L'arte del non rispondere

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    L'arte del non rispondere

    Sarà capitato anche a voi: nel corso degli anni ho fatto tante cose, musical, brani commerciali, podcast, sceneggiature per cinema e tv.
    A volte erano lavori più amatoriali e nella mia ingenuità credevo potessero interessare a qualcuno, mentre altri hanno vinto premi importanti, a prova che qualcosa varranno.
    Ebbene, ci si trova prima o poi a proporli a produzioni, dirittori artistici, altre personalità che lavorano in questi settori, sperando in un sì, ma disposti ad accettare anche di un no, specie se accompagnato da qualche critica costruttiva.
    Ma purtroppo quasi sempre non arriva nemmeno il no, nessuna risposta, solo porte chiuse.
    Questo è molto frustrante, perché metti tutto ciò che sai fare nelle mani di qualcuno, e quel qualcuno neanche si degna di risponderti che gli fa schifo.
    Ultimamente in campo cinematografico mi sto scontrando con questo fenomeno, il non rispondere.
    Una persona gentile e disponibile (roba rara come certe carte dei Pokemon) mi ha spiegato che spesso gli sceneggiatori reagiscono molto male ai rifiuti, quindi l'unico modo di evitarlo è non rispondere.
    Comprensibile, tra l'altro alcuni produttori dicono che il 50% dei manoscritti che ricevono sono pieni di errori grammaticali, e la restante metà sono prevalentemente cose banali, già viste, impossibili da produrre o con importanti macanze sul piano dell'ossatura della storia.
    Se da un lato questo dovrebbe confortarmi, perché certe cose almeno so di saperle fare meglio di molti altri, dall'altro diventa un problema, perché questi sigori ricevono talmente tanta immondizia che hanno smesso di leggere qualsiasi proposta: trovare una perla in mezzo a tutto quel ciarpame richiede tempo che né loro né i loro collaboratori hanno più.
    Così anche chi per capacità avrebbe qualche chance, automaticamente non ce l'ha più, perché puoi essere bravo quanto vuoi, ma se nessuno ti dà ascolto, praticamente non esisti.
    È lo stesso fenomeno che in musica conosciamo da decenni, da quando ci si può autoprodurre con una schedina audio, i tavoli dei produttori si sono riempiti di pile di CD che non ascolteranno mai, oggi poi è piena anche la rete, quindi figuriamoci.
    Aggiungiamoci che io non so essere insistente, credere nei miei progetti sì, proporli in modo efficace e bussare almeno una volta a tutte le porte anche, ma sono quel tipo di persona che chiede permesso anche se l'hanno già invitata a entrare, quindi non potrei mai essere aggressivo con persone che fanno già chiaramente capire di non avere tempo per me.
    E si crea quello stallo per cui o resti ad attendere in eterno o ti produci da solo, ma con gran sbatta e perdendo tanti vantaggi per tutte le parti.

    E voi, vi siete imbattutti in questo muro? Come avete esorcizzato la cosa? Avete scoperto un trick per fare notare voi stessi o il vostro lavoro, e ottenere almeno una risposta? Se qualcuno ha aneddoti e stratagemmi mi piacerebbe condividerli qui :)
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Non conosco il mondo della cinematografia, ma quello della musica un pochino si.
    Quello che ho appurato, soprattutto negli ultimi 20 anni, è che della musica non frega una ceppa a nessuno. Le case discografiche (soprattutto le major) potrebbero anche vendere le mollette per stendere i panni, l'importante è che porti un incasso. Quindi la canzone è l'ultimo dei problemi.
    E' comprensibile, visti i margini di guadagno che ci sono oggi nel mondo musicale. Ma dover pagare per far ascoltare i miei brani... Grazie, ma passo. Non tanto per i soldi, quanto per il principio. Sarebbe come dire che dovrei pagare per lavorare.
    Quindi, secondo me, l'importante è non scoraggiarsi e continuare a fare musica per il piacere di farlo. Senza pensare che se una propria creazione (perché di CREAZIONE si parla) non viene presa in considerazione, è perché sia brutta o fatta male.
    Al di là dei gusti, le proprie opere devono piacere principalmente a noi stessi. E' come un figlio, una creazione unica.
    Se poi non rientrano in determinati "standard" (basati su fattori che non l'arte non c'entrano proprio niente), chissene.
    @simonluka no, arrendersi mai, alla peggio c'è sempre il tornio che mi aspetta :D
    Hai introdotto un concetto interessante, della musica non frega una ceppa a nessuno, cercano solo prodotti da vendere, qualsiasi cosa siano.
    Beh qualcosa del genere sta accadendo anche nel mondo del cinema, basti vedere certe serie italiane prodotte per Netflix, evidenza che i network devono solo riempire il catalogo, non sono interessati alla qualità dell'offerta e stanno educando il pubblico ad accettare uno standard sempre più basso, così tra un po' ci berremo di tutto, un po' come accade già da tempo nel mondo musicale, dove manco conta più essere intonati.
    Le recensioni delle nostre serie tv all'estero però sono impietose, le chiamano "italian soap", banali triangoli amorosi e zero profondità, e non è certo un vanto.
    Sul pagare per il proprio lavoro, nel cinema avviene quando si fanno dei cortometraggi o film indipendenti, prodotti che si realizzano a proprie spese per farsi notare e mostrare di cosa si è capaci. Questo è sempre stato così, da quando i più celebri cineasti, da giovani, si compravano camera e pellicola perché avevano qualcosa da dire.
    Oggi la cosa è inflazionata: centinaia di festival per cortometraggi, e una richiesta maggiore di qualità, per cui difficilmente puoi arrangiarti, le aspettative sono alte anche per gli amatoriali, attrezzature, attori, maestranze, per 10 minuti di lavoro servono almeno 10 professionisti.
    Anche in musica se fai una demo voce e chitarra con un registratore non vai più da nessuna parte, andava bene ai tempi di Battisti, oggi si aspettano demo di altro genere.

    Ci sono tante analogie tra questi settori che ho pensato di proporre qui uno scambio, tra gente che ci ha provato e che ci sta ancora provando, non credo che qualcuno abbia la chiave, ma magari c'è chi ha avuto un'esperienza importante da raccontare.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Sì cose simili accadono anche nel cinema, gente che fino al minuto prima non sapeva chi fossi, aggiunge la sua firma al tuo lavoro.
    Questi però sono compromessi necessari solo quando si incappa in personaggi non del tutto seri, esistono ancora anche quelli corretti, magari non troppi.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    probabilmente è anche uno dei motivi per cui si investe sempre meno nelle proprie produzioni: guadagni minimi, non frega a nessuno della musica. così si abbassa ancora di più il livello.
    È un discorso giustissimo, che i più esperti hanno fatto qualche mese fa: fino a metà degli anni 90 per avere una demo decente dovevi per forza andare in studio, ci investivi qualcosa e già questa era una grossa scrematura, perché chi non ci credeva non era disposto a investirci niete (basti pensare a quanti passano qui sul forum e per avviare uno studio casalingo sono disposti a mettere sul piatto un budget massimo di 150 euro).
    Nel podcast credo stia accadendo la stessa cosa, con l'aggravante che anche nomi noti come Mentana si registrano, a giudicare dall'audio, col telefonino nel cesso, e purtroppo questo è accettato come standard valido, quindi figuriamoci se c'è scrematura di qualità... vale tutto, anche roba al limite della comprensibilità.
    Nel cinema la differenza è che non puoi produrre un film da solo perché costa troppo, e la differenza tra un'immagine amatoriale e una cinematografica la comprende anche un profano, ma proprio perché costa troppo, solo pochi temerari riescono a fare produrre i propri progetti.
    Ma lo sappiamo che ogni settore ha le proprie difficoltà, è sempre stato così e anche nell'epoca d'oro della discografia c'erano altri ostacoli che conosce chi ci provò negli anni '70 o prima ancora, c'era anche poca gente che poteva permettersi il lusso di studiare musica e possedere buoni strumenti, per esempio.
    Quello che dovremmo capire oggi è fin quanto è consentito investire su un proprio lavoro.
    Molti hanno usato la rete e Youtube per farsi conoscere producendo materiale gratis per anni con una costanza micidiale, sembrava clamorosamente in perdita, eppure la costanza li ha premiati.
    Non è più tanto "devo guadagnare tot a video" ma "se mi faccio conoscere arriva qualcuno che mi commissiona altri lavori" e in effetti funziona proprio così, sono in tanti a provarlo.
    Per gli autori però è molto difficile fare queste cose, specie se senti che il tuo mestiere è scrivere e non metterci la voce o la faccia.
    Secondo me bisogna fare rete e creare dei collettivi, ciascuno ci mette la propria parte di competenza.
    E non è una cosa nuova, ha sempre funzionato, funzionava il secolo scorso coi ragazzi che facevano nascere i movimenti culturali, a un certo punto diventavano onde inarrestabili, creavano cose belle ed era impossibile che non li notassero.
    Funzionava anche coi rapper, coi primi movimenti pop, coi grossi studi dove il produttore esperto "allevava" qualche pupillo perché capiva che anziché essere geloso del mestiere doveva costruirsi una squadra, un vivaio che sarebbe diventato la sua forza.
    Oggi vedo mancare un po' questo, molta gelosia e ciascuno per conto suo, che ne pensate?
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Io penso che la "socialità" sia cambiata completamente. Per cui, se da un lato puoi collaborare in tempo reale con persone dall'altra parte del mondo, dall'altra le possibilità di "aggregazione" sono ormai pressoché nulle.
    Però consideriamo pure che, se non ricordo male, i Gorillaz hanno creato un progetto completamente "virtuale".
    Quindi l'idea potrebbe essere di iniziare una collaborazione qui, in cui ognuno mette del suo e lo condivide, in attesa che qualcun altro possa fare la propria parte.
    Immagino che ognuno di noi abbia dei "cadaveri" nell'hard disk, ossia provini/demo che non hanno mai preso una direzione precisa. Ecco, si potrebbe pensare di partire da uno di questi e, magari, uno ci scrive una melodia, un altro decide di cambiare una linea di synth, un altro ancora scrive il testo, ecc..
    Certo, ci sarebbe il problema dei diritti e relativo deposito, e il pericolo del "questo genere mi fa cacare" è sempre dietro l'angolo...
    Ma basterebbe prendere esempio dal cartello che il mitico Quincy Jones ha attaccato sulla porta dello studio dove stavano andando decine di BIG (artisti di molti generi diversi) a registrare We are the world....
    Allora penso che ci si possa mettere d'accordo anche qui ;)
    penso che questi movimenti nascevano in una fascia di età relativamente giovane che 20 30 anni fa mostrava più interesse per le diverse forme d'arte, e la musica era predominante (si facevano ancora i concerti di fine anno a scuola, nascevano collaborazioni spontanee). adesso quella fascia di età fa i video su tik tok e la massima collaborazione è comparire insieme in un unico video di 30 secondi.

    creare un progetto qui si potrebbe fare, c'è anche la sezione apposita se non sbaglio, ma anche qui vedo tanta difficoltà ad esporsi anche solo per allegare un mixdown relativo a un problema riscontrato, e con ragione visto che dopo 2 secondi intervengono i saputelli che avrebbero fatto meglio e in 100 modi diversi.

    simonluka wrote:

    Immagino che ognuno di noi abbia dei "cadaveri" nell'hard disk

    Non vorrei uccidere l'entusiasmo sul nascere, ma collettivi e movimenti non nascono mai dai cadaveri, nascono dal forte desiderio di dire qualcosa di nuovo, di provocatorio, di rottura, o di farlo in un modo inconsueto.
    È qualcosa che vuole uscire a tutti i costi, non un fondo di magazzino.
    E comunque quando penso a queste cose oggi immagino un progetto più esteso della sola musica, che convolga anche video, narrazione, altre arti insomma, altrimenti inutile fare tanti sforzi per un prodottino che chiunque potrebbe realizzare da solo, bisogna non solo pensare più in grande, ma anche guardare più lontano, e comunque sentire una forte necessità di espressione che viene da dentro.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    simonluka wrote:

    E comunque non dimentichiamo che le grandi cose partono dalle piccole cose

    Sì è verissimo, un'altra cosa interessante è che i movimenti non nascono mai con la consapevolezza di fare un movimento, ma appunto da un bisogno.
    Solo quando è partito e vive il suo culmine, si può identificare che si tratta di un movimento, o di un nuovo genere, ma nasce sempre inconsapevolmente, quindi partire con l'intenzione di farlo non può funzionare :)
    Alla base c'è sempre qualche idea fresca, qualche elemento nuovo, la voglia di fare e di emergere, il bisogno di comunicare.
    Per bisogno di parlare a un pubblico, certi miei racconti li sto trasformando in podcast, il problema è che anche lì non solo c'è già inflazione, ma c'è un sistema già occupato dalle piattaforme e da gente che fornisce servizi di ogni genere, dalla formazione alla pubblicazione, promozione, monetizzazione (poca) ecc. ecc., non fa in tempo a nascere un nuovo modo di comunicare che dopo qualche mese lo vedi già occupato da sta gente, tutto è incasellato in griglia, sei in batteria, puoi solo scegliere a chi affidarti e chi pagare.
    E la cosa divertente è che tu che sei l'unico che ha dei contenuti (che siano storie, musica, idee, insomma tutto quello che ha il vero valore) diventi anche l'unico che deve pagare, un po' come le banche che ti chiedono soldi per usare i tuoi soldi, buffo come abbiamo rovesciato il mondo, no?

    Il punto è che da soli siamo solo limoni da spremere per qualcuno, insieme invece, ma con un progetto forte, si comincia ad avere una voce che può muoversi anche da sola e abbattere qualche barriera, quelle dei like, delle view, della gente che ormai ha in testa solo i click e misura così quello che vale e che non vale.
    Non saremo noi, ma arriverà un giorno quello che riuscirà a dire basta e a mandare in pensione tutti i contatori.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    E giusto per tornare al punto di partenza, ok se qualcosa nasce spontaneamente, ma non è neanche tanto giusto che chi sa scrivere / creare contenuti debba lottare così tanto e a proprie spese per fare qualcosa.
    Sai fare un lavoro, dovresti poterlo fare, a condizioni oneste, punto.
    Non si è mai visto un fabbro che per lavorare deve prima farsi conoscere costrunedo una torre di metallo, o un tramviere che per farsi assumere deve dimostrare con un video Youtube che sa fare le impennate con l'autobus.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Ciao a tutte.
    Nella mia piccola esperienza lavorativa ma anche di giurato per alcuni concorsi, posso solo apportare una variante alla solita minestra e cioè che i prodotti fenomenali di solito ce la fanno perchè sono figli di persone fenomenali che in un modo o nell'altro non passano inosservate. La qualità geniale, speciale, stellare ecc. non passa mai inosservata. Il benino, il più o meno, il sufficiente, il "a me piace" invece oggi funzionano solo in base all'accompagnamento economico.
    se vendete il database mi incazzo.
    Si, fanno un prodotto raffinato, originale e profondo... E a guardarlo ci vanno solo in tre: Cacciari, Galimberti e (fu)Umberto Eco. XD

    Magari non ti rispondono perché stanno fallendo e sono troppo occupati con gli avvisi di garanzia.
    Giusto due disclaimer:
    - tutte le principali produzioni realizzano molti ottimi prodotti, quindi non sto qui a dire che fanno solo robaccia e invece "me devono pigliare ammè, che so er piubbravo de tutti", ci mancherebbe, solo che a volte vedi anche uscire qualcosa di mediocre, e allora pensi "certo che qualcosa di meglio potevo farlo pure io".
    - concordo con Db, le cose veramente valide si riconoscono bene, il problema è che per quanto ho riscontrato dalle mie esperienze, se non le leggono/ascoltano più perché sono sommersi di proposte, non potranno nemmeno notarle. Allora resta solo la carta del "minaccio di buttarmi dal terzo piano se non guardano il mio lavoro", poi magari gli piace pure ma al contempo mi mettono sotto cure psichiatriche, ecco manca una via di mezzo.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Prima de "la gente" c'è comunque il filtro delle produzioni, sono loro che scelgono i progetti per qualità e potenzialità, e in campo musicale è raro che escano flop, produrre costa il giusto e se in un album azzecchi anche solo un pezzo, rientri dei diritti. Anche il tormentone che non ci piace ed è cantato male, se è un successo commerciale ha senso. Nel cinema invece è più inspiegabile, produrre una serie per Netflix costa qualche milioncino, in Italia se ne fanno poche e comunque trovando i soldi e facendo i debiti (le produzioni non hanno più risorse loro come ai tempi d'oro) quindi è veramente inspiegabile come si possa arrivare a produrre alcune cose scritte coi piedi e che ai primi 10 minuti fanno cascare le braccia.
    Il fatto è che come dice Db, le cose forti si riconoscono, e aggiungo che nel cinema lo vedi già dalla sceneggiatura, non hai bisogno di arrivare a investire un capitale su una cosa con dialoghi banalissimi e trama scontata, gli attori e la videocamera non aggiusteranno proprio nulla.
    E il bello è che molti produttori, anche i più piccoli, hanno ottime basi tecniche per valutare, quindi sanno distinguere il buon lavoro dalla schifezza.
    Resta il fatto che spesso ignorano le tue proposte e in alcuni casi producono la schifezza, che poi però viene riconosciuta come tale sia in Italia che all'estero, quindi a che pro?
    Siamo tutti sulla stessa Bark.
    Ok... Ma tutto questo discorso come collima con il fatto che da circa trent'anni tutti i pezzi pop hanno lo stesso identico ritmo, la stessa identica struttura, la stessa identica durata.
    Idem per le serie tv, stesse storie, stesso procedimento...

    ...a questo punto non ci capiamo sul significato del termine "qualità"