Marta Salogni - Ingegnere del suono a Londra

This site uses cookies. By continuing to browse this site, you are agreeing to our use of cookies. More details

    Marta Salogni - Ingegnere del suono a Londra

    Per caso alcuni giorni fa in macchina ho sentito un'intervista ai Subsonica sul loro ultimo lavoro 8 e raccontavano di averlo fatto mixare da questa giovane ingegnere del suono italiana che sta a Londra da circa un decennio e che ha già mixato gente come Bjork.
    A mio avviso ha fatto un bellissimo lavoro ed è bravissima, che ve ne pare?
    Qui una sua intervista su Rumore.

    “Nobody cares if you know how to play scales. Nobody gives a shit if you have good technique or not. It’s whether you have feelings that you want to express with music, that’s what counts, really.”
    -Neil Young
    Approfitto del post per andare un poco OT:

    Io forse ho un problema... in qualità di arrangiatore/compositore/esecutore non riuscirei a far fare il missaggio ad una terza persona, a prescindere dalla bravura! Per mix intendo volumi tracce, effettistica, equalizzazione timbri, pan. Ritengo che queste cose siano ancora "a carico", responsabilità e sensibilità dell'arrangiatore/compositore, perchè se voglio che una strato mi suoni come un manico di scopa - perchè così mi sono svegliato quella mattina che ho concepito il pezzo - ovviamente ad un ingegnere suonerà male e tenderà ad aggiustarla secondo le sue sensibilità (maledicendomi visto che per aggiustare un manico di scopa...)

    Poi semmai, anzi, quasi certamente, mi avvallerei dell'opera di un esperto per la masterizzazione, perchè al momento non la so fare, e non dispongo degli strumenti giusti. Ma del missaggio proprio no!

    E' un problema solo mio?
    Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!

    BjHorn wrote:



    Poi semmai, anzi, quasi certamente, mi avvallerei dell'opera di un esperto per la masterizzazione, perchè al momento non la so fare, e non dispongo degli strumenti giusti. Ma del missaggio proprio no!

    E' un problema solo mio?


    quindi, se ti affidi ad un professionista per la masterizzazione (cosa che io trovo molto più "semplice"), stai implicitamente dicendo che non hai bisogno di gente come Parson, CLA, Swedien & Co. perchè sei a quei livelli???
    Se sì, complimenti....
    Altrimenti ti suggerisco, pratica non certo di nicchia, di affidarti a dei veri Professionisti, e starci vicino per dare direttive :)

    gobert4 wrote:

    stai implicitamente dicendo che non hai bisogno di gente come Parson, CLA, Swedien & Co. perchè sei a quei livelli???

    No no... sono LORO che non sono ai miei livelli! :D
    ovviamente scherzo, ma fino ad un certo punto, nel senso che io non riesco a dividere il lavoro di composizione e arrangiamento da quello del missaggio, perchè (per me) è un unico processo, e quindi non potrebbero fare ESATTAMENTE quello che voglio, sicuramente anche meglio, ma non quello che sentivo io.

    gobert4 wrote:

    Altrimenti ti suggerisco, pratica non certo di nicchia, di affidarti a dei veri Professionisti, e starci vicino per dare direttive

    Yes, questo sarebbe un approccio che potrebbe convincermi.
    In ogni caso, vorrei ribadire che sto "estremizzando", è ovvio che "passare" il materiale ad un professionista, previa "direttiva accompagnatoria", darà i frutti migliori, ma lasciare tutto il lavoro al prof e ascoltare poi il risultato finale non credo che riuscirei a farlo, a fidarmi... insomma!

    Poi ci sarebbe l'aspetto non secondario che, lavorando in un settore di nicchia, o molto più spesso con materiale che non ha nessuna pretesa commerciale e con strumenti etnici tradizionali, l'approccio "pop/rock/jazz" non mi andrebbe bene comunque.

    E' come voler far missare un concerto di monteverdi ad una produzione trap! :D
    Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!

    BjHorn wrote:

    ma lasciare tutto il lavoro al prof e ascoltare poi il risultato finale non credo che riuscirei a farlo, a fidarmi... insomma!


    si si...
    questo nel bene e nel male, è direi un problema condiviso...
    Tuttavia, soldi permettendo, se si ha esattamente un suono in testa, bisogna limitarsi al proprio ruolo, ma collaborare attivamente con professionisti che ti portano a raggiungerlo ed in tempi brevi.

    Intanto, da quel link, ho scoperto che Bjork ha fatto un nuovo disco nel 2017 :D
    Facendo un parallelo con la cinematografia, ci sono autori che dopo avere scritto una sceneggiatura se la girano facendo anche i registi, e lo fanno sia perché ne sono in grado, sia perché vogliono imprimere la loro "visione" anche in regia.
    A volte dà frutti, a volte è meglio se invece affidiamo il copione a mani esperte.
    Un S.E. decide come gistire le tue tracce, e se occorre ti "punisce" rinunciando a qualcosa che gli sembra di troppo, quanto tu magari ti ostini ciecamente a tenere anche l'undicesima chitarra che ti piace tanto.
    Tutto si riduce a una domanda: quanto siamo disposti, in mix, a essere veramente autocritici e "autopunirci", rinunciando, togliendo, abbassando quello che inizialmente ci sembrava super e invece è oggettivamente di troppo?
    Quanto riusciamo, insomma, a essere oggettivi e distaccarci dal ruolo di autore?
    Perché con un S.E. è proprio questo che acquistiamo, non solo la professionalità ma anche l'oggettività, un nuovo paio di orecchie competenti che sentono il pezzo per capire necessità che noi non abbiamo captato prima, il medico che ci cura come va fatto, invece di lasciarci documentare autonomamente su Wikipedia.
    Il tutto, detto da uno che si è sempre missato da solo, perché anche per me il mix inizia già durante il processo creativo di arrangiamento, però è bene conoscere anche i vantaggi di affidarsi a mani sapienti.
    Io le mie tracce ad Alan Parsons le darei a occhi chiusi (maestro, non siamo degni, non siamo degni, non siamo degni! La nostra faccia sotto i tuoi piedi e puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto).
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Pilloso wrote:

    Tutto si riduce a una domanda: quanto siamo disposti, in mix, a essere veramente autocritici e "autopunirci", rinunciando, togliendo, abbassando quello che inizialmente ci sembrava super e invece è oggettivamente di troppo?
    Quanto riusciamo, insomma, a essere oggettivi e distaccarci dal ruolo di autore?


    Beh, se facessi un genere "riconoscibile" o commerciale, che so... pop, rock indipendente, punk, mi affiderei (ma non troppo) al produttore di turno con esperienza (e riscontri) nel settore. Di sicuro ne trarrei giovamento.
    Ma di produzioni, nel settore di cui ultimamente mi occupo maggiormente, ovvero musica popolare dell'italia meridionale, soprattutto in esibizioni dal vivo (pizziche, tammurriate, tarantelle, che non è FOLK, che è un'altra cosa...) ce ne sono poche, e fatte male.
    Quelle poche (buone) che ci sono vertono soprattutto alla tradizionalità con strumenti etnici (zampogne, ciaramelle, organetti, voci "popolari", chitarre battenti, tamburelli vari) e spesso e volentieri l'aspetto tecnico della ripresa non viene manco considerato. Anzi, quelle più apprezzate (produzioni) spesso vengono registrate live, senza amplificazione, e con suoni/rumori di sottofondo. (Eugenio Bennato, Roberto De Simone e pochi altri)
    Quelle "cattive" invece, nascono proprio da progetti in cui ci si è rivolti ad una "produzione professionale", che però ha altri parametri, sia di suoni, timbri, effettistica, molto più vicina al "commerciale".
    Questo fa si che, per esempio, una chitarra classica suoni come una godin, una cassa sia molto in risalto (...e che non esiste proprio nel popolare...) e altre sfumature che semplicemente NON colgono, proprio perchè provengono da un altro mondo, e i risultati sono ridicoli.
    Nel mio caso, voglio rispettare nei limiti del possibile la "tradizione", seppur usando strumenti non sempre tradizionali (basso, chitarre acustiche, fisarmonica, flauto traverso e affini) e fare delle riprese "pulite", con arrangiamenti e timbriche adeguati al genere. Per cui, se trovassi un fonico "consapevole" (ma soprattutto il tempo e i soldi necessari...) probabilmente mi ci affiderei, ma in ogni caso per il momento lavoro moooolto saltuariamente per "documentare" quello che proponiamo dal vivo, non certo per farne un cd a fini commerciali.

    Poi avrei anche ambizioni personali, con pezzi miei, (a breve comincerò le riprese... forse...) ma anche qui la cosa non è un "genere", e avrei le stesse problematiche... per esempio: sulla grata della stufa alogena percossa con una stecca di bambù, tu il compressore ce lo metteresti? :D
    Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!

    Pilloso wrote:

    Quanto riusciamo, insomma, a essere oggettivi e distaccarci dal ruolo di autore?


    Ecco qui risiede il fulcro della questione: un artista puro deve essere oggettivo? E perchè? A cosa serve essere oggettivi? Ad essere compresi, apprezzati e a vendere? Questo non c'entra nulla con l'arte. L'arte pura è sempe soggettiva. Più facile da rappresentarsi in poesia, in pittura, in letteratura. Meno in musica che richiede, in progetti complessi, una conoscenza e una tecnica spesso impossibile da esercitare singolarmente. Ma quando ci si riesce, magari limitandosi e scegliendo, proprio per questo, un approccio più minimale anche in musica, secondo me si può rimanere in un contesto di "arte soggettiva". Che piaccia o no poco importa.
    Tutto é Soggettivo
    Certo ma si rientra nelle produzioni plurali.
    Che appunto si differenziano dalle opere artistiche totalmente autoprodotte, che poi mi pare di aver capito era quello di cui parlava BjHorn: la perdita della visione originaria dell'artista più ci si distacca dalla sua indipendenza e si sceglie la cooperazione specializzata.
    Ed è proprio la tendenza in ogni ambito tecnico quella della specializzazione. Ed è opposta all'approccio olistico dove si crede che il totale è diverso dalla somma delle sue parti. La divisione in compiti in un progetto artistico presuppone di delegare le parti del totale a specialisti. Poi una volta che gli specialisti hanno concorso al progetto le parti si riuniscono nel totale. Ma ciò che ne esce è differente dal totale di partenza che era rappresentato dalla visione dell'artista.
    Tutto é Soggettivo
    Eh aspetta un attimo, intanto se mi parli di artista PURO, deve fare l'artista e non mettere le mani sul mixer, altrimenti non è puro, è anche tecnico, è tante altre cose, magari è anche bravo in tutto, perché no, però il suo ruolo cambia.
    Per l'altro discorso, esiste apposta il direttore artistico, ovvero un artista che guida gli artisti nella realizzazione del lavoro dall'inizio alla fine, ne tiene le redini, concorda con loro una visione e cerca di portarla a compimento sotto la sua supervisione.
    Non parliamo del mondo professionale come se ogni figura fosse allo sbando e si perdesse la coerenza di un progetto, perché sotto le mani giuste accade proprio il contrario.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Nei post precedenti credo di essere stato abbastanza cristallino su cosa intendo per approccio solista alla produzione di un'opera d'arte e approccio collaborativo alla produzione di un'opera d'arte.
    Non ho parlato di meglio o peggio ma di approcci differenti con risultati differenti essendo differenti le premesse.
    Tutto é Soggettivo

    Post was edited 4 times, last by “loyuit” ().

    Pilloso wrote:

    Eh aspetta un attimo, intanto se mi parli di artista PURO, deve fare l'artista e non mettere le mani sul mixer, altrimenti non è puro, è anche tecnico, è tante altre cose, magari è anche bravo in tutto, perché no, però il suo ruolo cambia.


    Qualsiasi artista è anche tecnico
    Persino l'arte più semplice, ad esempio la poesia, necessita di alcuni strumenti materiali e di alcune conoscenze applicative, in questo caso la scrittura.
    Cambia ma è sempre l'artista ad applicare la sua visione artistica in tutte le fasi "produttive".
    Ben diverso è quando un opera d'arte, come una canzone può essere, sia il risultato di una collaborazione di diversi partecipanti.
    Sono due approcci distinti.
    Tutto é Soggettivo

    Post was edited 2 times, last by “loyuit” ().

    Tecnico limitatamente alla sua parte, perché se non mettiamo limiti, sarà qualsiasi cosa.
    Anche il marketing è tecnica, e può considerarsi anche un'arte, così come realizzare una copertina, questo non significa che il musicista debba farsi la grafica del cd e andare a venderselo.
    Il suo lavoro deve finire quando iniziano quelli degli altri, registrazione e missaggio sono i primi dei lavori altrui.
    Non continuiamo a girarci attorno: mixare è un mestiere diverso da quello dell'artista, se poi uno è bravo e vuole sconfinare faccia pure, ma cerchiamo almeno di ricordarci quali sono i ruoli, altrimenti si svalutano tutti.
    Io non definirei un lavoro artistico "plurale" qualcosa in cui ciascuno ha fatto il suo mestiere, lo definirei solo un lavoro serio, perché la qualità richiede una montagna di conoscenze che è difficile trovare in una sola persona, e matematicamente quando ci ostiniamo a fare tutto da soli la qualità si abbassa.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Pilloso wrote:

    Per l'altro discorso, esiste apposta il direttore artistico, ovvero un artista che guida gli artisti nella realizzazione del lavoro dall'inizio alla fine, ne tiene le redini, concorda con loro una visione e cerca di portarla a compimento sotto la sua supervisione.


    Sono d'accordo, ma questo implica il fatto che si voglia raggiungere un certo "standard", riconosciuto e classificato dagli addetti ai lavori e dal mercato, che esiste in ogni forma d'arte, relativo ad un "genere". Insomma si ha già un target in mente.
    In soldoni, se faccio pop-rock, le chitarre devono suonare come quelle di ligabue o vasco, se faccio jazz, come quelle di pat metheny, altrimenti funziona poco, o niente! (per esempio)
    Quando si esce dagli schemi la cosa si fa molto più complicata e nebbiosa, con la visione d'insieme che solo l'artista che la concepisce può cogliere fino in fondo. In genere sono delle cacate pazzesche (come le mie... :D ) ma una volta su un milione si traccia una nuova rotta.
    Kubrick ne ha tracciata una, è uscito dagli schemi, e fa scuola.

    Sia chiaro, non mi paragono minimamente ai geni che hanno rotto gli schemi, in tutti i campi, ci mancherebbe altro! E non sto cercando di rompere gli schemi solo perchè voglio a tutti i costi risultare originale, è solo una questione di riuscire a "produrre" quello che sento di dover esprimere, e questo "sentire" molto spesso si discosta da quello che ci viene proposto dal mercato.

    Mentre uno "schema". o standard che dir si voglia, lo sto seguendo (credo) per quanto riguarda la scrittura di un racconto. Un racconto cominciato 25 anni fa, a mozzichi e pizzichi con lunghissime pause tra una stesura e l'altra.
    L'avevo cominciato con un certo stile, ma era troppo "cervellotico", e il linguaggio che utilizzavo non riusciva a risultare "plausibile". Ho ricominciato a scriverlo forse 3 o 4 volte, incontrando spesso difficoltà, finchè non mi sono deciso a seguire uno "standard" che mi facilitasse il lavoro. Decisione presa 8 mesi fa, e oltre a riscrivere tutto con questa "nuova tecnica", sono andato avanti di un altro 50% di pagine nuove, facilmente.

    Tutto dipende da cosa si vuol fare, e a chi proporre quella cosa!

    (edit: vi assicuro che nel racconto non uso tante virgolette come nei post...) :D
    Resistance... is futile. We are KORG, so you'll be synthetized!
    Scusate ma io di produzioni di rilievo dove un artista ha fatto tutto dalla A alla Z, non ne conosco...
    Si può dire che Mike Oldfield, piuttosto che Vangelis o un Jean-Michel Jarre, hanno fatto magari il 90% del lavoro, ma poi intorno a loro ci sono sempre stati professionisti che si sono occupati del mix, del mastering, delle riprese (magari anche solo come assistenti).

    Un'autoproduzione, diciamocelo pure, non la si fa certo perchè si vuole ottenere un risultato diverso; casomai è un ripiego se il budget a disposizione non consente di lavorare con Professionisti Top e non con professionisti con p.iva che accettano qualsiasi tipo di lavoro perchè comunque ci devono giustamente campare.
    Sono due fasce diverse...Sopra un certo livello, una produzione non può essere realizzata da soli.
    Nemmeno geni come Bellamy, Mercury e chessò...un Prince, si sono sognati di fare tutto da soli, nonostante alcuni di essi avevano il 100% della voce in capitolo.

    Chiaro...il mio discorso riguarda le produzioni di livello...Perchè direi che sono quelle i riferimenti da prendere in considerazione.
    Mi rendo conto che purtroppo, per molti di noi, si dovrà accettare un compromesso.


    BjHorn, tu dovresti chiedere a Vinicio...Ti troverà sicuramente gli assistenti giusti :)

    A livello non musicale, il discorso si complica se parliamo di cinema (come qualcuno ha accennato); perchè mi pare improponibile riuscire a fare il regista, il tecnico delle luci, il direttore della fotografia, ecc ecc.Impossibile avere tutte queste competenze e concentrarle in un unico lavoro...

    Oppure il discorso si semplifica, se parliamo di altre forme di arte, come la pittura, la poesia...

    Post was edited 2 times, last by “gobert4” ().

    E appunto, pensa se Kubrick si fosse impuntato per fare anche l'attore protagonista dei suoi film.
    No ragazzi, attenzione che con il ragionamento "gli altri deturpano la mia arte" si sono rovinate intere generazioni di artisti anche bravi, che per non lasciare fare le altre parti a chi di competenza sono rimasti a suonare in cantina.
    E lasciamo stare anche il discorso sulla destinazione, genere, mercato, non c'entra.
    L'unica destinazione per chi vuole fare tutto da sé resta la cantina e l'amatoriale, prima lo si accetta, prima si fanno passi avanti, e per chiarezza preciso che non ci vedo niente di male nella cantina, per qualcuno può essere anche il punto di arrivo e va bene così, l'importante è esserne consapevoli e non invecchiare mentre ci si chiede perché non si è arrivati al San Siro.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.