L'arte del non rispondere

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    Renato, siamo realisti, oggi se vuoi sfondare nel mondo della musica devi passare dai format, li durante il format le produzioni vedono chi ha più presa sul pubblico e gli costruiscono la "musica" come un vestito, non'è importante se di qualità o meno ... l'altra strada è partecipare ai vari festival per cercare di farsi notare oppure avere 1.000.000 di follower su uno dei vari social ... poi magari duri una sola stagione perchè si rendono conto che quello che fai o quello che ti fanno fare è merda, ma anche se fai qualcosa di "carino" non cambia poi di molto. Guarda chi sono i cantanti di successo e da dove vengono : Emma Maroni & Co. tutta gente di scuderia e/o che proviene da circuiti ... Non'è riuscito a sfondare neppure Marco Morandi nonostante il cognome illustre ma con scarse capacità creative, mentre ignoti che passano dalla Enedemol leggi Marco Bassetti o meglio Maria de Filippi (per il settore musica) arrivano al successo ...
    ... penso che un sogno così non ritorni mai più !

    AlessioBlve wrote:

    Renato, siamo realisti, oggi se vuoi sfondare nel mondo della musica devi passare dai format, li durante il format le produzioni vedono chi ha più presa sul pubblico e gli costruiscono la "musica" come un vestito, non'è importante se di qualità o meno ... l'altra strada è partecipare ai vari festival per cercare di farsi notare oppure avere 1.000.000 di follower su uno dei vari social ... poi magari duri una sola stagione perchè si rendono conto che quello che fai o quello che ti fanno fare è merda, ma anche se fai qualcosa di "carino" non cambia poi di molto. Guarda chi sono i cantanti di successo e da dove vengono : Emma Maroni & Co. tutta gente di scuderia e/o che proviene da circuiti ... Non'è riuscito a sfondare neppure Marco Morandi nonostante il cognome illustre ma con scarse capacità creative, mentre ignoti che passano dalla Enedemol leggi Marco Bassetti o meglio Maria de Filippi (per il settore musica) arrivano al successo ...


    Assolutamente d'accordo. Inutile girarci intorno (vabbè, io non l'ho fatto sin dall'inizio :D )
    Spiacente non sono d'accordo, stiamo ancora generalizzando.
    Uno dei brani di maggiore successo degli ultimi mesi (ma successo enorme, e anche oggettivamente di grande qualità) è di due cantautori siciliani che prima hanno fatto giusto qualche album indipendente, niente talent per loro, si sono fatti notare a Sanremo per bravura, senza bisogno di vendersi sui social o roba del genere, e mi rifiuto di pensare che sia l'eccezione che conferma la regola.
    Ripeto, la tendenza può preoccupare, ma evitiamo il disfattismo, altrimenti inutile che stiamo qua a parlare di dettagli se crediamo che tutto sia vano.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Pilloso wrote:

    Spiacente non sono d'accordo, stiamo ancora generalizzando.
    Uno dei brani di maggiore successo degli ultimi mesi (ma successo enorme, e anche oggettivamente di grande qualità) è di due cantautori siciliani che prima hanno fatto giusto qualche album indipendente, niente talent per loro, si sono fatti notare a Sanremo per bravura, senza bisogno di vendersi sui social o roba del genere, e mi rifiuto di pensare che sia l'eccezione che conferma la regola.


    Hanno lavorato in passato con Roy Paci, Meg, Levante, Carmen Consoli ecc. Il pezzo di Sanremo è mixato da Pischetola. Direi che qualche contatto lo tengono e qualche soldo pure...
    se vendete il database mi incazzo.

    DBarbarulo wrote:

    Hanno lavorato in passato con Roy Paci, Meg, Levante, Carmen Consoli ecc. Il pezzo di Sanremo è mixato da Pischetola. Direi che qualche contatto lo tengono e qualche soldo pure...

    E questo cosa ha a che fare coi talent come unico mezzo per farsi conoscere e la musica brutta che sfonda se uno sa vendersi?
    Sono persone che hanno lavorato e si sono fatte il mazzo, è normale che quando arriva il giorno che sfondi hai già conosciuto altri professionisti.
    Di professionisti ne conosco anche io, che ancora non ho sfondato, sono già sul mio curriculum e se un giorno capitasse mi seccherebbe che dicessero "eh ma Pilloso ha lavorato con Tizio, Caio e Sempronio". Certo che ci ho lavorato, si chiama gavetta ed è l'opposto dei talent.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Renato non dico sia così in assoluto, ma stà diventando la norma, mi sono trovato anche io tanti anni fà a dover decidere se vivere di musica (facevo un certo numero di serate a teatro) ho fatto tanta gavetta ma ... non sono approdato a niente, forse non ho i numeri ma gavetta tanta, forse non ho capito il mercato e andavo in direzione opposta ... non'è disfattismo, ho fatto altre scelte ma, a parte le serate a teatro, qualche performance in ambienti del cantautorato finiva sempre a pacche sulle spalle, e se proprio andava bene rimediavo un paio di serate nuove ... ma ripeto sono io che non avevo i numeri, ho provato a riciclarmi come autore di testi ma la solfa era che erano troppo "impegnati" e poco commerciali ... Non avevo i contatti giusti e mi ostinavo a proporre le cose come le vedevo io e non il mercato ...
    ... penso che un sogno così non ritorni mai più !
    A prescindere da tutto resta una cosa difficile ed è chiaro che dipende da un insieme di cose, oltre a essere bravi ci vuole anche la fortuna di trovarsi al momento giusto, nel posto giusto, con il prodotto giusto tra le mani.
    Comunque tra insistenza e perseveranza, i primi lavori mi stanno arrivando, cose minori per il momento, ma se tutto va bene verranno trasmesse da qualche parte, e speriamo non siano le ultime che faccio. Anche di riconoscimenti e premi importanti ne ho già vinti, e con essi pure un po' di soldini, tuttavia sono ancora in un limbo in cui i "big" non mi conoscono e di certo non mi cercano per commissionarmi un lavoro importante. Spero che tenendo duro e continuando a lavorare sodo arrivi anche quel momento.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Provo ad inserirmi nella discussione ma mi sembra di vedere la cosa da una prospettiva diversa e mi trovo sempre in difficoltà. Sembra che il punto di arrivo sia il successo e la remunerazione monetaria. La ricerca di un proprio percorso viene sempre meno a scapito degli standard richiesti dal mercato. Spesso si tira in ballo il mercato discografico del '70 e di come le label indipendenti o meno osavano, ma anche le band osavano di più: contaminazioni folk con elettronica, free jazz e musica indiana ecc... ma adesso è devastante, non si suona più per il piacere di fare musica ma si cerca un riscontro da terzi in tutti i modi.
    Io continuo a fare dischi brutti ( non scherzo...) in vinile, registrati in casa con poca roba, ( senza le solite pippe che si trova spesso sul forum con gente che passa anni a testare tutti gli eq esistenti sul mercato...), non contatto label sono loro che contattano me: l'ultimo esce a ottobre ma dovrei darmi una mossa perché il prossimo dovrebbe essere pronto per inizio anno e non ho ancora registrato nulla.
    Soldi ben pochi, ma non male per un piccolo artigianato indipendente guardando i riscontri a giro per il mondo. In Italia? lasciamo perdere...
    Io ho sempre scisso le due cose: se suoni per piacere puoi farlo in casa senza scendere a compromessi per nessuno, se vuoi ricavare dalla tua musica, quindi venderla e arrivare a un pubblico, a qualche compromesso devi scendere, e qui apriti cielo perché si apre un mondo e ciascuno la vede a modo suo.
    Sul piano cinematografico ti dirò che la vedo più come una professione semplicemente perché ho studiato e perché ho competenze e approccio da professionista, e già in scrittura penso alle esigenze produttive (draghi e navi spaziali li lascio a chi non ha idea di come si realizza un film), in ogni caso provo piacere anche nello scrivere cose molto commerciali: se le scene e battute divertono me, forse faranno ridere anche chi le vedrà sullo schermo, se certe emozioni riesco a metterle in una scena, forse potrò emozionare il pubblico.
    Poi le produzioni chiederanno certamente modifiche, si troverà un compromesso, ecc.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Teleborian wrote:

    Provo ad inserirmi nella discussione ma mi sembra di vedere la cosa da una prospettiva diversa e mi trovo sempre in difficoltà. Sembra che il punto di arrivo sia il successo e la remunerazione monetaria. La ricerca di un proprio percorso viene sempre meno a scapito degli standard richiesti dal mercato. Spesso si tira in ballo il mercato discografico del '70 e di come le label indipendenti o meno osavano, ma anche le band osavano di più: contaminazioni folk con elettronica, free jazz e musica indiana ecc... ma adesso è devastante, non si suona più per il piacere di fare musica ma si cerca un riscontro da terzi in tutti i modi.
    Io continuo a fare dischi brutti ( non scherzo...) in vinile, registrati in casa con poca roba, ( senza le solite pippe che si trova spesso sul forum con gente che passa anni a testare tutti gli eq esistenti sul mercato...), non contatto label sono loro che contattano me: l'ultimo esce a ottobre ma dovrei darmi una mossa perché il prossimo dovrebbe essere pronto per inizio anno e non ho ancora registrato nulla.
    Soldi ben pochi, ma non male per un piccolo artigianato indipendente guardando i riscontri a giro per il mondo. In Italia? lasciamo perdere...


    Si, questo è fondamentale. Scrivere, creare, produrre DEVE essere principalmente qualcosa che innanzitutto appaghi sé stessi. E' un po' come desiderare di avere un figlio: non lo si fa perché debba per forza crescere bello, fico e fotomodello o diventare astrofisico. Lo si ama per quello che è, perché è una "propria creatura" (come diceva il grande Pino Daniele "Ogni scarrafone...".

    D'altro canto non credo di aver mai conosciuto un solo compositore/autore/musicista che non abbia avuto il desiderio o la speranza di svoltare e fare la hit del secolo.
    E questo vale in qualsiasi ambito professionale. E' una caratteristica dell'uomo il volersi vedere riconosciuti i propri meriti e i propri talenti ed essere apprezzato.
    Purtroppo, tornando a bomba al discorso iniziale, questo conta veramente poco. Ma chi se ne frega

    Post was edited 1 time, last by “simonluka” ().

    Credo che chiunque scriva e canti quello che gli piace, è difficile fare musica controvoglia, se non andiamo proprio a cercare certe boyband create a tavolino, penso che il 99% degli artisti facciano quello che li appaga, salvo magari qualche accettabile compromesso per adattarsi ai canoni commerciali.
    L'unica "stonatura" è quando sento qualcuno di molto giovane e ingenuo lamentarsi che il mondo non vuole la sua musica perché è troppo vera, forte e tutto il resto.
    Poi vai a sentirla e quasi sempre è roba banale, già sentita mille volte, o brani che durano 10 minuti, lo so che oggi anche i Pink Floyd sarebbero castrati dalle radio, ma insomma, hanno fatto il loro tempo e i pezzi da 10 minuti li hanno fatti quando avevano senso e andavano di moda.
    Il mercato va anche un po' assecondato, io ad esempio non mi aspetto di fare un film autoriale che dura 3 ore, per poi lamentarmi se non capiscono la mia "arte".
    Stando sotto le 2 ore puoi scrivere una schifezza come un capolavoro, tutto sta nel sapere come fare stare un buon lavoro dentro i paletti, per questo quando sento lamentele sui brani da 3 minuti mi viene da sorridere, perché non è quello il problema, il punto è sapere come riempire quei 3 minuti con qualcosa di bello ed efficace, invece sento molti cosiddetti "artisti" che dopo 2 minuti non ti hanno ancora detto niente di interessante, il problema sono loro e non il mercato.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Certo, questa è un'altra componente interessante. Voglio dire, bisognerebbe sempre capire ed accettare i propri limiti, ci mancherebbe. Personalmente parlando (per fortuna direi) io faccio musica per hobby (o poco più), quindi ci sta che butti giù anche delle grandi cacate che non si filerà nessuno. Così come (sempre per fortuna) qualcosina sono riuscito a piazzarla e pure bene (essenzialamente all'estero).
    E' chiaro che tutto richieda dei compromessi. E' impensabile fare cose che avevano mercato 100 anni fa e sperare di avere un riscontro commerciale odierno (al di fuori di una piccola cerchia di appassionati del genere che, comunque, se lo ascolteranno in cameretta). Insomma un po' di adattamento è sempre necessario. La capacità di reinventarsi ed adattarsi agli standard del tempo (non a caso, nomi importantissimi del secolo scorso, sono caduti nell'oblìo proprio per non essere stati capaci di aggiornarsi e adeguarsi, almeno parzialmente). Sono cambiate le stesure, le sonorità, i livelli di loudness, il sound generale....
    E' pure vero però che c'è gente che fa anche belle cose, piuttosto standard ed assolutamente allineata ai brani commerciali attuali (e forse anche più orecchiabili ed oggettivamente interessanti di tante "hit" radiofoniche) ma che non vengono neppure ascoltate (stroncando in partenza qualsiasi possibilità). Perché? Beh, secondo me, torniamo alle risposta iniziale.
    In buona sostanza: partendo dal presupposto che abbia rispettato tutti gli standard odierni (genere di punta, sonorità, sound generale, contesto musicale, ecc.) vuoi che un tuo prodotto possa uscire seriamente sul mercato ed essere mandato in radio tre volte al giorno? Bene, preparati a sborsare un bel po' di dindi.
    Poi ci sono anche delle (poche) eccezioni, ma sono quelle che confermano la regola attuale, almeno in Italia.
    Ho avuto la fortuna di piazzare qualche brano che mi ha dato molte soddisfazioni (anche a livello economico) ma, guarda caso, quasi totalmente nel mercato estero (asiatico in particolare).
    Che vuoi che ti dica? Sarà l'ennesima cartina tornasole del nostro Paese.
    Non credo che riguardi solo il nostro Paese, però quello che ho osservato è che noi italiani siamo più disorganizzati nel settore agenzie di rappresentanza, e ci affidiamo molto ad amicizie e passaparola, forse credendo di risparmiare saltando un passaggio.
    Insomma ci si arrangia, ci si mette in mostra per farsi notare, si fanno carte false per avere il contatto del produttore e riuscire a parlargli, e così via.
    È una mentalità un po' amatoriale che a volte porta appunto a lavori mediocri, che si potrebbero evitare se invece ci si affidasse di più a curriculum, portfolio, o a qualcuno che propone i migliori professionisti tra i suoi assistiti per un determinato lavoro.
    Ma ribadisco, mi rifiuto di pensare che a qualcuno non faccia differenza realizzare prodotti mediocri, quindi spero in un cambiamento, in fondo basterebbe adeguarsi a sistemi già ampiamente collaudati all'estero, dove tu dici cosa sai fare, mostri qualche tuo progetto realizzato, e un agente che fa quello di mestiere ti procura il lavoro. Tanto semplice che ci dovremo arrivare per forza.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Bah, non so che dirti.
    Fatto sta che, per quanto mi riguarda, a parte un paio di concorsi vinti (per esempio uno organizzato da Siae e Alitalia un paio di anni fa) e qualche sonorizzazione per Mediaset, gli unici miei brani che hanno trovato mercato, l'hanno trovato all'estero.
    Sarà che "di là" c'è una platea più ampia, per cui c'è una più alta percentuale di trovare uno spazio. Sarà che, sebbene siano molte di più le richieste di "ascolto", quelli che sono pagati per ascoltare, lo fanno veramente... Boh, non saprei dirti.
    Ma è un dato di fatto.
    Hai ragione Sartana, detta così sembra a posto, il problema è che sono tutti contentini e non si arriva mai al dunque, il momento in cui sei riconosciuto e sereno di avere lavoro, sono tutte cose spot di quelle faticose e poco retribuite, io vivo di altro ma vorrei passare a questa professione definitivamente, non farla per gioco e scrivere proposte a persone che non rispondono, mentre senti/vedi trasmettere cose mediocri di altri: alla lunga stanca.
    Non è neanche tanto un concetto economico, è semplicemente che se sai fare bene il Geometra e vuoi farlo, non puoi accontentarti di un lavoretto all'anno più qualche coppa ai concorsi.
    Neanche a farlo apposta, proprio ieri mi hanno informato che ho vinto un altro premio come migliore sceneggiatura.
    Poi inizio a guardare una nuova serie Netflix e noto subito che chi l'ha scritta non deve avere letto manco il manuale base.
    Siamo sempre lì, mica ci si vuole arricchire o vantarci di grandi successi, solo stare al posto che ci meritiamo, tutto qui.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    E infatti chi si lamenta? Ma proprio per niente, anzi. Considerato, tra l'altro, che per me è quasi tutto divertimento (c'è chi colleziona trenini elettrici, chi ama le moto da enduro...). Magari sono stato fortunato. E comunque, a parte la soddisfazione personale, dal punto di vista economico sempre di "briciole" si tratta. Con la Siae non rientrerò mai di quanto ho speso per i vari "giocattoli" acquistati negli anni. Ma, ripeto, è un divertimento, una passione. Quindi chi se ne frega.
    Nulla a che vedere con i numeri "veri", almeno per quanto riguarda la divulgazione di massa (tradotto: tranne che in un paio di occasioni, non ho mai sentito lavori a cui ho partecipato o che ho scritto personalmente che abbiano mandato in radio dieci volte al giorno. Non so se mi spiego).
    Era semplicemente una risposta al quesito iniziale ed ho espresso il mio punto di vista. Ovviamente basato su quanto di mia conoscenza. Tutto qui
    Io mi lamento eccome :D
    Voglio fare una cosa per lavoro perché so farla bene, senza false modestie, penso di essere oltre la condizione del ragazzino intonato che crede di essere er mejo.
    So fare una professione perché ho studiato e ho fatto sacrifici per imparare a farla.
    Tra l'altro nel mio caso è una cosa autoriale, non si tratta di apparire o diventare celebri, è una professione come altre, ma il caso vuole che io me ne sia innamorato, però non è una semplice passione, è una cosa seria.
    Anche su questo aspetto si potrebbe parlare a lungo, quando qualcuno ti dice "devi crederci" non ci è mai chiaro abbastanza.
    Conosco molte persone che hanno tentato, ma tanto per fare.
    Eh no, tanto per fare non si fa niente, e non ci si può lamentare.
    Per arrivare agli obiettivi bisogna lavorare sodo e fare le cose seriamente, allenarsi come gli sportivi, non fare la partita di calcetto con gli amici e poi stupirci se non ci chiamano in serie A.
    A troppe persone la differenza non è ancora chiara, e di sicuro i talent non facilitano la comprensione, sembra tutto facile, ti iscrivi e una botta di fortuna ti cambia la vita, ma bisogna anche sapere che molti concorrenti dei talent ci arrivano perché già prima si sono fatti un mazzo tanto. Noemi (possa piacere o meno) prima di andare a X-Factor era già in giro da 3 anni con in mano il suo pezzo di debutto, poi ovviamente la TV ti fa svoltare.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.