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    Home studio

    Come ho accennato nella presentazione, sono arrivato a questo sito tramite un vecchio thread. Ho letto tutti i post e mi è rimasta una curiosità, cioè vedere se e quanto sono cambiete le opinioni dopo 6 anni. Quindi ripropongo la domanda: lo studio di registrazione fatto casa sta rovinando la musica?
    Sono in parte d'accordo con Lattugo, il discorso però è un po' ampio.
    Anche io sono convinto che non siano motivi tecnici ad abbassare la qualità della musica, oggi in casa con poco fai molto più di quello che potevano fare i Rolling Stones negli anni 70, sia a livello di qualità che di praticità.
    Però attenzione, la critica all'home studio potrebbe stare su un altro versante.
    Una volta accedevano agli studi solo coloro che erano veramente convinti, magari sostenuti da un mecenate che aveva visto qualcosa in loro, oppure selezionati da un produttore artistico, casa discografica, e così via.
    Oggi questo filtro non esiste più, quindi chiunque accede al grande mondo delle pubblicazioni, basta una scheda audio e se vuoi ti pubblichi su Spotify assieme ai big.
    Quindi se per "rovinando la musica" intendi che nella media dei lavori pubblicati il livello artistico è molto più basso, questo probabilmente è vero, ma solo perché c'è molta più scelta.
    Io però amplierei ancora il discorso e ti rigiro la domanda: cosa intendi esattamente per "rovinare la musica"?
    Perché se stai puntando il dito con particolari generi che non sono più il bel pop degli anni 90 o il rock dei 70, prima di criticare bisogna anche chiedersi quali sono le correnti che piacciono ai giovani (i fruitori di musica di oggi) e perché scelgono questi prodotti.
    Il tutto sempre tenendo ben presente che anche la musica dei nostri idoli, che piaceva a noi nei decenni passati, per chi ci ha preceduti erano solo canzonette.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Post was edited 1 time, last by “Pilloso” ().

    non ha rovinato la musica, ha tolto una parte di lavoro agli studi di registrazione, o semplicemente ha fatto ridurre le tariffe.

    ha però fatto aprire tanti piccoli studi dato che sul mercato ci sono prodotti homerecording ma onestissimi e utilizzabili in ambito professionale, dato che non tutti gli studi lavorano per fare uscire dischi da vendere.

    di sicuro l'homerecording ha una colpa, tanti ma tanti pseudo artisti che caricano su youtube robaccia e che si offendono pure se glielo dici. gente (soprattutto rapper) che scimmiotta quelli bravi, e che per non spendere 2 lire scaricano basi musicali di dubbio gusto, e compresse all'inverosimile, ci cantano due strofe anche male, e pensano di aver fatto il disco.
    L'home studio, reso possibile da internet, dalle daw e dai strumenti automatici é spesso carente di specializzazione diversificata e orchestrata invece presente negli studi di buon livello per quanto riguarda la produzione e nei gruppi o artisti musicali del passato per quanto riguarda la risultante musicale
    Se sei disposto a farti in casa scaffali, mobili, trattamenti acustici, pareti, parti elettriche, stucchi veneziani, tinteggi, manutenzione idraulica.
    Se ti piace la cucina leggi su internet le ricette e provi a cucinare, non per forza esci di casa e vai da Cracco.

    Sinceramente non credo che l'home recording stia distruggendo la musica, anzi, secondo me qui in Italia siamo ancora molto indietro su questo concetto.
    Non è l'Home recording che distrugge, ma la mancanza di studio, di tecnica, di voglia di imparare le BASI.

    Prova a guardarti gli studi dei produttori (super pagati) di oggi. Vedrai foto di studi minimali, con qualche controller, una master, e strumenti vari,
    perchè la vera differenza la fanno le competenze, che tu abbia un mega studio a Los Angeles, o una scrivania in periferia ad Aosta.

    Il problema non è l'Home Recording, ma sono quei dannatissimi PRESET e SAMPLES belli confezionati che non ti lasciano pensare e studiare.
    Sarebbe un mondo diverso senza Preset..
    :D


    Afex
    "togliendolo il limiter ho ottenenuto lo stesso volume percepito con un saturatore ed un comp e mi si e' aperto un mondo!
    Il brano suonava molto piu' "potente" e pulito; sembra un'altro mix ora,un ulteriore passo in avanti.
    ...il limiter mi alterava la percezione delle frequenze." Dal Thread "Infinite Sins".

    Afex, promotore delle campagna "togli anche tu il limiter dal master" :thumbup:
    Ritengo che il quesito voglia mirare ad una risposta secca, bianca o nera.,. però la realtà è fatta di tutte le varianti che vanno dal bianco al nero.
    Voglio dire, nel 1990 partecipai ad un concorso di composizione (Trento Cinema - la colonna sonora) per il quale bisognava inviare un master su bobina da 1/4 di pollice. Il regolamento era parecchio restrittivo, specialmente nelle prescrizioni della composizione che, alla fine, doveva ricalcare il tipico organico orchestrale di Ennio Morricone (doppio quartetto d'archi, fiati, legni e voce femminile solista). Per inciso il Maestro avrebbe dovuto essere presente alla premiazione... Lascio immaginare se si fece vedere.
    All'epoca non avevo alcuna apparecchiatura professionale di registrazione multitraccia, tanto meno un registratore a bobine su 1/4 di pollice. Quindi fui costretto ad andare a registrare presso uno studio di registrazione della mia città (Mestre) all'epoca molto in voga per le produzioni dance. Di fatto si trattò di un lavoro semplice perché avevo portato il mio fido Apple Macintosh SE/30 con Performer, l'interfaccia MIDI MotU MidiTimePiece II, il rack con gli expander ed un synth come tastiera di controllo.
    La sessione di registrazione fu davvero rapida. Effettuati i volumi sul mixer, si trattava solo di registrare in multitraccia, migliorati un po' i posizionamenti panoramici dell'orchestra virtuale ed effettuare un veloce mixdown aggiungendo un po' di riverbero complessivo. La fase di preproduzione era già stata fatta a casa con minuziosa attenzione.
    Anche il mastering fu realizzato in tempi rapidi, tanto che in meno di mezza giornata ero tornato a casa con il mio nastro pronto da essere inviato al concorso.
    Complessivamente posso dire che il risultato fu più che dignitoso, proporzionato anche all'importo relativamente contenuto chiesto dallo studio.

    Con questo racconto voglio dire che affidarsi a professionisti, purché siano veramente tali, ha una serie di risvolti positivi, non da ultimo eliminare il rischio di acquistare, per un project studio domestico, apparecchiature che non si sarebbe in grado di utilizzare al meglio.

    Quello che, a mio modesto avviso, ha rovinato il mercato è l'abolizione delle tariffe minime, perché in questo modo il cliente, non capendo qual è la differenza tra un prodotto di qualità ed uno non di qualità, va sempre cercando la tariffa più bassa. D'altro canto, il professionista che ha costi da sostenere per mantenere la struttura, gli eventuali dipendenti ecc. si vede portare via la clientela da altre realtà che praticano una concorrenza altamente sleale.

    Non sono d'accordo che lo studio in casa abbia rovinato la musica. Ci sono tanti prodotti musicali, realizzati in studi iperprofessionali e blasonati, che fanno letteralmente schifo, come ci sono eccellenti produzioni di carattere individuale (vedasi SoundCloud e similari) che meriterebbero tantissimo e, nonostante tutto, sarà impossiblle possano avere riscontro.
    Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum

    N.B. Rispondo a mail o telefonate con quesiti tecnici solo SE ho tempo e voglia

    Home studio

    NO
    Quello che sta cercando di uccidere la musica è la fase di cambiamento culturale che stiamo vivendo, un’epoca in cui tutti si credono professori senza aver mai aperto un libro.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che mette in fila un loop di 4 note e dice di essere compositore.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che alterna 4 parole a caso e una volgarità e dice di essere cantautore.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che compra un mac, una scheda audio ed un microfono, contatta i primi due e dice loro di essere un arrangiatore.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che capisce che i primi tre sono dei “convinti” e spilla loro qualche soldo dicendo di essere un produttore amico di gente potente.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che raccoglie il lavoro dei primi quattro a costo quasi zero, lo promuove e ne fa una hit.
    Sta cercando di uccidere la musica quello che ascolta una hit solo perché passa in radio molte volte senza chiedersi se sia davvero un brano così meritevole di attenzioni.
    In 6 passaggi la musica è agonizzante ma non di certo per colpa degli home studio, anzi la musica non è morta, e non morirà mai, la musica è dotata di vita propria ed è così duttile da adattarsi a tutti i periodi storico/culturali anche quelli bui come quello attuale. Non confondiamo la musica con il “mercato della musica”. La musica è espressione della cultura del momento storico in cui ci si trova, il mercato della musica è l’incontro tra ció che gli artisti offrono e ció che il pubblico desidera sentire.
    Il panino col salame non verrà di certo ucciso dall’hobbista che prova a fare il pane in casa, verrà ucciso dal sushi magari, ma il mercato non morirà, semplicemente venderà piu sushi e meno panini col salame.
    Buon Natale gruppo.



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    Lamusicaditeo wrote:

    Non confondiamo la musica con il “mercato della musica”.

    E' un concetto che ribadisco spesso.
    E' verissimo che nella nostra cameretta possiamo fare la musica che più ci piace, se non gradiamo adeguarci al mercato.
    Tuttavia la musica è anche narrazione e comunicazione, e se resta nella nostra cantina o cameretta, non assolve del tutto il suo compito, come un quadro che nessuno vede.
    Quindi ok non preoccupiamoci troppo del mercato, che è una cosa diversa dalla buona musica, ma anche le cose buone se vogliono sopravvivere hanno bisogno del loro mercato o quantomeno di luoghi in cui essere diffuse.
    Se scrivi un film visionario che nessuno vuole produrre, è servito a qualcosa, a parte dare piacere all'autore durante la scrittura?
    Insomma, facendo un esempio banale, chi produce cibo prelibato avrà vita breve in un mondo fatto solo di fast-food ed Eurospin, quindi occhio anche che il mercato non diventi solo a pannaggio della mediocrità, perché potrebbe restare l'unica cosa da mangiare per tutti.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    loyuit wrote:

    La qualità é un opinione

    MMmmmmh direi di no, ci sono indicatori oggettivi che ti dicono se un lavoro è di qualità, in ogni suo aspetto, dalla scrittura, all'arrangiamento, fino a incisione e mix.
    E' un'opinione se non si conoscono quegli indicatori, ma se sai come un testo va scritto, se riconosci una rima banale, una traccia saturata troppo e male, un mix che non suona bene, puoi capire se è un lavoro di qualità, e non è una tua opinione.
    Al limite si può dire che la qualità è meno rilevante in certi generi (non è indispensabile che un brano rock indie sia suonato da virtuosi e inciso da manuale, può essere comunque ottima musica).
    Siamo tutti sulla stessa Bark.