SIAE mi scrive (Giulio Rapetti Mogol)...

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    Pilloso wrote:

    saglio wrote:

    la proposta nasce dalla vincita di mahmood.

    No no ragazzi, tiriamo il freno.
    Mahmood è italiano doc nato a Milano, quindi non tiriamo in ballo cose che non c'entrano, perché in momenti tristi e confusi come questo è facile innescare attriti per cose inventate.
    La proposta risale ad alcuni anni fa ed è di Franceschini, non c'è nessuna nuova invasione di musica straniera, fa semplicemente parte di una serie di misure mirate a sostenere la nostra arte e cultura che ogni tanto vengono riconsiderate e rimaneggiate per trovare una formula che accontenti tutti e che sostenga il nostro mercato, quanto poi si stiano avvicinando a una soluzione è tutto da vedere.


    Ma infatti ho citato l'intervista di linus dove sottolineava che praticanebnte tutti i governi hanno fatto questa proposta. La novità nasce dopo la vittoria di mahmood, la proposta della lega nasce dopo la vittoria di mahmood. per quello dico e sottolineo. io sono favorevole ad aumentare il umero di passaggi di produzione italiane. ma visto che la novità arriva da li...non vorrei che poi tagliassero fuori mahmood...che come ricordi giustamente tu è italiano al 100%. quello sarebbe un grave sbaglio, e li si che si può iniziare a parlare di regime!!!

    alefunk wrote:

    Però mi chiedevo, ma le radio al giorno d'oggi sono ancora così importanti per la musica?


    beh direi che probabilmente sì, credo che siano ancora un grosso traino per i consumi di massa.

    Ad ogni modo mi fa ridere che la SIAE sponsorizzi la proposta. Avete idea di quanto salirebbero i loro introiti? E mi fa ancora più ridere che chieda il parere agli autori italiani.
    Paraculi. Cosa vuoi che dica un autore italiano se gli proponi la possibilità che le sue creazioni siano trasmesse coercitivamente 'per legge'?
    Ma come, con tutto quello che gli iscritti o meno alla SIAE avrebbero da dire su questo istituto, con tutto ciò che non va, ti prendi la briga solo ora di chiedere il mio parere?
    Ma andate a c@gare va...
    (ce l'ho con la SIAE, ovviamente non con te @alefunk e con nessun altro sia intervenuto qui. Ho solo aggiunto qualcosa nella risposta al tuo intervento)

    Flavio (ex fbin) wrote:

    alefunk wrote:

    Però mi chiedevo, ma le radio al giorno d'oggi sono ancora così importanti per la musica?


    beh direi che probabilmente sì, credo che siano ancora un grosso traino per i consumi di massa.

    Ad ogni modo mi fa ridere che la SIAE sponsorizzi la proposta. Avete idea di quanto salirebbero i loro introiti? E mi fa ancora più ridere che chieda il parere agli autori italiani.
    Paraculi. Cosa vuoi che dica un autore italiano se gli proponi la possibilità che le sue creazioni siano trasmesse coercitivamente 'per legge'?
    Ma come, con tutto quello che gli iscritti o meno alla SIAE avrebbero da dire su questo istituto, con tutto ciò che non va, ti prendi la briga solo ora di chiedere il mio parere?
    Ma andate a c@gare va...
    (ce l'ho con la SIAE, ovviamente non con te @alefunk e con nessun altro sia intervenuto qui. Ho solo aggiunto qualcosa nella risposta al tuo intervento)
    Non ha senso che della SIAE se ne occupino i musicisti. Deve essere un servizio, non una lobby covo di interessi particolari.


    saglio wrote:

    La novità nasce dopo la vittoria di mahmood, la proposta della lega nasce dopo la vittoria di mahmood. per quello dico e sottolineo. io sono favorevole ad aumentare il umero di passaggi di produzione italiane. ma visto che la novità arriva da li...non vorrei che poi tagliassero fuori mahmood...che come ricordi giustamente tu è italiano al 100%. quello sarebbe un grave sbaglio, e li si che si può iniziare a parlare di regime!!!


    Scusa e quale potrebbe mai essere una legge per penalizzare Mahmood? Una legge che vieta la musica dei milanesi?
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    edg wrote:

    A me sembra evidente che il pubblico in italia, nella stragrande maggioranza, evita di vedere i film migliori che realizziamo. Penso ai fratelli taviani vincitori dell'Orso qualche anno fa o alla stessa "Grande Bellezza" di Sorrentino.
    Ma a parte qualche "isola felice" , costretta a guardare a festival e rassegne estere (Garrone e qualche altro), nelle sale siamo strapieni di robaccia che più che film sembrano televisione/fiction o cinepanettoni.


    Visto che siamo a Bourbon Street divago pure io...
    Qui entrano in campo anche i gusti, onestamente i film di Sorrentino non mi piacciono, bellissima regia, immagini, attori e tutto il resto, ma non hanno una trama e proprio La Grande Bellezza ha avuto tanto successo all'estero perché ritrae la bellissima Roma cercando di ricreare le atmosfere di Fellini, che in tutto il mondo vanta tanti ammiratori.
    Riguardo i cinepanettoni, ce ne sono di più e di meno degni, la cosa di certo indegna è che film senza il minimo contenuto culturale, prodotti da gente coi milioni già in tasca, abbiano intascato finanziamenti statali a fondo perduto.
    Questo è lo scandalo, che per aiutare un campione di incassi in cui il messaggio ricorrente è un rutto, si tolgano risorse agli artisti emergenti, che con quelle risorse di film ne farebbero il triplo e meglio.
    Ultima cosa: quando parlo di cinema italiano di qualità contemporaneo, penso a tanti film commedia o drammatici, quelli con Accorsi, Gassman, Giallini, ecc ecc.
    Un esempio su tutti, "Perfetti sconosciuti" probabilmente avrà dei remake all'estero perché è geniale come idea, ma anche da noi è stato prodotto con grande gusto e qualità.
    Mi rendo conto che purtroppo se rapportati ai campioni di incassi, sto parlando di film quasi di nicchia, non ho guardato i risultati al botteghino, ma spesso per ottimi lavori si coprono appena le spese.
    Questi comunque sono i prodotti che bisognerebbe tutelare e sovvenzionare.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    SIAE mi scrive (Giulio Rapetti Mogol)...

    Infatti tutto avrebbe un senso, la richiesta e poi gli interventi, se le produzioni si aprissero ad emeriti sconosciuti, al talento vero ed a coloro i quali non possono permettersi UN MINIMO di produzione e promozione.

    Basta soldi ai soliti noti.
    ...Musicalmente Parlando...
    Eh purtroppo anche niente a nessuno è sbagliato, perché certi piccoli capolavori non verrebbero alla luce.
    In questo senso cinema e musica sono un po' diversi, un film discreto fatto in economia costa almeno mezzo milione di euro, per una buona incisione musicale in studio si spende molto molto meno, e in alcuni casi è possibile anche ottenere discreti risultati autoproducendosi, con possibilità di partire anche solo con un singolo per promuoversi.
    Anche a me non piacciono le piovre che si abituano a succhiare linfa per sopravvivere, ma alcuni settori abbandonati a sé stessi veramente avrebbero i giorni contati.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    vitto wrote:

    Al fin della fiera,escludendo il lato politico e restando su quello artistico (...) la lettera della SIAE, volendo interpretarla molto bonariamente, a me suona molto di resa incondizionata alla mediocrità da parte di chi dovrebbe seguire il motto l' arte è bellezza, la bellezza è arte , ...
    No suvvia... è arte se è prodotta nel bel paese sennò no.


    ...




    Se i dati delle radio dicono che già il 51% della musica trasmessa è musica italiana mentre la siae dice che la quota di diritti incassati è il 31% significa che molti non mandano i fax (oggi spero siano le mail) all'ufficio che si occupa della ripartizione dei forfait delle radio e delle televisioni.

    Magari quel vecchio bacucco di Mogol, invece di scrivere lettere ridicolamente autarchiche, potrebbe pensare a come far funzionare meglio la siae.

    L'unica cosa che riescono a fare è non mandare NIENTE agli iscritti soundreef.

    Come si dice a Napoli, anna fa' una lampa iss e la siae.
    La mia didattica
    Le mie foto...


    Orecchie funzionanti e studio sonorizzato come Cristo comanda...
    Io sono da sempre contrario a questo tipo di proposta, a prescindere dal colore politico di chi la propone (visto che ciclicamente torna fuori sotto diversi governi).


    Ritengo che una soluzione di questo tipo (supponendo che la legge imponga percentuali superiori rispetto a quella in essere grazie alle scelte della libera programmazione delle varie radio) finirebbe per aumentare dei passaggi dei "big" (virgolettato perché in questo caso ci butto dentro anche quelli che escono dai talent e giù di lì), con conseguenti aumenti degli introiti per queste persone, mentre penso sarebbe sostanzialmente ininfluente per tutti gli altri (sia in termini di visibilità che di ricavi).


    Mi metto nei panni di una radio: se devo raggiungere una quota di programmazione e devo scegliere tra passare un artista semisconosciuto le cui opere funzionano poco (col rischio che gli ascoltatori cambino stazione) o passare una volta in più la canzone di un big con cui vado sul sicuro, probabilmente sceglierei la seconda strada (magari non sempre, ma spesso). Le radio devono rendere conto in termini di ascolti a chi compra gli spazi pubblicitari, se vogliono campare...


    Poi faccio un'altra considerazione: se, da ascoltatore, scelgo di ascoltare una radio tipo Virgin (o qualsiasi altra radio "tematica"), si tratta di una scelta dettata da gusti personali. Penso sia inutile (se non addirittura controproducente) "obbligarmi" ad ascoltare altro.
    A me buona parte della musica italiana non piace (ecco, l'ho detto!), non mi trasmette nulla. Invece di impormi per legge una quota di ascolto (che poi divento di cattivo umore), servirebbe della musica che mi trasmetta qualcosa... allora sì che l'ascolterei (a prescindere da qualsiasi quota di legge!).


    E ancora: vogliamo fare delle produzioni che reggano bene il confronto con quelle internazionali? Non vorrei mai che con un certo tipo di politiche si finisse per creare un mercato semi-controllato (un "orticello") in cui viene un po' a mancare lo stimolo di mettersi in gioco e impegnarsi.
    Quel poco di musica italiana che mi capita di ascoltare, spesso non regge il confronto con le produzioni estere... e si tratta pure di produzioni commerciali! O scimmiottano con poche idee (magari pure in ritardo di qualche anno sulle mode), oppure la produzione non suona altrettanto bene, oppure le idee sono un po' deboli... ma alla fine dei conti, l'esito è che non riescono a colpirmi.


    Altro spunto su cui ragionare: cosa definiamo come musica italiana? Musica in lingua (anche se magari è stata prodotta interamente all'estero da team di soli stranieri - abbastanza inverosimile nella pratica, ma è un'ipotesi da contemplare) o musica composta/prodotta/interpretata da italiani senza vincoli di lingua. Blue degli Eiffel 65 rientra nella quota? e l'Allegro dal Concerto Grosso dei New Trolls? Come la mettiamo con i pezzi strumentali?


    E ancora: se la musica viene fruita tramite una piattaforma di streaming come Spotify? Mettiamo le quote anche lì? Francamente mi sembra difficile.


    Se si vuole fare in modo che chi ha gusti "esterofili" ascolti più musica italiana, bisogna migliorare la qualità dell'offerta in modo che sviluppi un interesse (anche) verso questo tipo di musica. Le quote sono inutili, quando non dannose (personalmente sarei propenso a dare meno spazio/peso alla musica italiana nel mio piccolo, nel momento in cui l'ascolto mi venisse "imposto per legge").


    Secondo me, una politica di questo tipo è inefficace, al massimo può portare ad un incremento di tipo quantitativo (ammesso che ci riesca), ma non garantisce alcun risultato dal punto di vista qualitativo (che è ciò di cui ci sarebbe bisogno).


    Concludendo, a me questo tipo di proposta sembra che vada a beneficiare solo i pochi e soliti noti (ammesso che poi ne abbiano un beneficio, se già oggi varie realtà "di peso" superano le soglie minime di un'ipotetica legge).
    Penso che l'ascoltatore debba essere libero di scegliere cosa ascoltare, senza quote di legge. Chi ama ascoltare musica italiana sceglie già delle radio in cui questo tipo di musica trova ampio spazio nella programmazione, mentre chi non l'apprezza sceglie delle radio più "esterofile". Sono gruppi di pubblico diversi, inutile cercare di alterare il mercato (e far alterare le persone!) con delle imposizioni.
    Se si vuole convertire una persona che ha "gusti esterofili", bisogna proporgli della roba valida, altro che quote!


    Opinioni personali, ovviamente.
    Il rispetto si costruisce solo insieme.
    In linea di principio non la trovo una cosa sensata.
    Il creare barriere artificiali per imporre qualcosa che potrebbe (o dovrebbe) essere quasi naturale è un metodo che non ha mai premiato.

    Ma più che altro leggo questo: "produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia"

    Forse a questo punto bisognerebbe anche capire cosa si intende per "produzione musicale italiana".

    Se fosse davvero così cosa significa?
    Che se con il mio gruppo si decide di andare a registrare, faccio un esempio, in Inghilterra, allora non rientriamo in quella quota?
    Cosa significa "prodotta in Italia"?
    Quindi anche "Il Volo" sarebbe escluso, visto che si parla di produzione sempre americana?
    Anche, chessò, "oh, vita" di Jovanotti, visto che è prodotto da Rick Rubin, tecnicamente non è una produzione musicale italiana, giusto?
    Oppure, altro esempio, i Negramaro tornano ad essere "produzione musicale italiana" solo dal 2017, visto che per i 10 anni precedenti hanno sempre registrato quasi tutto oltreoceano.. E se il prossimo album tornano a registrarlo negli states, pace, verranno equiparati ad una qualsiasi "produzione musicale non italiana"?

    Ma di cosa stiamo parlando?

    Come si fa a tracciare il confine di cosa può essere inteso come "produzione musicale italiana"?

    Il buon Mogol dovrebbe pur conoscere album come "Una donna per amico" o "una giornata uggiosa".. Credo che li conosca bene, considerato che i testi li ha scritti lui e le musiche erano di un italianissimo Lucio Battisti.. Eppure parliamo di dischi prodotti e suonati da non italiani (Battisti escluso, ovviamente), registrati e missati in Inghilterra che, però, sfido chiunque a non associare al nostro paese.

    Ma di cosa stiamo parlando...
    Violinista H-Pirla Scelto

    i7 6700k - 16Gb RAM - Uad PciEx - RME 802 - Cubase 10 - Adam A5x+Sub7 Tannoy System1000 - Lucid 88192 - Hairball 1176 RevD - UA 710twin - Drawmer1969 - Vitalizer Mk2-T - Lindell Audio Pex500

    Pilloso wrote:

    saglio wrote:

    La novità nasce dopo la vittoria di mahmood, la proposta della lega nasce dopo la vittoria di mahmood. per quello dico e sottolineo. io sono favorevole ad aumentare il umero di passaggi di produzione italiane. ma visto che la novità arriva da li...non vorrei che poi tagliassero fuori mahmood...che come ricordi giustamente tu è italiano al 100%. quello sarebbe un grave sbaglio, e li si che si può iniziare a parlare di regime!!!


    Scusa e quale potrebbe mai essere una legge per penalizzare Mahmood? Una legge che vieta la musica dei milanesi?


    Non riesco a spiegarmi. la mia paura è che siccome tutta questa cosa si è messa in moto dopo la vittoria di mahmood ma sopratutto dopo la scia di polemiche di chi disse che gli è stata assegnata la vittoria a tavolino per fare lo sgambetto a salvini dicendo tra le altre cose che "è assurdo che vinca un egiziano il festival della canzone intaliana" mi darebbe fastidio se poi alla fine "imponessero" delle percentuali di musica italiana tagliando fuori mahmood che è italiano solo perchè ha origini egiziane... questo mi fa paura.

    Per questo dico, di per se la questione è positiva, per il mercato..per noi.. però se deve fondare sul razzismo allora no!
    Scusa ma forse non riesco a spiegarmi io: Mahmood è italiano e basta, quindi non hanno modo di escluderlo nemmeno facendosi di LSD e ricorrendo a tutta la fantasia del mondo, così come non possono escludere me o te, a meno che sulla legge non scrivano "vietato ai Mahmood, ai Pillosi e ai Sagli", ma sarebbe bizzarro oltre che incostituzionale, chiaro?
    Davvero non ha senso insistere su questa cosa, gli unici che hanno obiettato alla sua origine sono gli ignoranti sui social che non si sono nemmeno presi il disturbo di verificare che è italiano al 100% prima di scrivere cattiverie. Nessun politico, nemmeno dei più fascisti e folli, potrebbe mai partorire una misura in grado di escludere un italiano che per la legge è uguale in tutto agli altri.
    Il festival di Sanremo è stato vinto da un italiano, facciamocene una ragione e finiamola con questa cosa pietosa.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.