 2. E ribadito qua e là successivamente.
    Nessuno si stupisca che siamo in loop da 15 pagine ripetendo le stesse robe...

    Soluzione 1: Lavori con l'obiettivo di preservare gli elementi fondanti del tuo program su una gamma di ascolti tipici dati (come fanno praticamente tutti quelli che si occupano di produzione audio dagli albori)

    Soluzione 2: Ritieni che il tuo lavoro sia fruibile solo dall'impianto sul quale è concepito. Fai scorta di tè e pasticcini e invita tutti i tuoi potenziali ascoltatori a casa tua e glielo fai sentire solo da là.

    Un po' come se Beethoven avesse ritenuto che le sue sonate potessero essere eseguite solo da lui, in casa sua e con il suo pianoforte per rendere l'idea così come concepita. Già suonarle su un piano differente in una concert hall avrebbe modificato radicalmente il suono rispetto all'originale (il che è senz'altro vero), perciò era meglio evitare e invitare un po' di potenziali ascoltatori a casa.
    Pochi, perché lo spazio è quello che è.

    DBarbarulo ha scritto:

    Ragazze,
    le condizioni di riproduzione dell'audio hanno delle regole codificate. Basandoci sulle regole codificate, da bravi appassionati di musica, dovremmo disporre di un impianto di riproduzione comunque appartenente ad una campana abbastanza identificabile e non terribilmente scorretta o dissimile dal teorico. Tutto quello che diverge sensibilmente dal "regolare" è per noi considerabile "uso improprio" da parte dell'utente finale quindi non fa media ai fini di questo discorso. Nell'ambito di una situazione di ascolto che abbia cura di seguire accorgimenti basilari il nostro lavoro avrà variazioni timbriche nella norma. Resta che il lavoro codificato in una condizione di ascolto a prova di errore è un opera con delle qualità concrete e ripetibili. L'utente finale, in base alla sua tasca e alla sua cultura potrà aspirare ad avvicinarsi più o meno alla concretezza dell'opera o fregarsene deliberatamente nel privato di casa sua.

    Credo sia più o meno quello che intendevo qui: Concretezza del suono - Pagina 12 - Bourbon Street - Homestudioitalia | Il forum italiano di home recording e strumenti musicali
    Per "nella norma" intendi che c'ho nonostante tu abbia delle variazioni, riesci ad estrapolare un contenuto concreto nelle diverse (seppur conosciute) fruizioni d'ascolto?


    teetoleevio ha scritto:

    Incredibile, torno dopo venti giorni e vedo che il thread - UTILISSIMO - è rimasto alla pagina uno
    ...la percezione della traslazione del master... anziché l'epistemologia ontologica in chiave estetica della forma d'onda...
    Accidenti, devo dire che un po' di delusione c'è...

    Praticamente - per me che sono "pratico" - quindici pagine di blablabla... potrei dire di superca**ole, ma poi ho sempre paura che qualcuno che si prende sempre un po' troppo sul serio poi si arrabbi... :D ... definiamole amabili dissertazioni ...

    Blabla peraltro utilissimi e concreti. :D In tutto questo tempo potevamo produrre quasi un album... o almeno un EP... :D

    Spero di potere contribuire a un po' di buonumore

    youtube.com/watch?v=vglxk3JbHn…LzpoqYDPlirfiWhBq-sW_S7vq

    Questo suona bene ovunque. Ed è un messaggio positivo e profondo.

    Buon ascolto. :thumbsup:

    Fatela la musica, non siate passivi. :D


    8) Teetoleevio

    Un altro utilissimo intervento! Ondate di emozioni! Devi averlo proprio lungo!
    P.S. non è che nel frattempo abbia stoppato la mia vita è 8) Sarà un'ora al giorno di Forum... che tra l'altro come attività non mi dispiace.


    Lattugo ha scritto:

    Potresti. Ma è una domanda alla quale ti ho già risposto a pagina 2. E ribadito qua e là successivamente.Nessuno si stupisca che siamo in loop da 15 pagine ripetendo le stesse robe...

    Come ti ho già ribadito "al tempo", quella risposta non riesco a concepirla. Forse perché sarò un programmatore, e se faccio "X" mi torna sempre "Y", non "qualcosa simile a Y" (e che quindi mi può dare riscontri diversi).

    Lattugo ha scritto:


    Soluzione 1: Lavori con l'obiettivo di preservare gli elementi fondanti

    E come ti chiesi all'epoca: puoi farmi qualche esempio "pratico" di cosa intendi per elementi fondanti? Proprio come se dovessi fare una lista della spesa sull'ultimo lavoro che hai fatto.

    Lattugo ha scritto:

    Già suonarle su un piano differente in una concert hall avrebbe modificato radicalmente il suono rispetto all'originale (il che è senz'altro vero)

    Ecco appunto :)

    Io non sto dicendo che "bhe visto che non può suonarle solo lui, sul suo piano, sulla sua stanza, cosa suoniamo a fare?", sto piuttosto chiedendo qual'è l'ottica in cui si ragiona vista la "non-preservazione" (per cause naturali) di alcuni "elementi", che non saranno i "fondanti" come intendi te; io non riesco ad estrapolarli questi "fondanti" se dovessi fare un'analisi. A me sembra che sotto sotto cambi praticamente tutto (tranne, come detto più volte, armonia, melodia e ritmo).

    Quando sento una chitarra, sento la progressione e il "colore" che mi sommerge di ogni sua nota/accordo emanato. Se il giro (percepito) resta intatto e la seconda parte (la colorazione) cambia conseguentemente alla stanza, bhè... ?(

    _____________________________________________________________________________________________________________________________________________

    ORA: se mi dite che se mi metto in modalità "osservatore/maniaco" percepisco le differenze, e invece in modalità "musica/ascoltatore" estrapolo (superficialmente?!) SEMPRE un contenuto concreto/ripetibile, posso essere d'accordo. State forse (e @Daniele (Jyoti Studio) più di tutti, presumo) indirizzando su questa strada?

    Fosse anche così, è davvero supercazzoloso ragionare su una cosa del genere?
    DSP Addicted

    Il messaggio è stato modificata 5 volte, ultima modifica da “DjFonPlaz” ().

    Mannaggiapippobaudo, Fonplaz: se lavori in una regia professionale con ascolti professionali sei in una sorta di standard scientificamente certificato. Le deviazioni da come tu concepisci il lavoro in quel contesto sono solo a carico del fruitore e sono affari tuoi molto limitatamente. Se il fruitore ha un impianto allo stato dell'arte sentirà con altissima percentuale un messaggio conforme alla tua idea (le deviazioni non saranno tali da influenzare nemmeno la tua -autore- percezione al riascolto su quell'impianto), se userà le casse dei povery sentirà altro ma non è necessariamente un nostro problema a meno che non produciamo musica per povery e basta. Se invece tu autore lavori in una situazione da povery il problema diventa l'imprevedibilità di come il lavoro trasla altrove. In questo purtroppo diffuso caso la "concretezza" avviene solo a casa tua.
    se vendete il database mi incazzo.
    Edit: il grading del video lo si fa in delle sale che dispongono di schermi video calibrati con specifici spazi colore e specifiche condizioni di illuminazione ambientale, come da noi rt60, banda passante ecc. Condizioni "standard" per lavorare sulle immagini. Un fruitore può replicare tali condizioni (note) e vedere esattamente come il prodotto è concepito.
    se vendete il database mi incazzo.

    DBarbarulo ha scritto:

    Le deviazioni da come tu concepisci il lavoro in quel contesto sono solo a carico del fruitore e sono affari tuoi molto limitatamente.

    Questo topic è incentrato SOLO ed esclusivamente dal punto di vista dell'utilizzatore, non della parte di chi sta a monte (il vostro lavoro, la registrazione).

    DBarbarulo ha scritto:

    Se il fruitore ha un impianto allo stato dell'arte sentirà con altissima percentuale un messaggio conforme alla tua idea (le deviazioni non saranno tali da influenzare nemmeno la tua -autore- percezione al riascolto su quell'impianto)

    Ma capisci che "questo stato dell'arte" è dettato dalle preferenze che l'ascoltatore stesso introduce nella riproduzione? Vai su un qualsiasi forum di "professionisti del settore", dove senti frasi tipo "io ho comprato quel apparecchio X perché enfatizza al top le frequenze Y", "io preso quelle casse Z perché hanno una risonanza accattivante". E tutti questi strumenti sono "allo stato dell'arte", non povery. E ovviamente influenzano l'ascolto.

    Il "flat" esiste solo negli studi di registrazione. Fuori, dove la musica (teoricamente) si ascolta e non si produce, conosco pochissimi (forse nessuno) che ascolta la propria musica in stanze trattate e con delle monitor. Forse appunto solo i tecnici del suono (io per esempio preferisco le monitor e delle cuffie più flat possibili :P). Ma gli stessi autori non prediligono il flat. (se non ricordo male Hans Zimmer in un intervista affermò che ascolta la musica in grandi cassoni che gli rimbombano in faccia, odia le cuffie perché gli precludono le varie decadenze).

    Esempio stupido: molti preferiscono il vinile per il "colore" che aggiunge (gli stessi autori è, non sono gli hippies di Woodstock, se sono ancora vivi).
    Ok, il vinile ha un master diverso, lavora su frequency range diversi, dinamiche inferiori, ecc ecc
    Ma come l'autore Pincopallino vuole anche la release su vinile perché ha un "suono diverso" (e siete tutti d'accordo che il sound cambia, QUINDI il messaggio), anche l'utilizzatore vuole il suo impianto diverso perché "suona diversamente".

    Quello che non mi torna è come fate a dire (o almeno, MI sembra che sosteniate questo) che le differenze tra un CD e un Vinile (diciamo, un master diverso) CAMBIANO il messaggio (perché il sound cambia), mentre quello che succede dopo la registrazione (seppur con sistemi allo state dell'arte) PRESERVANO il messaggio (anche se pure qui, il sound cambia; parole tue: "sentirà con altissima percentuale un messaggio conforme alla tua idea"). Sempre di "interazioni allo spettro" stiamo parlando, se vogliamo metterla da un punto di vista fisico.

    State dicendo veramente questo o è ancora l'acido dei primi post?
    Oppure, passo indietro (e qui rientra di nuovo la filosofia spirituale di @Daniele (Jyoti Studio)), anche diversi master non influiscono sul messaggio che verrà recapitato (cosa che personalmente non credo)?
    DSP Addicted

    Il messaggio è stato modificata 2 volte, ultima modifica da “DjFonPlaz” ().

    DjFonPlaz ha scritto:


    Ma capisci che "questo stato dell'arte" è dettato dalle preferenze che l'ascoltatore stesso introduce nella riproduzione? Vai su un qualsiasi forum di "professionisti del settore", dove senti frasi tipo "io ho comprato quel apparecchio X perché enfatizza al top le frequenze Y", "io preso quelle casse Z perché hanno una risonanza accattivante". E tutti questi strumenti sono "allo stato dell'arte", non povery.


    Quello che non mi torna è come fate a dire (voi ingegneri, e l'autore) che le differenze tra un CD e un Vinile (master diverso) cambiano il messaggio (perché il sound cambia), mentre quello che succede dopo (seppur con sistemi allo state dell'arte) preservano il messaggio (anche se pure qui, il sound cambia; parole tue: "sentirà con altissima percentuale un messaggio conforme alla tua idea").


    Ma uno che spennde soldi per comprare risonanze non ha un impianto allo stato dell'arte così come chi compra strumenti che enfatizzano. Questi fenomeni avvengono per lo più al livello "vorrei ma non posso" o in caso di carenze culturali. Solo in pochissimi casi hanno una base realmente cosciente. Riguardo la seconda parte della tua domanda, la risposta è sempre che l'oggetto (CD, Vinile ecc.) in quanto oggetto è concreto per definizione e si adatta a diverse condizioni di fruizione a scelta e responsabilità dell'utilizzatore. Se l'utente osserva alcune regole l'effetto è via via preservato fino all'estremo di una quasi perfetta replica dell'originale.
    se vendete il database mi incazzo.

    DjFonPlaz ha scritto:


    Lattugo ha scritto:


    Soluzione 1: Lavori con l'obiettivo di preservare gli elementi fondanti

    E come ti chiesi all'epoca: puoi farmi qualche esempio "pratico" di cosa intendi per elementi fondanti? Proprio come se dovessi fare una lista della spesa sull'ultimo lavoro che hai fatto.


    Richiesta alla quale risposi a suo tempo.
    Scendendo ora ancor più nello specifico, io scrivo e arrangio canzoni.
    Quello che conta preservare dal mio punto di vista è l'equilibrio tra gli strumenti (voci comprese) ottenuto con gli arrangiamenti, equilibrio che cambia costantemente. In un punto di un brano sarà importante sentire l'articolazione di una parte di chitarra, successivamente la stessa chitarra sarà messa in secondo piano perché il focus deve essere altrove.

    Nello specifico del mio ultimo lavoro, come ti confermerà DBarbarulo che si è occupato della finalizzazione, è stato fatto un notevole progresso in mastering sulla gamma bassa dello spettro. Anche per limiti del mio ambiente di lavoro (sulle basse frequenze le dimensioni di stanza e speaker diventano veramente importanti per avere un riferimento preciso ed affidabile) avevo titubato a spingere in mix in quella zona. Avendo preparato anche gli stem, abbiamo potuto dare a cassa e basso un bel boost una volta che abbiamo potuto lavorare in un ambiente idoneo a giudicare cosa succede veramente in quella zona.
    Questo ha consentito al materiale di traslare in maniera corretta sui sistemi che sono il nostro target: a me non interessa che il cd venga suonato solo su impianti che scendono precisi e lineari fino a 35 Hz per sentire bene il basso. Mi interessa che la parte di basso si senta in equilibrio con il resto sia se la canzone viene suonata da un cellulare, da un impianto P.A., su YouTube, sullo stereodacenteurodelmediauorld, sullo stereo costosissimo dell'audiofilo. In tutte queste situazioni cambia il timbro del basso? Eccome. Certe frequenze addirittura non possono nemmeno essere riprodotte in alcune condizioni. Ma a me non interessa, finché la parte di basso viene preservata con il suo giusto corpo e il suo significato nel contesto.

    Passando ad un altro esempio, e ponendomi nei panni dell'ascoltatore: se ascolto un disco degli Area di fronte ad un solo di Fariselli ti assicuro che non mi interessa nemmeno se lo fa su un MiniMoog o su un Arp. A me interessa la parte che Fariselli sta suonando, è quello che mi deve arrivare e che va preservato nella fase di produzione. Poi può farla anche con un kazoo, mi sta bene uguale. E voglio anche sentire quello che stanno facendo sotto Capiozzo e Tavolazzi, voglio sentire come stanno sostenendo il solo di synth.
    Manco mi frega se Ares suona un contrabbasso o un basso elettrico. Sfumature timbriche su diversi impianti? Trascurabili. Anche se Tavolazzi cambia basso o ampli cambia il suono, ma il sugo resta indiscutibilmente quello.

    DjFonPlaz ha scritto:

    Al che la mia domanda: nella musica, in generale, il suono non può essere considerato concreto e determinato? Ogni volta che ascolterò una "canzone", essa sarà diversa dai precedenti ascolti, per via del layer aggiuntivo creato naturalmente dagli aspetti (fisici) di riproduzione che altera il suono?

    Questo fatto implica una "voragine" nelle intenzioni artistiche del musicista. Poiché un "tocco" finale è sempre in funzione dell'ascoltatore.
    Se quel "qualcosa" cambia ogni volta, cosa ascoltate voi? Come la vedete? Pareri? Come la "vivete" voi la musica?


    Queste erano le tue domande iniziali.
    Alla prima, secondo me, abbiamo già abbondantemente risposto.
    Alla seconda, l'ultimo post di Lattugo risponde perfettamente, ma anche qualsiasi intervento di DBarabrulo.
    Ciao di nuovo

    mikyloop ha scritto:


    Alla seconda, l'ultimo post di Lattugo risponde perfettamente, ma anche qualsiasi intervento di DBarabrulo.


    Ma vado oltre.
    Il motivo per cui all'inizio ero titubante a rispondere nello specifico del mio lavoro, è che non lo ritengo molto significativo in questo caso. Le cose che interessano a me (melodie, armonie, interazioni tra strumenti ed intelligibilità del testo) sono elementi che ogni impianto sopra una soglia minima di decenza è progettato per riprodurre, perciò nel mio caso l'esercizio è abbastanza banale.

    Ma io ritengo che i principi siano sempre validi per tutti i contesti. Mettendomi nei panni di chi fa soundscapes, per esempio, dove naturalmente certi dettagli di sfumature timbriche sono fondamentali, così come la potenza necessaria per suscitare determinate reazioni, o ancora il fatto che per rendere al meglio il materiale deve essere suonato in un ambiente dotato di un'ampiezza di gamma sufficiente a far apprezzare certe scelte timbriche.
    Ebbene, anche in quel caso, è il produttore che deve stabilire il suo target che sarà magari tecnicamente più restrittivo. E se il materiale deve essere suonato in condizioni particolari con requisiti minimi a garantirne la fruizione, forse non metterà il suo lavoro su youtube, ma allestirà, ad esempio, opportune installazioni per presentare la sua opera.
    Conscio del fatto che comunque ci saranno delle varianze da gestire, questo è implicito in ogni ri-produzione o in ogni ri-esecuzione.

    Ma per approcciare le cose nel modo giusto si deve chiedere: qual è quella parte del contenuto che è veramente importante che passi? Anche nel soundscape ci sono elementi principali e secondari. Quali sono le condizioni tecniche minime che permettono a questo contenuto di passare? E così ha definito il suo requisito tecnico, o "situazione di fruizione target".
    Tutto il resto è varianza fisiologica: se non la si accetta, allora niente esecuzione, tutti a casa.

    Anche questa cosa l'ho scritta all'inizio del thread, mi sto ancora ripetendo.

    DBarbarulo ha scritto:

    Ma uno che spennde soldi per comprare risonanze non ha un impianto allo stato dell'arte così come chi compra strumenti che enfatizzano. Questi fenomeni avvengono per lo più al livello "vorrei ma non posso" o in caso di carenze culturali. Solo in pochissimi casi hanno una base realmente cosciente. Riguardo la seconda parte della tua domanda, la risposta è sempre che l'oggetto (CD, Vinile ecc.) in quanto oggetto è concreto per definizione e si adatta a diverse condizioni di fruizione a scelta e responsabilità dell'utilizzatore. Se l'utente osserva alcune regole l'effetto è via via preservato fino all'estremo di una quasi perfetta replica dell'originale.

    Quindi la morale della favola è che uno può apprezzare l'arte, per il livello/dettaglio/accuratezza a cui può arrivare (ovvio che alle ragazzine basta riconoscere la voce di Nek, e quindi le cuffiette di topolino vanno bene), solo se ha i mezzi (i famigerati soldini) per procurarsi l'attrezzatura necessaria a fruirla? Altrimenti ottieni solo alcuni "messaggi concreti" ed altri "parziali/distorti"?


    Lattugo ha scritto:

    Ma vado oltre. Il motivo per cui all'inizio ero titubante a rispondere nello specifico del mio lavoro, è che non lo ritengo molto significativo in questo caso. Le cose che interessano a me (melodie, armonie, interazioni tra strumenti ed intelligibilità del testo) sono elementi che ogni impianto sopra una soglia minima di decenza è progettato per riprodurre, perciò nel mio caso l'esercizio è abbastanza banale. Ma io ritengo che i principi siano sempre validi per tutti i contesti. Mettendomi nei panni di chi fa soundscapes, per esempio, dove naturalmente certi dettagli di sfumature timbriche sono fondamentali, così come la potenza necessaria per suscitare determinate reazioni, o ancora il fatto che per rendere al meglio il materiale deve essere suonato in un ambiente dotato di un'ampiezza di gamma sufficiente a far apprezzare certe scelte timbriche.

    Questo è il PUNTO! Come ho detto fin dall'inizio, molti elementi (che hai appena elencato) se progettati bene sono facile da riprodurre in qualsiasi contesto (come hai appena detto, "melodie, armonie, interazioni tra strumenti ed intelligibilità del testo").

    Però io non mi baso solo su QUESTO, produco (per così dire) musica che può essere paragonata a ciò che intendi per soundscapes: glitch, noise, ambient... tutta roba sintetica dove la minima varianza di un envelope può stravolgere di un bel po' l'intero impatto musicale. Anche il solo sound design di un kick sintetico "lavorato" (non un semplice sine con un pitch-sweep) ha una serie di caratteristiche che DEVONO essere riprodotte. L'"harsh" colore compreso...

    Lattugo ha scritto:

    Ma per approcciare le cose nel modo giusto si deve chiedere: qual è quella parte del contenuto che è veramente importante che passi? Anche nel soundscape ci sono elementi principali e secondari. Quali sono le condizioni tecniche minime che permettono a questo contenuto di passare? E così ha definito il suo requisito tecnico, o "situazione di fruizione target".

    Per quel che faccio, scindere del contenuto che veramente non sia importante (o meglio, accettare che parte dello spettro subirà varianze, tradotto per il mio contesto) mi vien difficile tante volte. Perché forse si basa troppo sulla parte "timbrica", e questa inevitabilmente viene "variata" da setup a setup.

    Lattugo ha scritto:

    Tutto il resto è varianza fisiologica: se non la si accetta, allora niente esecuzione, tutti a casa.

    Oppure apri topic del genere (magari spiegandoti male; scusate), cercando di capire se quel che fai ha un senso.
    DSP Addicted
    DjFonplaz, anche a me piace certa musica basata essenzialmente su effetti sonori, dove la melodia conta molto di meno mentre l'impatto sonoro di un kick è fondamentale.
    Proprio per questo motivo, dove è importante sentire le code dei riverberi, l'effetto stereo superavvolgente di qualche drone, dove la profondita dei kick deve entrare nello stomaco e così via, non mi sogno di ascoltare questo tipo di musica su una radiolina, non avrebbe senso.
    Questo tipo di musica ha bisogno di sistemi di ascolto adeguati e io mi adeguo:) Non ascolto questa musica dalle casse del computer.
    Il brano rimane riconoscibile ed ascoltabile, ma inevitabilmente l'impatto sonoro è diverso.

    DjFonPlaz ha scritto:


    Per quel che faccio, scindere del contenuto che veramente non sia importante (o meglio, accettare che parte dello spettro subirà varianze, tradotto per il mio contesto) mi vien difficile tante volte. Perché forse si basa troppo sulla parte "timbrica", e questa inevitabilmente viene "variata" da setup a setup.


    E allora potresti trovarti in una delle seguenti condizioni:

    1) Sei effettivamente nel caso limite in cui ritieni che il materiale non possa essere riprodoto se non accoppiando il synth al tuo speaker e alla tua sala, in quanto le varianze sarebbero tali da impoverirlo troppo. Soluzione: devi invitare la gente a sentire il tuo lavoro a casa tua.

    2) Ancora non hai identificato quali sono le porzioni veramente importanti che devono essere salvaguardate in previsione di riproduzioni cross-system. Ampiezza del cross-system definito secondo logica, come detto. In questo caso dovresti lavorare sull'analisi del tuo program per vedere se effettivamente è possibile traslarlo entro certi limiti o se ancora devi metterlo meglio a fuoco.

    3) Sei titubante nel "lasciare andare la tua opera" e farla camminare con le proprie gambe. C'è un momento (e credo riguardi tutti quelli che si occupano di produzione musicale) in cui prendi consapevolezza del fatto che il lavoro sul quale hai sudato ore, giorni, mesi, lascerà il tuo ambiente abbastanza controllato e lineare, dove si sente tutto come si deve per avventurarsi in un mondo in cui gli ascolti non sono proprio ideali. Anzi, alcuni faranno proprio pena. E ti scoccia. Perché pensare che hai sudato sette camicie per far sentire tutto quanto bene, che hai calibrato con il contagocce gli elementi dell'arrangiamento prima, del mix poi, quando alla fine il tuo lavoro finisce ascoltato su un cacchio di telefonino, un (bel) po' ti rode.
    Ma è uno scoglio che bisogna oltrepassare. Ad un certo momento la tua opera si separa da te, piglia le proprie gambe, e va. Quello che puoi fare è prepararla al meglio, ma una volta che è andata diventa l'esperienza d'ascolto di qualcun altro, e tu a quel punto non c'entri più.

    mikyloop ha scritto:


    Il brano rimane riconoscibile ed ascoltabile, ma inevitabilmente l'impatto sonoro è diverso.

    Certo, ma è per questo che ho aperto il topic! Rimane riconoscibile ed ascoltabile, ma come fai a sapere "il tuo brano realmente cos'è" se cambia aspetto (o impatto sonoro, come lo hai definito te).
    Se ascolto il mio "kick che penetra" in 3 speakers qualitativamente al TOP (o 3 categorie diverse, ma sempre di livello, quali un loudspeaker, un monitor o una cassa da club) ho 3 impatti/penetrazioni diverse. Cos'è, un "multi-lavoro" il mio/nostro lavoro/brano? O mi stai dicendo che se è prodotto "bene" il messaggio che ti arriva (la penetrazione, per farla breve) è sempre quella? Mi perdo su questo punto io... il SUONO credo sia tutto! Mi vien logico pensare che se lui cambia, cambia anche il messaggio. Ma forse è qui che mi sbaglio profondamente...

    Lattugo ha scritto:


    2) Ancora non hai identificato quali sono le porzioni veramente importanti che devono essere salvaguardate in previsione di riproduzioni cross-system. Ampiezza del cross-system definito secondo logica, come detto. In questo caso dovresti lavorare sull'analisi del tuo program per vedere se effettivamente è possibile traslarlo entro certi limiti o se ancora devi metterlo meglio a fuoco.

    Probabilmente sono in questa fase.
    O più semplicemente sono nella fase che non riesco a scindere il "messaggio" del brano dal "suono che sento e percepisco".

    Ogni tanto mi rendo conto che ascoltando "sovrappensiero", volo sul brano (forse è qui che sta il messaggio); se lo ascolto in modalità "dettaglio" (non saprei come definirlo) non volo, ma sento ogni piccolo particolare (ed è comunque piacevole). Probabilmente l'"arte" sta nel primo approccio... :?:
    DSP Addicted