Vademecum per i neofiti (e non solo)

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    Vademecum per i neofiti (e non solo)

    Ciao ragazzi,

    lungi da me ergermi da detentore della verità o da professionista pluri-decorato, ma vorrei dare il mio piccolo contributo basato su qualche anno di appartenenza a questo fantastico mondo, quello del recording.
    Ogni intervento e/o “aggiornamento” ai concetti che mi sento di esprimere, saranno ben accetti. Purché siano costruttivi (questo 3D tutto vuole essere meno che un’occasione per far esplodere polemiche sterili).

    Il mio intento è, infatti, quello di dare qualche piccolo consiglio a chi si sta affacciando a questo settore (che sia per passione piuttosto che con l’obbiettivo di renderlo una professione futura) ed ha la classica “confusione in testa” dei primi tempi, giustificata pure dalla grande mole di prodotti in commercio, che instillano più dubbi che altro.
    Cercherò quindi, di buttare giù qualche domanda, tra le più classiche, cercando di dare delle risposte sulla base del mio personalissimo punto di vista. Il tutto con estrema umiltà e, soprattutto, con un pizzico di ironia e ilarità (che non fa mai male).

    1) Per fare musica è meglio Windows o Osx? Meglio il pc o il Mac?

    Non c’è una soluzione migliore. Entrambi hanno punti di forza e punti deboli.

    Senza entrare troppo nei dettagli tecnici (sarebbero veramente molti, non ultimi l’aspetto estetico ed il costo), ciò che bisogna tenere ben presente (che poi è quello che dovrebbe principalmente interessare in questo forum) è che alcuni programmi esistono solo per la piattaforma Apple, per esempio Logic.

    Quindi, nel caso decidiate di usare proprio questo software (ma anche FinalCutPro X, in ambito video), dovrete necessariamente restare in casa Apple. O, al limite, pensare ad un “ibrido” ossia il cosiddetto “Hackintosh”, con tutti i relativi pro e contro.

    A parte queste rare eccezioni, i software di recording esistono sia per una che per l’altra piattaforma.

    Personalmente utilizzo Apple da qualche anno e non credo che tornerò più indietro (ed in passato assemblavo i pc da solo, con componenti top di gamma, senza alcun problema).
    E’ bello e mi ci faccio pure le foto vicino :D

    2) Meglio Cubase, Logic, Pro Tools?

    E’ meglio quello con cui ti trovi meglio :love:

    Ovviamente, anche qui, ognuno ha i suoi pregi ed i suoi difetti.
    Personalmente uso arrangiare i brani (soprattutto quando uso strumenti virtuali) con Cubase, perché lo ritengo imbattibile per il comparto MIDI.
    Poi mixo su Pro Tools, perché ritengo che sull’editing sia più certosino.
    Non conosco Logic, per cui non mi pronuncio.

    3) Suona meglio Cubase o Pro Tools?

    Importando le stesse tracce audio in entrambi i software ed esportandole in una traccia stereo, le due tracce “mixdown” ottenute risulteranno identiche. E questo può essere appurato mettendone una in controfase ed il risultato sarà un silenzio cimiteriale. :saint:

    Tuttavia l’architettura del software (per esempio la gestione del driver audio) dei due programmi non è (ovviamente) la stessa. E siccome l’intero processo di produzione che poi porta all’export del mix finale, passa attraverso parecchi step (il principale dei quali è l’”ascolto”), direi che delle differenze ci sono.

    In buona sostanza, in fase di “play” (ossia quando ascoltiamo le tracce durante il mix), quello che esce dalle (stesse) monitor non è uguale.

    Ma non dirò quello che, personalmente, ritengo più fedele. Neanche sotto tortura :whistling:

    3) Quale è la scheda audio o il convertitore migliore?


    Inutile prenderci in giro: tranne rarissime eccezioni (ma veramente rare, che si contano sulle dita di mezza mano) un convertitore dedicato sarà sempre migliore di una scheda “all in one”. Fosse non altro perché nasce per fare solo quello, ossia convertire.

    Tra le diverse schede audio, ci possono essere delle differenze in fatto di connettività, di software, di drivers… Ma in fatto di qualità “oggettiva” (della conversione, dei preamplificatori, dell’uscita cuffie, ecc.), lasciatemelo dire, sono tutte mooooooooolto simili.

    Anche qui mi sento di aggiungere: tranne rarissimi casi (da contarsi sulle dite di una mano monca).

    Tuttavia, ricordiamoci che anche la scheda più scrausa attualmente sul mercato, fa un culo così ai sistemi di recording di una trentina di anni fa (che costavano come un bicamere in centro).

    Quindi un’ottima registrazione esce fuori pure da una schedina audio da 100 euro (non ci sono più scuse 8o ).

    4) Cì sono tante differenze tra un microfono da 200 euro ed uno da 2000 euro?

    Anche qui non prendiamoci in giro: SI, ci sono e sono oggettive. Punto.

    Probabilmente la differenza di prezzo non sarà al 100% proporzionale alla differenza di qualità. Ma all’80% direi di si.

    E chi non le sente, o è sordo oppure è polemico e complottista di natura. E pure vegano e NO VAX. :D :D

    5) Voglio costruire uno studio casalingo. Da dove parto?

    Dal capire cosa vuoi fare. Registri strumenti reali? Quali? Quanti contemporaneamente? Vuoi anche mixare nella stessa stanza? Quali sono le tue aspettative? Abiti in un mini al centro di Milano circondato dai vicini vecchi e cacacazzi oppure in una casa di campagna in mezzo al nulla nella provincia di Matera? E, soprattutto, quanti soldi hai (da spendere)?

    Chiariti questi aspetti, torna e chiedi nuovamente.

    To be continued….

    Post was edited 1 time, last by “simonluka” ().

    6) Posso fare un disco in camera mia con attrezzatura non high-end e costosissima, come ha fatto Billie Eilish?

    NO. Puoi creare un’ottima demo, anche complessa e ben suonante. Ma sarà sempre una demo e non potrà mai competere con i riferimenti che senti alla radio.
    Uno studio professionale è il risultato della somma di tantissimi fattori. Non sono solo il pre da 2000 euro o il microfono da 3000 a renderlo tale. Anche la scelta del cavetto più insignificante ha il suo perché. Pensa il resto….
    Ah, a proposito: non ce la fa (e non l’ha fatto) neanche Billie Eilish. Anche se è una bella gnocchetta. :thumbup:

    7) Perché i miei brani non suonano come quelli commerciali?

    Perché non hai letto la risposta sopra. :rolleyes:

    8 ) Posso usare il piramidale per insonorizzare e far suonare la mia stanza come uno studio di registrazione professionale?
    NO. Per insonorizzare, il piramidale serve come il buco del c…o su un gomito. Per rendere l’ambiente ben suonante, pure. E meno male che abbiamo due gomiti.
    L’ingegneria acustica è una scienza, sulla quale le persone hanno studiato (e continuano a studiare) anni. Puoi certamente rendere l’ascolto migliore (e leggendo qui sul forum, troverai anche dei tricks interessanti postati da chi ci capisce), ma scordati che suoni come gli studi della Fonoprint.
    Prendi un paio di monitor con il cono piccolo e ascolta a bassissimo volume. Oltre ad un paio di cuffie decenti. Poi inizia a correre da un posto all’altro per ascoltare come si sente il tuo mix: sullo stereo di casa, sul cellulare, sull’autoradio della Simca di tuo nonno, nel locale di lap dance del tuo amico (quando sono arrivate le “signorine” possibilmente) e cerca di capire quali siano i vari problemi. Poi torna a mixare, riesporta il mix e ricomincia il giro.
    Può essere che continuerà a suonare di merda, ma almeno avrai perso qualche chilo. :thumbsup:

    9) Ho deciso di fare il grande salto: Vorrei iniziare a fare mastering seri nel mio home studio. Di cosa ho bisogno?
    Di uno psichiatra. 8o

    To be continued…

    Post was edited 1 time, last by “simonluka” ().

    10) Vorrei fare un upgrade della mia scheda audio. Cosa mi consigliate?

    Prima di tutto, sarebbe il caso di porsi le seguenti domande:
    Registri uno o, al massimo, due strumenti alla volta e devi semplicemente collegare gli ascolti alle uscite della scheda? Registri una batteria o una band completa ed hai bisogno di X ingressi? Vuoi usare un sommatore in mix e quindi necessiti di 8/16/X uscite? Che tipo di collegamento intendi utilizzare verso il computer? USB? Hai un vecchio computer con una Firewire? Hai la possibilità di installare una scheda interna (PCIe)?
    Quanti soldi hai da spendere?

    Una volta chiariti questi aspetti, si consideri un ultimo particolare: A parità di costo, meno canali e features varie si hanno, maggiore sarà la qualità della conversione.
    In buona sostanza (tanto per buttare giù un esempio) tra due convertitori/scheda audio di pari prezzo, di cui uno con 8 IN e 8 OUT/uscita cuffie/porte midi/effetti integrati ed uno con 2 IN e 2 OUT e basta, è innegabile che il secondo sia oggettivamente migliore.

    11) La mia scheda audio/convertitore migliorerà utilizzando un generatore di clock esterno?

    Detta in modo molto terra terra, lo scopo principale del generatore di word clock, è quello di mantenere una sincronizzazione precisa tra più apparecchiature collegate tra loro in digitale.
    Ma anche di ricostruire in maniera più fedele possibile quanto viene convertito (sia in AD che in DA).
    Per questo, ogni scheda audio/convertitore, ha un proprio clock interno.
    Migliore è questo componente e minori saranno gli artefatti, gli “sfasamenti” che si vengono a creare durante la conversione (il cosiddetto “jitter”).
    Quando si collegano (in digitale) due apparecchiature, una dovrà “spedire” il clock alle altre. In pratica si dovrà decidere quale (in genere quella che ha il clock migliore, almeno si spera) fungerà anche da “master clock”, relegando le altre ad essere “slave” (speriamo che qualcuno non se ne esca con il politically incorrect…)
    Considerato che le schede audio/convertitori di fascia media, hanno tutti il clock (su per giù) dello stesso livello, è verosimile che un clock “esterno” (per esempio l’Apogee BigBen) possa effettivamente dare un contributo. A differenza di un convertitore high-end che (in teoria) dovrebbe soffrire meno di questo problema.

    Personalmente ritengo il generatore di clock esterno come uno degli ultimi problemi.
    Voglio dire, se avessi 500/700/1000 euro da spendere per un generatore di clock da incollare all’unica schedina audio che ho in casa, li butterei su un microfono o un pre decenti. O magari su un convertitore migliore. Ma è una scelta personale.

    12) Ci sono un sacco di “cloni” di gears blasonati. Quale è il migliore? Quali assomigliano di più agli originali?

    Partiamo dal presupposto che gli outboards (così come i plugins) sono “strumenti di lavoro”. Per cui dire che uno è migliore dell’altro, lo ritengo sbagliato concettualmente. Sarebbe più corretto dire che, in un determinato contesto, uno sia “più adatto” dell’altro.
    E’ anche vero che ci sono alcuni strumenti che, negli anni, sono diventati uno “standard” e che ci hanno abituati ad un certo suono. Ma bisogna contestualizzare il tutto.
    Purtroppo è difficile stabilire quale sia il clone più simile all’originale, semplicemente perché anche “gli originali” suonavano uno diverso dall’altro. 70 anni fa, quelle macchine venivano costruite a mano, con componenti che neanche si trovano più.
    Quindi un clone, sarà sempre una “imitazione”, mai uguale ad uno dei vari originali (ammesso e non concesso di avere uno di questi "originali", che suoni decentemente, senza che scureggi appena si gira una manopola).
    Quindi cosa scegliere?
    Lo so, per alcuni sarà una porcata ciò che to per dire, ma chi se ne frega: personalmente prenderei quello che costa meno e con cui poter intanto imparare ad usare quel determinato tipo di macchina, capirne il “concetto” e l’utilità in determinati contesti.
    Tanto non penso che il Teletronix LA-2A del 1972 faccia tutta questa differenza rispetto ad un clone, almeno in un home-studio in cui la qualità dell’intera catena è di livello medio-basso.

    13) Meglio spendere più soldi sul pre-amplificatore o sul microfono?

    Come dice il grande Siddartha Gautama, l’Illuminazione sta nella via di mezzo.
    Per cui è fondamentale che l’intera catena sia allo stesso livello, visto che il “collo di bottiglia” si troverà sempre nell’anello più debole. Il quale anello più debole, vanificherà tutti i sacrifici fatti per l’anello più costoso.
    In soldoni, inutile svenarsi per acquistare un microfono da 3000 euro collegato al pre di una scheda audio da 500 tramite un cavo da 10 euro e 33 centesimi.
    Già la scelta contraria (pre amplificatore da 3k euro e microfono da 100) potrebbe essere più plausibile (e, infatti, viene talvolta praticata). Ma solo nel caso sia voluto, ossia vi siano delle motivazioni precise, legate (per esempio) alla ricerca di un determinato sound.
    In linea generale e a livello prettamente “tecnico-teorico”, rimarrebbe una scelta quantomeno squilibrata.
    Meglio ripartire il budget in parti “uguali” (o simili), piuttosto che pendere fortemente da una parte o dall’altra.

    14) Perché, dopo aver registrato tutte le tracce ed alzo tutti i fader, il mio mix distorce e la master track va in clip?

    Perché si deve registrare a volumi BASSI.
    Registrate le tracce in modo che il picco massimo (nelle parti più “avvelenate”) non superi i -12dBFS (il numerino che vedete in fondo al canale, sotto il fader). Punto.

    15) La voce o la chitarra devo registrarle mono o stereo?
    Non esistono in natura suoni stereofonici. TUTTI i suoni su questo pianeta sono monofonici. E penso pure su Marte e su Andromeda.
    La stereofonia è un “inganno” del cervello, il quale cerca di dare una collocazione spaziale (nel senso di “nello spazio” e non di Goldrake), al suono captato da entrambe le orecchie.
    Quindi, a meno che tu non voglia già creare in partenza questa “sensazione” (per esempio registrando con due microfoni un pianoforte, piazzandone uno in corrispondenza delle note più gravi ed uno in corrispondenza di quelle più acute oppure, sempre per esempio, una chitarra acustica, piazzando un microfono in corrispondenza del 12° tasto ed uno più distante per riprendere l'ambiente), registra pure la voce, la chitarra, il basso, l’ukulele o il piffero su una traccia mono.

    EDIT: Su suggerimento di altri utenti, vorrei specificare che, nel caso si voglia invece registrare un suono già stereofonico in partenza (per esempio proveniente da un virtual instrument o da una tastiera con uscite stereofoniche), questo dovrà essere registrato su una traccia stereo, per mantenere quella precisa sonorità. Si tratta, infatti, di suoni "finti", già elaborati (per esempio con l'utilizzo di ambienti e/o delay e/o spazializer e/o chorus ecc. "incollati" al sample di partenza) al fine di ottenere un suono "pronto" e, probabilmente, più piacevole all'ascolto.
    Ribadisco, tuttavia, che i suoni (strumenti) reali, ripresi con un singolo microfono oppure attraverso il proprio connettore (per esempio il basso elettrico o la chitarra elettrica) andrebbero registrati su tracce mono, essendo assolutamente inutile farlo su una traccia stereo.

    To be continued…

    Post was edited 5 times, last by “simonluka” ().

    Cosa c'è in una scheda audio, e come riconosco quelle di qualità? (mini-guida alla scelta)
    Vediamo punto per punto il contenuto di una interfaccia audio:
    A - convertitori AD/DA
    B - preamplificatori
    C - driver
    D - connessioni audio
    E - connessione a pc
    F - sistema di monitoraggio
    G - presenza di interfaccia Midi

    A - convertitori AD/DA
    La scheda deve convertire il suono analogico, che venga da un microfono, chitarra o altro, in suono digitale, cioè in dati interpretabili da un computer.
    Questa è la conversione Analogico-Digitale (AD)
    Allo stesso tempo deve convertire il suono digitale da computer in analogico, per farcelo ascoltare, o per farlo uscire verso altre macchine analogiche.
    Questa è la conversione Digitale-Analogica (DA)
    Quando parliamo di convertitore diamo ormai per scontato che si occupi sia di conversione AD che DA (anche se alcune macchine dedicate di fascia molto alta fanno solo una cosa e la fanno, ovviamente, benissimo, ma sono cose più orientate al mondo professionale).
    Un convertitore di qualità effettua una conversione più precisa, riducendo al minimo le approssimazioni.
    Ne derivano registrazioni dal migliore dettaglio e pulizia, ma anche un ascolto migliore, visto che la conversione DA determina la qualità di quello che ascoltiamo, e un ascolto migliore aiuta il lavoro di missaggio, ossia sentiamo meglio quello che stiamo facendo.

    C'è poi un discorso legato a bit e hertz, ma semplifichiamo: in genere è una prassi lavorare a 24 bit e qualsiasi scheda li gestisce, mentre quasi tutte le interfacce ormai raggiungono i 192Khz ma nessuno lavora a quelle frequenze, raramente si superano i 96khz e molti (anche qualche professionista) lavorano a 44,1 Khz, ossia la frequenza più bassa, quindi inutile fasciarsi la testa su questi valori durante la scelta di un'interfaccia.
    L'unica considerazione da fare può essere che, essendo tutti i convertitori più recenti aggiornati a 192Khz di frequenza massima, se vediamo un'interfaccia nuova che arriva a 96Khz, probabilmente è un prodotto con tecnologia un po' datata, mentre se stiamo parlando di usato potrebbe trattarsi anche di un ottimo prodotto e non si perde nulla se non va oltre i 96Khz.

    Forse suona semplicistico, ma in linea generale ci si può aspettare che la qualità dei convertitori sia commisurata al costo della scheda, anche se va detto che negli ultimi anni la qualità dei convertitori è notevolmente migliorata anche in interfacce audio di fascia bassa, poco sopra i 100 euro per intenderci, tuttavia i prodotti superiori garantiscono risultati migliori, con meno compromessi.


    B - preamplificatori
    Le interfacce audio hanno uno o più ingressi con preamplificatore.
    Il preamplificatore tecnicamente è un moltiplicatore del voltaggio del segnale in ingresso ma, per farla facile, pensiamolo semplicemente come il pomello "gain" che si gira per amplificare il segnale del nostro microfono o strumento.
    A preamplificatori di migliore qualità corrisponderanno registrazioni migliori, anche in questo caso dettaglio, pulizia e dinamica sono le prime caratteristiche che spiccano.

    Per quanto riguarda i prodotti in commercio va detto che ancora oggi è meglio orientarsi su prodotti di fascia medio-alta per garantirsi dei preamplificatori di qualità, ma ci sono anche esempi di interfacce da circa 200-300 euro che integrano un paio di preamp di buon livello.
    Per andare oltre alla qualità dei preamplificatori integrati nelle interfacce audio, si può ricorrere a preamplificatori esterni, prodotti dedicati, ma questo è un altro discorso, però è giusto anticipare che sarà necessario spendere molto più di 50 euro a preamplificatore per avere qualcosa che in qualità superi quelli di una buona scheda audio.

    C - driver
    Il driver è il "programma" che serve a un'intefaccia per dialogare con il computer, a un driver leggero e stabile corrispondono prestazioni ottimizzate e un intero sistema più affidabile, quindi non è affatto da sottovalutare, visto che tutto il nostro studio ruoterà attorno all'interfaccia audio, crocevia di ogni collegamento e tramite con la parte digitale.
    In questo caso solo l'esperienza può dirci quali sono le interfacce con i driver più affidabili, e le cose possono cambiare negli anni, quindi meglio documentarsi sui dati più aggiornati e chiedere pareri "freschi" agli altri utenti del forum :)
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Post was edited 3 times, last by “Pilloso” ().

    D - connessioni audio
    Qui non esiste una regola ma solo le nostre esigenze.
    Le interfacce possono avere connessioni (entrate e uscite) analogiche e digitali.
    Le più semplici hanno uno o due ingressi analogici con preamp microfonico.
    Salendo di livello, abbiamo schede con ulteriori ingressi analogici, con o senza preamp.
    In genere gli ingressi senza preamplificatori sono ingressi "line", in formato jack, si trovano sul retro dell'interfaccia e servono a collegare direttamente strumenti o sorgenti che non hanno bisogno di premplificazione, già premplificati, oppure macchine e preamplificatori esterni.
    Salendo ancora di livello si aggiungono ulteriori ingressi e uscite analogiche, e in alcuni casi anche delle connessioni digitali, utili (o necessarie) per collegare altre strumentazioni che hanno un'uscita digitale (esempio: preamplificatori esterni con usctita digitale, che anziché andare a occupare ingressi analogici della nostra interfaccia, verranno convertiti già alla fonte ed entreranno attraverso un apposito cavo digitale, come una corsia preferenziale).
    Il numero e tipologia di connessioni ovviamente influisce sul prezzo dell'interfaccia.
    Esistono interfacce con 8 ingressi analogici tutti con preamplificatore, ma senza ingressi digitali, questo significa che inizialmente sembrano molto flessibili perché consentono di registrare tracce separate da 8 microfoni in simultanea (tipo per registrare un'intera batteria) ma qualora sorgesse l'esigenza di aggiungere altri canali, ci troveremmo obbligati a cambiare scheda, se la nostra non prevede ulteriori connessioni analogiche e soprattutto digitali.
    Quindi meglio abbondare e prevedere cosa potrebbe servirci in futuro.

    E - connessione a pc
    Occorre fare attenzione alla connessione di cui è dotata l'interfaccia che stiamo per acquistare.
    Per molte interfacce la porta USB è ormai uno standard, ma esiste anche la Thunderbolt, più orientata al mondo Mac, ma non solo.
    Più datata e ormai in disuso la porta Firewire, che è assai affidabile ma purtroppo non più diffusa, si possono fare ottimi affari acquistando interfacce usate con connessione firewire, ma bisogna essere certi di potersi garantire un computer che ne sia fornito, in quanto è scomparsa dai computer da quasi 10 anni e il modo più pratico per averla oggi è aggiungerla a un pc fisso con una scheda interna, ovviamente accessoria.

    F - sistema di monitoraggio
    Se ne parla raramente, ma non tutte le interfacce audio sono dotate di un valido sistema di monitoraggio, eppure è un aspetto importante.
    Quello che stiamo registrando entra nel nostro computer, ma noi come ci ascoltiamo durante le registrazioni?
    Alcune tra le interfacce più economiche prevedono un interruttore "direct monitoring", se si attiva, quello che suoniamo, oltre a venire registrato dal computer, finisce direttamente all'uscita casse. Nel caso di un microfono può anche essere rischioso, perché un brutto feedback tra microfono e casse può fare danni ai tweeter, mentre una chitarra collegata direttamente non avrà questo problema.
    Poco male, perché l'uscita cuffie in genere ci fa sentire anche i suoni in ingresso insieme alla base, evitando il problema di cui sopra.
    Ma c'è un però: a che volume ci ascoltiamo? Se attiviamo il monitoraggio diretto, ascolteremo l'audio così come entra in registrazione, a un volume che potrebbe essere troppo alto o troppo basso rispetto a quello della base su cui suoniamo. E non è corretto regolarsi dal gain (preamplificatore) in quanto questo andrebbe a cambiare prima di tutto il volume del segnale registrato. Insomma, è un sistema un po' limitativo, che alcune interfacce (poche purtroppo) risolvono con un comodo controllo "mix" tra base e segnale in ingresso, così da bilanciare rapidamente cosa sentiamo di più in cuffia.
    Un altro sistema è monitorarsi attraverso la propria DAW, che sia Cubase o altro, c'è sempre un sistema di monitoraggio con un minimo di flessibilità su regolazioni e volumi. Tuttavia presenta sempre una limitazione, dovuta non alla DAW in sé, ma al passaggio nel computer: la latenza, un ritardo di pochi ms creato nel dialogo tra pc e interfaccia, può risultare molto fastidiosa poiché il suono dai monitor arriva leggermento dopo a quello dello strumento o voce.
    Alcune buone interfacce, se installate su un computer performante, possono ridurre la latenza a soli 3 o 4 ms e renderla quasi impercettibile, ma può comunque restare fastidiosa.

    A questo punto subentrano sisemi di monitoraggio più evoluti, presenti solo all'interno di alcune interfacce di fascia medio-alta: un apposito DSP dentro la scheda si occupa del monitoraggio, senza ritardi e in modo totalmente indipendente dai software o dalla tipologia e prestazioni del computer.
    Difficile non citare il Totalmix, un sistema molto completo e flessibile a bordo di tutte le interfacce RME, che permette di decidere quali ingressi sentire in quali uscite e a quali volumi, ristrasmette i segnali senza alcun ritardo tra ingressi e uscite e su alcuni modelli funziona perfino a pc spento, in quanto memorizza i volumi all'interno della stessa scheda audio e opera autonomamente.
    Ci sono anche altri produttori che offrono un sistema simile, con qualche semplificazione o limitazione, di solito in interfacce nella fascia di prezzo dai 500 euro in su. È opportuno verificare questo aspetto e il sistema adottato sui manuali di un'interfaccia prima dell'acquisto.

    G - presenza di interfaccia Midi
    Alcune interfacce prevedono anche un collegamento Midi, non è indispensabile, specie se non si lavora con tastiere un po' datate o moduli sonori di almeno 20 anni fa, ormai le tastiere midi sono tutte dotate di porta usb e si interfacciano direttamente al computer, quindi accertati che nell'interfaccia ci siano porte Midi solo se devi collegare uno strumento che non ha altro modo di interfacciarsi.

    Ma in definitiva, come faccio a capire se un'interfaccia audio è migliore o peggiore di un'altra?
    Purtroppo non è facile determinarlo senza averle provate, non esiste una classifica, gli stessi produttori realizzano modelli di diverse fasce anche se alcuni sono dei riferimenti in termini di qualità e affidabilità.
    Parliamo comunque di un intervallo di prezzo che può andare da 80 euro fino a oltre 1500, con questi riferimenti si può intuire quali sono le schede economiche con molti compromessi e quelle meglio equipaggiate, chiarendo che già a metà strada (ma anche sotto) ci sono molti prodotti assolutamente validi, ma già anche nell'ordine dei 200 euro ci sono alcune interfacce semplici e allo stesso tempo degne di nota (ridotte all'osso riguardo connessioni e monitoraggio, ma con una qualità audio che può rivaleggiare con schede molto più costose) perfette per chi inizia e non solo, basta conoscerne le limitazioni e andare al succo di quello che più ci serve.
    Per il resto bisogna analizzare singolarmente le componenti descritte sopra, e poi confrontarsi con utenti che potrebbero avere comparato modelli diversi, con esperienza di utilizzo negli anni oppure in veri e propri test di confronto, per avere un'idea dei modelli con il migliore rapporto tra prezzo e prestazioni, sempre tenendo conto che chi compra deve avere le idee chiare su quante connessioni gli servono, il tipo di utilizzo e le aspettative in termini di qualità.
    Siamo tutti sulla stessa Bark.

    Post was edited 2 times, last by “Pilloso” ().

    Per tradurre in maniera salumieristica e dare dei coefficienti, al momento di questo scritto una scheda top di gamma con 8 I/O analogici (16 convertitori 8 AD e 8 DA) 4 pre on board, connessioni digitali ecc. ecc. costa 3800€. Facciamo finta che contiene solo i convertitori: 3800 : 16 = 237,5 euro cad. La stessa casa produce un AD stereo. mastering grade (2 canali) al costo di 4300 a canale.
    Tra un canale a 237 euro e uno a 4500 ci sono definitivamente delle differenze ma non sono proporzionate alla differenza di prezzo. Un scheda che costa il doppio di un'altra non suona necessariamente il doppio di qualità ma magari un 25%.
    se vendete il database mi incazzo.
    16) Ho registrato una traccia mono di chitarra e voglio renderla stereofonica. Basta fare una copia di quella registrata e poi pan-pottarle una a destra ed una a sinistra?

    No. Duplicando una traccia mono già presente nel progetto, non restituirà una traccia che suonerà stereofonica, neppure pan-pottandole agli estremi L e R, ma solo un innalzamento del volume.
    Per “stereoizzare” una traccia mono, ci sono essenzialmente tre strade:

    a) registrare una seconda take su una traccia diversa. Essendo praticamente impossibile che l’esecuzione sia assolutamente identica alla prima (siamo esseri umani, non macchine), si otterranno due registrazioni distinte e “diverse” in fatto di timing, di attacco, di intonazione, ecc.. Una volta registrate e pan-pottate, otterremo l’ “effetto stereo”.

    b) duplicando l’unica traccia registrata e spostandola in avanti o indietro di qualche millisecondo (diciamo, a titolo esemplificativo, di 15/30 ms).
    In buona sostanza, avendo due tracce mono identiche, posso “anticipare” o “posticipare” l’attacco di una delle due, in maniera tale che non siano perfettamente allineate. In questo modo, potrò “ingannare” il cervello ed avere la sensazione di avere due tracce diverse. Il successivo utilizzo del pan-pot (mandandone una a destra ed una a sinistra) mi porterà all’effetto desiderato.

    c) utilizzando specifici plugins (o hardware), in genere delay.
    Si può procedere come descritto sopra, ossia duplicando la traccia principale (che, inizialmente, sarà quindi identica alla prima) e mettendole in insert un delay da impostare con un certo ritardo (per esempio 15/30 ms). Mandando in esecuzione le due tracce, queste risulteranno “disallineate” e si potrà proseguire come descritto al punto precedente.

    E’ bene specificare che molti plugins (alcuni già presenti in ogni programma di sequencing) contemplano anche la versione “mono to stereo”. In questo caso, lavorando sull’unica traccia mono di partenza (e quindi senza bisogno di duplicarla), si può mettere in insert un delay nella versione “mono—>stereo” e, automaticamente, la traccia si trasformerà in stereo. Ma suonerà ancora monofonica.
    Ci toccherà, quindi, entrare all’interno dell’interfaccia del plugin (che mostrerà, a questo punto, il canale destro e quello sinistro), ed applicare un ritardo ad uno dei due canali, ottenendo così lo stesso risultato del punto precedente.

    Attenzione: non necessariamente i pan devono essere “estremi” (ossia, uno completamente a sinistra ed uno completamente a destra), ma possono essere tenuti anche più stretti (per esempio 50% a sinistra a 50% a destra) o anche impostati a percentuali diverse tra quello sinistro e quello destro (per esempio 35% a sinistra e 72 a destra). Tutto è ovviamente da vagliare in fase di missaggio, a seconda delle necessità e dei propri gusti.

    17) Ho finito l’arrangiamento del mio brano. Ci sono delle tracce audio di chitarra e di voce e anche diverse tracce MIDI che pilotano vari Virtual Instruments. Prima di iniziare il mix, conviene esportare le singole tracce in formato wave oppure posso procedere direttamente?

    Ovviamente si può procedere direttamente all’interno dello stesso progetto.
    Tuttavia è consigliabile esportare tutte le tracce in formato wave e procedere al mix in un nuovo progetto. E questo per vari motivi, tra i quali:

    a) L’utilizzo di strumenti virtuali richiede parecchie risorse di sistema.
    Sebbene i computer di ultima generazione non soffrano eccessivamente di questa problematica (ma non ne sono esenti), sarebbe preferibile lasciare il computer più “libero” possibile, in modo da poter dedicare la maggior parte delle risorse al mix vero e proprio, partendo dalla semplice “lettura” di N tracce wave.
    Pensiamo ad un progetto con 100 tracce (di cui, magari, 80 MIDI che pilotano 7 distinti Virtual Instruments) ed in cui si vogliano piazzare in insert due plugins (magari pure “pesanti”) per ciascuna traccia…
    Insomma la “lettura” di 100 tracce wave, è sicuramente meno impegnativa e più snella (per il sistema) della gestione e “sincronizzaazione” di tracce di diversa tipologia e strumenti virtuali diversi.

    b) Se volessimo far fare il mix a qualcun altro, saremmo quasi sicuramente fregati.
    Se si decidesse di far fare il mix ad un’altra persona e gli mandassimo il nostro progetto (che, oltre a contemplare alcune tracce wave, include le tracce MIDI che puntano a vari strumenti virtuali), dovremmo avere la certezza che quello abbia lo stesso programma che usiamo noi (altrimenti non potrebbe mai aprire il progetto) e gli stessi identici Virtual Intruments (altrimenti i “suoni” utilizzati in fase di arrangiamento, non verrebbero trovati).
    In poche parole, se io utilizzo Cubase e l’altro Pro Tools, mi attacco.
    Se entrambi usiamo lo stesso software di sequencing, ma io ho scritto delle parti con con la libreria X della casa Y su Kontakt e quello non ha Kontakt o quella specifica libreria, mi attacco.
    Esportando, invece, tutte le tracce in formato wave, sarà sufficiente consegnarle al mixer (magari specificando pure la velocità in BPM del brano, che non fa mai male) il quale le re-importerà all’interno della propria DAW e si ritroverà lo stesso identico materiale, con gli stessi identici suoni.

    ATTENZIONE: E’ necessario che, al momento dell’export delle singole tracce, queste partano tutte dallo stesso punto (in genere dall’inizio, ossia dal punto “zero” del progetto) altrimenti, nel momento in cui l’altra persona andrà ad importarle, non le troverà allineate tra loro.
    Mi spiego meglio: se, ad esempio, alla battuta 25 del mio progetto entra un piffero che suona per tre secondi, è necessario che l’export della relativa traccia venga eseguito partendo dall’inizio del progetto (così come tutte le altre tracce). Ne seguirà che quella traccia avrà 25 battute di silenzio (in gergo "di bianco”) prima che inizi a suonare, ma almeno inizierà nel punto giusto.

    c) Scelte “creative” personali.
    Se, in fase di arrangiamento, abbiamo deciso che una traccia debba suonare in un certo particolare modo perché, ad esempio, abbiamo applicato un certo effetto (che, come detto prima, non è detto che l’altro abbia), esportandola in wave la consegneremmo già “pronta”. Infatti quel particolare effetto sarà stato “stampato” sulla traccia, che suonerà esattamente come vogliamo noi.

    Ci sarebbero anche altre motivazioni (per esempio la traccia midi e quella esportata in wave non suonano uguali...), ma penso che queste siano già piuttosto indicative.

    18) Devo consegnare le tracce wave per un mix. Le esporto mono o stereo?

    La “regola” è sempre la stessa: le tracce mono si esportano in mono, quelle stereo si esportano in stereo :whistling:
    Non ha senso esportare una traccia monofonica in stereo: si otterrebbe solo un file più grande, ma lo stesso identico “suono” di partenza.
    Di converso, esportando una traccia stereofonica in mono, ci restituirebbe un suono diverso (a volte parecchio) da quello iniziale.
    E grazie al c..zo direbbe qualcuno :thumbsup: . Ma mica tutti, quindi conviene specificare.

    Come faccio a capire se un suono è mono o stereo?
    Hai registrato la tua bella traccia (piano/pad/strings/quellochevepare) utilizzando un Virtual Instruments, oppure una keyboard fisica o un expander hardware (collegati fisicamente ad un canale stereo della vostra scheda audio).
    Premi il pulsante “mono” sul tuo monitor controller (per esempio il Mackie BigKnob) o, se non ce l’hai, procurati un plugin (anche free, come per esempio Brainworx BX-Solo) che contempli la possibilità di ascoltare in mono e piazzalo in insert sulla traccia in questione (o sulla traccia “master” del software DAW che usi).
    Se il suono cambia, vuol dire che la traccia è stereo. Se rimane identico, vuol dire che è mono.
    Procedi di conseguenza.

    In linea generale (e, ripeto, in linea generale) i suoni provenienti da virtual instruments e/o tastiere e/o expander, sono tutti TRATTATI (nel senso che includono degli effetti come ambienti, chorus, delay) per renderli più piacevoli o più “pronti”. Per questo, nel 99,9999% dei casi, risulteranno stereofonici.

    D’altra parte, ci sono molti instruments che includono suoni volutamente monofonici, per esempio quelli che emulano i vecchi synth analogici; così come quelli che vogliono scopiazzare uno strumento reale (per esempio la chitarra o il basso) e, pertanto, non utilizzano alcun “effetto”, lasciandolo “nudo e crudo” (e, quindi, monofonico). Insomma, usate le ‘recchie :thumbsup: .

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    19) Prima di esportare le tracce in formato wave per far fare il mix ad un’altra persona, sistemo i volumi e i pan-pot in modo che venga mantenuto il sound generale che ho in testa, oppure le esporto tutte allo stesso volume e con i pan-pot aperti al 100%?

    Dipende da cosa ti aspetti da colui che dovrà eseguire il mix.Partendo dal presupposto che la comunicazione con gli addetti ai lavori nei vari steps del processo è fondamentale, devi capire se “affidarti” (e “fidarti”) completamente all’altro, lasciandolo operare liberamente secondo il suo gusto/esperienza, oppure se vuoi che questo si preoccupi solo di dare un certo “suono” (il suono “grosso” e “pro” che in genere si va cercando), mantenendo la coerenza di quanto hai creato tu nella fase compositiva.

    Nel primo caso, puoi consegnare le tracce anche con i volumi “tutti uguali” o addirittura “sballati” (può sembrare una bestemmia, ma sono certo che capirete cosa voglio dire), le tracce mono con il pan al centro e quelle stereo con i pan completamente aperti al 100%. L’importante è che nessuna traccia vada in clip, quindi tieni i volumi bassi.
    Nel secondo caso, puoi benissimo esportarle in modo tale che, reimportandole tutte in un nuovo progetto, il tipo si ritrovi i volumi e la collocazione dei vari strumenti nel panorama, già “corretti”, secondo i tuoi gusti.

    Si consideri, tuttavia, che se ho ad esempio una traccia di chitarra (mono) che voglio rimanga al 70% a sinistra, dovrò necessariamente esportare la traccia in stereo. Infatti, se la esportassi in mono, non manterrebbe lo “spostamento” a sinistra ma, dopo la successiva re-importazione per il mix, tornerebbe “al centro”.
    In poche parole, nel caso si voglia mantenere una certa “posizione” nello spazio di un qualsivoglia strumento, la traccia deve essere esportata in stereo.
    Nel caso in cui, invece, abbiate la possibilità di “spiegarvi” con colui che effettuerà il mix (cosa altamente consigliabile, tanto non vi mangia nessuno), potrete esportarla in mono e dirgli di tenerla a sinistra, come piace a voi.

    To be continued…

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